no-vax, dottori del sentito dire e tutti gli altri fessi

quando tutte le persone attorno a te si comportano come deficienti che ti stanno rovinando la vita, consolati: è più probabile che sia tu l’unico che non ha capito un cazzo e che la sta rovinando a loro. 

boh, avete presente quando apri facebook e un sacco di gente posta delle cose così fastidiose per cui maledici quell’irresponsabile del dio che ha dato loro capacità senzienti? ecco io sì.. e mi fa salire uno stato di rabbia che darei fuoco alla loro anima se ne avessero una. ( alcuni contenuti potrebbero offendervi, ma se ne discuteste con me in real life i toni sarebbero molto più smorzati da una simpatica coreografia di eresie, suini e presunte divinità).

Ecco, io non ho niente contro gli antivaccinisti in sé, ognuno è libero di dare sfogo alla propria idiozia come meglio crede, c’è chi si brucia con la bamba, chi guarda porno animali, chi odia i negri, chi ostruisce il traffico con i macchinoni e cosivvia… Ognuno è libero di realizzare l idiota che ha dentro! E non avete limitazioni! potete davvero darvi fuoco per scommessa o attaccarvi allo scroto agli elettrodi della batteria dello scania!!! basta che non rompiate i coglioni al prossimo: Volete credere che la vostra vita migliorerà quando otterrete la vittoria su big pharma, solo perché è più facile che ammettere che se vi foste impegnati di più nella vita ora sareste davvero felici? OK, fatelo ma non svangate il cazzo con cortei, pretese e argomentazioni imbarazzanti.. Studiate, dimostrate e quindi chiedete! Siete vegani che amano gli animali negli anni della ribellione del selfie, perche è più facile coccolarsi un cane che non potrà mai darvi dell’idiota che districarsi tra i rapporti umani? OK, fatelo! ma piantatela di minacciare e insultare gli altri che invece tra le persone ci stanno bene… Vuoi essere un dottore dell’universale laurea del sentito dire? No, quello non potete farlo, è una mancanza di rispetto verso tutti gli studenti del mondo: non potete dare lo stesso peso al culo che vi fate al banco del bar tra un facebook e un #escile, al culo di chi studia per una vita, di chi fa ricerca e  magari anche facendo due lavori per pagarsi gli  studi!

Un’altra cosa della quale non abbiamo il diritto: è  di indignarci quando dei medici prendono decisioni, che innanzitutto non ci riguardano, in secondo luogo che contestatiamo come se avessimo davverto studiato medicina per 10 anni ,ma soprattutto che non abbiamo capito! Cazzo! Smettiamola di avere opinioni, abbiame l’umiltà di chiedere, di dover capire e poi farci la vostra opinione. Viviamo nella società del fare le cose  a caso, per sentito dire, con l’inutile convinzione che il fine sia guadagnare: ho capito che fare soldi sia più facile di diventare una persona migliore, ma questo non vuol dire che sia una buona cosa: Ci indigniamo perché in un ospedale ci sono tempi di attesa lunghissimi, strumentazioni inadeguate e personale  insufficiente… che cazzo pensavamo sarebbe successo quando invece di regalare a nostro flglio un libro, gli aabbiamo regalato l’abbonamento al calcio? Porcammerda! ci sono  miliardi di euro che girano dietro a quattro analfabeti di calciatori mentre istruzione, sanità, ricerca e cultura vanno a puttane , con la bamba di quella classe di inetti che dice cose imbarazzanti al microfono dopo il sonnellino a montecitorio. Io non so cos’abbia questo calcio, non lo conosco e non me ne faccio un’opinione, ma so che con 40 milioni di euro, in un anno, ci lavorano migliaia di ricercatori dell’energia rinnovabile, del cancro, delle malattie genetiche e quanto altro vi venga in mente. il nostro problema è che ci piace prendere decisioni senza dover pensare alle conseguenze che ne derivano, ma purtroppo le cose non succedono per caso e sono le nostre scelte le uniche che possono modificare il corso degli eventi.

Abbiamo versato lacrime e sangue nella grande crisi economica, denunciandone l’ingiustiza con twitter, da uno smartphone, connesso con internet veloce, dopo lo spritz al bar durante, il talk show della paytv, su un televisore al plasma… diocaro raccontatelo ai bambini di aleppo! magari uno di quelli colpiti nell’ospedale civile, dove era stato ricoverato dopo che un ak gli haperto la pancia mentre usciva di casa per andare a scuola! Ma non vi risponderà! perché sarà morto, risponderà suo fratello: l’ennesimo idiota che impazzisce quando scopre che quella guerra è servita a salvaguardare il petrolio che alimenta la nostra industria e arricchisce la nostra finanza. Perché prima di improvvisarsi dinamitardi, quelle persone sono i soldati della guerra dei morti di fame, cui si stanno alleando i dementi del rifiuto sociale qualificati dagli importanti insegnamenti del loro unico amico(invisibile), un certo dio: l’inventore del concetto dell’attuale ideologia “tsiccome solo io ho ragione, tutti gli altri hanno torto allora non è colpa mia se il mondo va a puttane” ! non sto dicendo che farsi saltare in aria durante un concerto, per portarsi via più anime possibile sia una buona idea, ma cominciamo a capire perché qualcuno invece è convinto del contrario! continuando a capire riusciremo a farci delle opinioni su come evitare che succeda. Certo è più facile avere l’opinione della tv che ci siano semplicemente dei cattivi che vanno ammazzati, ma dall’inizio della guerra fredda ad oggi mi pare che questo sistema abbia dato vita solo a nuovi cattivi… non mi sembra particolarmente efficace! Si potrebbe obbiettare che capire è difficile, che ci vuole un sacco di tempo e che magari abbiamo anche di meglio da fare che dover ogni momento pensare a quale sia  il comportamento più efficace a seconda della situazione… è vero! E avete tutto il diritto di accettare questo stato delle cose, come io ho tutto il diritto che voi non mi rompiate i coglioni quando le cose fatte a caso danno risultati che non vi piacciono!

(vado a studiare va’, che mi sta salendo il nervoso)

È IL CORTISONE CHE MI RENDE EMOTIVO

Il sole è basso sull’ orizzonte mentre cammino per la città tornando a casa dopo una giornata che potrebbe non essere finita. Forse è e per via della quiete della sera, caldamente colorata dal placido tepore dei primi tramonti estivi che brillano di riflesso sulle pareti dei palazzi del centro, ma sento che quest’estate sia bellissima. Non credo si tratti di qualcosa di metereologico, l’estate non è mai una questione di clima, l’estate è un atteggiamento: non è solo più caldo, non c’è solo più luce, non c’è solo più colore.. sono le scuole che finiscono, le vacanze che arrivano, le sere fuori con gli amici, le ragazze che diventano più belle, le stupidaggini che diventano più importanti e la voglia di stare al mondo che viene a tutti. Mi piacerebbe tanto una vita solo di estate.

C’è qualcos’altro che accompagna quest’estate in particolare, è qualcosa di grosso lo sento nell’aria, lo sento attorno e dentro di me. Il medico ha detto che è allergia ai pollini ( e io come ogni individuo portatore di scroto ero convinto si essere in punto di morte, dispensando le ultime volontà ai miei cari* !!), ma non credo sia quello!  So che quanto segue potrebbe offendere la maggior parte dei lettori, so che non sarei in grado di rispondere alle domande “ che cazzo dici?” , “perchè?”, “non ti pare di esagerare?” e “ se Andrea ha 2 mele e il fruttivendolo vende i cocomeri a 10 € euro l’uno, a che ora arriverà a torino il traghetto partito da Lisbona?”, ma… temo di essere cresciuto.

Lo so che sembra improbabile, io ho fatto di tutto per impedire che accadesse, ma ce l’ho fatta e temo anche di essermela cavata benino. Naturalmente di merito mio c’è ben poco in questa storiaccia, il più l’hanno fatto gli altri, gli eroi della mia lunga adolescenza! soprattutto in questi anni, ho avuto a che fare con persone straordinarie che hanno illuminato il mio tunnel a giorno fino a trovare la mia luce, che per altro non solo non è in fondo, ma l’avrei accesa prima se solo avessi preso più sul serio il mio cammino, me stesso e i miei compagni di viaggio. Certo, col senno di poi tutto sembra più chiaro, ma NON PRENDIAMOCI IN GIRO: se chiudo la mia adolescenza a 26 anni un motivo ci sarà ( è invece quello che ti ha portato a leggere fino a questo punto che mi sfugge)! Magari per la maggior parte di voi potevo svegliarmi fuori prima e probabilmente ha ragione; ma per me la vita è un casino e soprattutto non c’è un libretto di istruzioni uguale per tutti, so che ognuno dovrebbe scriversi il suo, ma io son disgrafico e svogliato, in più lascio sempre in giro fogli volanti perchè son pure disordinato… faccio quello che posso con quello che ho, secondo me son stato bravo a non essermi fatto arrestare sino ad ora!

Crescere non è facile, ma proprio per questo è l’avventura più straordinaria di cui abbia mai sentito parlare, la mia è stata bellissima, un trionfo di emozioni dentro istanti irripetibili che non cambierei per nessuno dei vostri talenti! Cazzo! quante prime volte con gli amici di una vita, quante volte sono state ridicole, trionfanti, vergognose, degne di leggenda! Le superiori e l’ignara fanciullezza, le versioni rubate, le interrogazioni improvvisate, le bruciate senza senso, il mio primo amore, le prime sigarette e le prime bevute! L’università e i guerrieri della corsia, le notti insonni a preparare l’ennesimo esame perennemente all’ultimo minuto disponibile, le telefonate isteriche agli orari più improbabili, le serate universitarie perse a vantarsi di quanto bello sia essere giovani! Gli archeologi e la spavalderia dei vent’anni che non finiscono mai, i colleghi e le battute beffarde delle sei del mattino, eroi metropolitani che combattono ogni giorno la mediocrità del sistema degli adulti. Gli scout e le scampagnate in montagna, con le chitarre in vista e la grappa nascosta nello zaino:  stare assieme per crescere se stessi; lo sport, quello che non ho combinato e quello che continuo a imparare coi miei bambini! La gioia, la rabbia, le vittorie, le sconfitte , il trionfo, le cadute. La mia famiglia boliviana e la mia famiglia di casa, i miei fratelli e i miei maestri! E il mio Capitano, l’infante mascherato…

Ho sempre avuto il terrore che crescendo avrei perso tutto questo.. perchè sono così: la novità mi terrorizza e, non ne sono sicuro, credo che la mia allergia, il mio corpo che non tollera qualcosa che ha sempre vissuto, sia la manifestazione di aver negato ciò che sono da tempo: chiaramente non sono cresciuto tutto in un colpo nel giro di una stagione, è da anni che sto crescendo e dovevo solo ammetterlo per non averne più paura. Ho scelto un evento specifico, di cui magari parlerò in un altro momento, per chiudere la mia adolescenza: in quel momento ho anche capito che non perderò nulla, che avrò la mia storia che pian piano insegue quella degli altri e che non diventerò improvvisamente una persona seria e noiosa, non terrò banalmente in ordine la mia camera, non smetteò di andare a letto troppo tardi, o di prendermi all’ultimo nel preparare un esamen, non smetterò di studiare, non finirà l’ironia della vita e non smetterò mai di essere quel ragazzino stupito che continua a imparare un mondo che non smetterà mai terrorizzarmi e di incantarmi. Non smetterò mai di crescere, quindi sono salvo.

Il sole è basso sull’orizzonte mentre cammino per la città, tornando a casa dopo una giornata che potrebbe non essere finita. L’alba della mia vita è agli sgoccioli e, mentre mi rendo conto che ormai i passi che solcano il mio percorso sono di le orme di un uomo, guardo una nuova estate che si accende dentro e attorno a me, ricordandomi che non esiste una vita solo di bella stagione, perchè la vita funziona così ed è inutilie fare i capricci; tanto prima o poi l’estate arriva sempre e il ragazzino che sono stato è contento dell’ uomo che sto diventando.

*vorrei cogliere l’ occasione per ringraziare i miei coinquilini per aver sopportato i miei dieci giorni di ipocondrià fatalista, sopportando senza troppe prese in giro le mie nefaste lucubrazioni sui diversi mali che avrebbero condotto le mie membra verso l’ultimo esito. Grazie per non aver chiamato il centro di igiene mentale, grazie per avermi mostrato come non fossi in punto di morte e grazie per non avermi coglionato. Senza di voi avrei più volte molestato il 118 con telefonate inopportune e puerili!

BUONA FESTA DELA REPUBBLICA

“la Repubblica è la cosa del popolo, e popolo non è ogni unione di uomini raggruppata a caso come un gregge, ma l’unione di una moltitudine stretta in società dal comune sentimento della legge dell’ accordo ( ho scelto una traduzione letterale per far capire cosa intendeva l’autore) e dalla condivisione dell’utile collettivo. E la prima causa di quell’associarsi è non tanto la debolezza, quanto una sorta di naturale istinto degli uomini direi quasi all’aggregazione; perché la specie umana non è incline a vivere separata né a spostarsi da sola, ma generata in modo tale che neppure nell’abbondanza di tutti i beni vuole vivere la vita nella più assoluta solitudine, e a questo la natura non solo inviterebbe gli uomini, ma li costringerebbe ”

Marco Tullio Cicerone, 51 a.c.

Atene inventò la democrazia e Roma ne fece un capolavoro! La repubblica romana non è mai caduta del tutto, superata dal potere imperiale ha resistito fino ad oggi. Intesa come accordo comune di chi ne fa parte, si è trasformata nella forma di governa più diffusa del mondo. Dite quello che volete, ma è una cosa italiana e io son felice di farne parte.

Certo, molti potrebbero ribattere su queste parole, a ragion veduta visto il comportamento di certi adulti che se ne fanno esponenti…. Ma i cretini sono parte dell’umanità e comunque non valgono abbastanza per sminuire quanto di grande invece c’è in questa cultura italiana!

Cazzo! ma avete idea di cosa sia stata  la nostra storia storia recente? Ora noi italiani siamo notoriamente dei chiacchieroni, abili ruffiani e sagaci aggiratori degli ostacoli! Certo! siamo più fedeli al buon senso che all’orgoglio e siamo persone troppo umili da credere di aver ragione su tutti: il fascismo ci ha fatto sognare quella grandezza lontana che forse per l’ultima volta è riuscita ad unire le persone nelle piazze, in festa, per qualcosa che riguardava tutti allo stesso modo con entusiasmo giovane ma conclusioni fallaci, quando le scelte sbagliate verso conseguenze nefaste ( ed impegni politici peggiori) ci sono apparse per quello che erano, abbiamo avuto l’umiltà di chinare la testa e ammettere che dovevamo cambiare atteggiamento. L’abbiamo fatto e ora siamo una cosa nuova ancora che, senza arroganza, da 71 anni di UMILTà, IMPEGNO E PASSIONE eccelle universalmente nella cultura, nella scienza, nel gusto, nello sport, nel sociale nel lavoro, nella legalità e chissà in quanto altro che riguarda la sfera umana!

Cavolo, siamo l’Italia del patrimonio UNESCO che prende migliaia di anni di storia, arte, filosofia, letteratura, musica e tutto il mondo viene a vederci e a studiarci! Siamo l’Italia del mangiare come atto sociale, dove la pastasciutta così umile e povera è un arte sofisticata da stellare Michelin! La pizza! Cazzo quanto è buona la pizza e quanto nessuno sa farla come noi e così ancora mondi di culinaria che sono buoni per la genuina capacità italiana di fare cose buone per stare bene assieme e non per robetta sofisticata fine alla propria autoesaltazione! La moda, il design, l’architettura! Non sono solo brand costosi e marchi di fabbrica di ricchi capitani d’industria, sono il sudore e l’impegno di operai e artigiani che, con calli da scartavetrare il granito e ore chiusi in capannoni e laboratori, hanno trasformato il desiderio di mostrare quanto vale quello che sappiamo realizzare in forme e qualità che una piccola nazione sa far valere in ogni angolo del pianeta! Siamo l’italia di Fermi e i ragazzi di via Panisperma, della famiglia Angela e di Cavalli-Sforza, siamo l’italia degli studenti delle nostre università improbabili che tra baldorie folkloristiche e debolezze economiche produce gli eruditi più invidiati e comprati al mondo, studenti che, con tutti i soldi delle università private americane, nessuno riesce ad eguagliare! Siamo l’italia del leggendario spagna ’82, siamo l’italia di Marco Pantani il ciclista più forte di tutti i tempi, per il quale ancora nessuno ha dato una spiegazione quantomeno plausibile! Siamo l’italia della Pellegrini elegante in acqua solo quanto sgraziata al microfono ( sei grande !!!), e ancora Tomba, Valentino e qualsiasi altro sport conosciate! Siamo l’italia del miracolo del nord est che le crisi globali faticano a smentire e l’italia di un meridione tartassato dalla mafia e da scelte politiche puerili e superficiali (iniziate dai tempi di Cavour e dei Savoia)! Siamo l’italia di don Bosco e di una chiesa che resta il maggior esportatore di rispetto e umanità nel mondo occidentale, (e se vi fate infigare da qualche mela marcia, è solo perchè non vi potete permettere tutta la cassetta, lo dico da ateo!). siamo l’Italia di Benigni che impazzisce alla consegna dell’Oscar e della bellucci francese che nega il suo provincialismo! siamo de andrè ubriaco che reinterpreta il mondo e che ancora commuove la mia mamma quando lo sente alla radio! Siamo l’italia dei gelati in piazza, dei caffè al bar e degli aperitivi la sera, siamo donne impossibili che non possono non litigare con la mamma e siamo amanti irresistibili che non possono lasciare la mamma, siamo l’italia dei pranzi di famiglia e dei rioni, delle contrade e delle belle città. siamo tante cose e sono tutte quotidiane e famigliari, come una casa di italiani piena di confusione e gente che urla, perchè siamo emotivi e bravi a farlo vedere. siamo italiani perchè in parte è la cosa migliore che sappiamo fare.

Credo che noi italiani siamo persone semplici, dotate del bagaglio culturale della nostra storia che ci permette di fare cose che altri non saprebbero nemmeno apprezzare.. non dico che siamo migliori di altri, sarebbe stupido pensare che esista una cultura che abbia tutte le soluzioni da insegnare al resto mondo ( anche perchè se così fosse avremmo una sola nazione, non ci servirebbero guerre o religioni), però dico che non possiamo fuggire dalla nostra italianità, quella che gli stranieri trovano buffa e furbetta, che sminuiscono in pubblico ma imitano nel privato. Cadiamo in errore quando vogliamo essere qualcos altro, e la storia ce lo insegna, se facciamo a modo nostro possiamo dare il meglio agli altri. Mi rivolgo soprattutto a quanti ultimamente criticano questa società così confusa, a quanti vorrebbero staccarsi da questa Italia così poco all’altezza, a quanti vorrebbero che questa repubblica cessasse di esistere; non discuto le vostre ragioni, la nostra costituzione vi dice che potete farlo, anche perchè noi italiani siamo così: amiamo discutere, polemizzare alzando i toni e pretendendo di avere ragioni che gli altri non hanno capito! Ma sempre con le gambe sotto la stessa tavola, con un bicchiere di buon vino e poi far pace fumandosi una sigaretta. Vi invito ad una riflessione, almeno oggi che festeggiamo questo nostro voler discutere per stare assieme, festeggiamola questa repubblica non lasciamo che qualche imbecille dalle precise responsabilità individuali ci faccia dimenticare tutto quello che invece di buono questi anni repubblica ha regalato. In parte perchè è grandioso, ma soprattutto perchè riguarda quella scelta civile che noi tutti mettiamo in discussione continuamente, ma sempre in memoria di quella scelta che abbiamo preso nel lontano 46 di farne una scelta collettiva. Si qualche bomba di qualche idiota che non ha capito un cazzo c’è stata, ma questo non vuol dire che avesse ragione. È una scelta che riguarda tutti ed è l’unica vera politica: farne una questione di quanti ne vogliono far parte ( e a noi italiani ci piace dire la nostra). Che è il preciso significato di repubblica. Quindi oggi non sminuiamola, non banalizziamola ma festeggiamola e complimentiamoci l’un l’altro per essere così civili che abbiamo pure inventata.

Buona festa della repubblica a tutti, e complimenti!

GIORNATE STINFIE

a volte,  di solito il venerdì, le nuvole coprono tutto il cielo ed è abbastanza scuro perchè i corpi non proiettino ombre al suolo; poi, senza un motivo apparente, si apre un piccolo spiraglio ribelle che comincia ad allargarsi fino a lasciar vedere oltre il cupo manto grigio che ti sovrasta, per farti scoprire che, a volte,  sopra le nuovole ci sono semplicemente altre nuvole. 

Era mattina, una qualsiasi mattina… difficile, brutta e iniziata male; ci sono giorni in cui alzarsi dal letto è l’unica alternativa, di solito quella sbagliata. La sveglia suona,  mi presento di fronte allo specchio cercando un barlume di intelligenza in un volto che manifesta uno stato di coscienza deplorevole; rassegnato e quasi colpevole, mi lavo la faccia, senza beneficio… Con le capacità di coordinazione di Rafiki ubriaco al matrimonio di Mufasa*, gestisco il vestirmi , la colazione e l’ uscire di casa: in ritardo, con i baffi sporchi di dentifricio e i calzetti spaiati.

Giusto per capirci: fine febbraio, la voglia di vivere  era andata a preparare la cena per l’epifania, sicchè  alla fine eravamo rimasti io e gli esami (io più che altro ero amico delle feste, non è che siamo proprio in confidenza io e gli esami), vi lascio immaginare l’imbarazzo… beh insomma, ciondolo sonnacchioso sino alla macchinetta del caffè nell’atrio della biblioteca per raccimolare miseramente  cinquanta cenetesimi da tutte le  tasche di pantaloni, giacca e felpa ( non ho avuto il cuore di aprire il portafoglio!)!  Infine esultande, mi faccio versare una dose di bitume che ormai per affetto chiamo caffè ; mentre esco nel patio della biblio, il bicchierino fumante mi strappa un sorriso e, tutto contento e gongolante, mi accoccolo in un angolino sugli scalini, a crogiolarmi in questo tepore confortevole oltre la soglia del personale: un piccolo spazio di intimità prima di accendermi definitivamente. Sì mi sembra di potermelo permettere, tanto quanto dura? Due, tre minuti al massimo! Mi siedo, sorseggio il caffè bollente e svappo nuvole burrose dalla sigaretta elettronica mentre mi perdo nei meandri di qualche ridondante sega mentale.

intanto, spuntando dal mezzo dell’ umidità quasi fosca che permea l’aria nel primo mattino negli ultimi giorni d’inverno, arriva paseggiando una tipetta bruna, dall’aria furbetta e le intenzioni sbarazzine: alta un metro e due pompelmi, 45 kg di arroganza trattentuti da giacca in pelle e jeans. Rallenta sinoa fermarsi a poco da me, si accende un sizza e aspira la prima sigaretta della giornata calandosi i ray-bon sugli occhi. Devo dire di averla trovata molto attraente sin da subito, non mi sarei mai aspettato che di li a poco ci saremmo avvinghiati nelle effusioni dell’amplesso sessuale… infatti così non fu.  Questo infatti non è uno di quei racconti in cui un giovane protagonista affronta le impervie della sua vita, realizzando se stesso attraverso la trama della vicenda, no è stato solo uno spiacevole capitombolo della mia già umile autostima; praticamente io ero seduto impippato sul ruolo del sistema economico mondiale nelle scelte educative del ministero dell’istruzione di una nazione, quando mi accorgo che questa graziosa fanciulla mi guarda ghignando; la scena seguente è un po’ confusa, nel senso che dovete immaginare che io ero inerpicato nell’alto di ipotesi basate su dei forse, e.. tipo.. si lei mi ha colto alla sprovvista e diciamo che ho fatto un piccolo guazzabuglio: mi ero tipo convinto di averla rapita con il mio charme navigato e, fino a qui, sono sicuro di dove ho sbagliato la prima volta (i fatti si accavallano tra loro negli istanti successivi), poi sono successe altre cinque cose:

  1. Io mi sono chiesto cosa effettivamente vi fosse a in me di attraente, solo che non so se questo sia successo “ ad un certo punto… per cui” o se sia avvenuto “ infatti.. visto che” ( continuate a leggere!)
  2. Mi sono leccato compulsivamente i baffi
  3. Leccandomi i baffi ho sentito il gusto di dentifricio
  4. Lei ha detto qualcosa sui miei baffi
  5. Se ne è andata via ridendo mentre io ero impegnato a ricomporre i passaggi di questa infelice scena della mia vita.

Ho trovato questo aneddoto un buon invito a fare delle considerazioni sulla mia vita,  metto un bel “forse parteciperò” e intanto però guardo gli aggiornamenti mentre decido se farlo o no. in tutto questo c’è una morale che non sembra davvero pertinente alla parte che ho avuto in questa vicenda, ma considerando che io sono anche quello che ha suonato al conservatorio per sette anni, prima che qualcuno aprisse la porta per dirmi che ero fuori tempo, posso bella mettere affermare che : non importa quanto male tu sia preso, non conta quanto in basso sei sceso nella scala sociale,  perchè avrai sempre la possibilità di giocartela, che tu poi tu non ne sia all’altezza questo è un altro discorso!

 

 

 

* per altro la vicenda è collegata ad un diverbio che nacque tra rafiki e il piccolo Dumbo: la scimmmia già alticcia fece dei commenti poco lusinghieri verso le orecchie del piccolo pachiderma le cui difese furono prese da tarzan e tantor, insomma ne venne fuori letteralmente una bega politica che costò a Mufasa la perdita del cimitero degli elefanti dalle terre del branco.

 

SI TORNA A COMBATTERE

win_20170208_12_25_34_pro“combatti te stesso e avrai un nemico onesto”

Naturalmente si potrebbero sollevare molte domande di carattere polemico quali “ ma che cazzo stai dicendo? Perchè non sei al lavoro? Ti rendi conto che hai 26 anni? Dove cazzo è finita l’insalata di riso che ha mandato la mamma?” che peraltro non solo sarebbero tutte plausibili di ragion veduta, ma mi costringerebbbero ad affrontare argomenti che vedono la mia persona come il protagonista di diverse situazioni disdicevoli… beh, se devo dirla tutta non ho la benchè minima intenzione di rispondere a nessuna di queste domande. Quindi, con un sofisticato stratagemma letterario, ripeto il titolo a grandi caratteri e inizio il post

SI TORNA A COMBATTERE:

lungo  il mare, nella tempesta, in nave e  con meno speranze di queante certezze abbia in tasca, che si è pure bucata . Ma non importa, tanto la macchinettà del caffè sputa fuori una cosa cosìdensa da sembrare viscida in gola, non vale messuno dei miei danari conquistati con sangue e sudore… e persi da un atteggiamento vestiario deplorevole.

Si torna a combattere, in aula, al lavoro, in biblioteca.. si torna a combattere  a volte a falange serrata, spalla a spalla, affonda, spingi, avanza e ricomincia. Centimetro per centimetro, ora per ora sino a timbrare il cartellino assieme a chi hanno ancora il coraggio di ridere se stavolta  il mese finisce dieci giorni prima.  Si torna a combattere e a volte è la tua aristia, da solo scimitarra in mano e kriss tra identi, sul ponte di coperta la ciurma tuona persino sopra la tempesta ed è duello! nulla di personale a volte va così e puoi sperare che alla fine ne valga la pena.

Si torna a combattere senza nessun talento, solo rabbia e arroganza. Si combatte perchè non c’è nienete da perdere e tutto da guadagnare, anche fosse solo una bella storia da raccontare a Tortuga. Pronto a cadere e rialzarsi, anche se le ginocchia son più consumate delle tue suole, quando cadi stringi la terra tra le mani, senti i sassi che si rompono sotto i calli, forse un giorno reggerano un calice fragile o una fanciulla esile, per ora possono stringere un’ elsa e la stringerai, perchè la conquista che sancisce il diritto e il diritto conferisce il valore, il resto è facile.

Si torna a combattere perchè è la vita del pirata, tasche bucate per poterci mettere tutto quello che voglio, signore del mondo e proprietario di nulla.

IRONIA DELLA VITA: il viaggio senza meta

14 gennaio, un anno senza rotta nel mare dell’esistenza,

i pirati navigano senza rotta, seguendo le stelle, il cuore e il rum di tortuga. Dicono sia più facile viaggiare stabilendo partenza e meta, una linea ordinata in mezzo al turbinio delle possibilità, mosse dalle correnti degli eventi o agitate dall vento dell’impotenza: le acque della vita sono tempestose come i cieli del week end e navigare verso lo scopo della vita in realtà è facile come ignorare il rumore delle lamapande al neon quando si deve studiare, ma ciò non vuol dire che non sia possibile o che chi non vi riesce non ne sia degno quanto gli altri! non so se ho mai seguito una rotta, da che abbia memoria non mi è mai interessato dove avrei compiuto l’ultimo sbarco, un po’ per pigrizia, un po’ per l’ostinata convinzione nel voler far a modo mio ( che continuo a reputare via migliore per me medesimo), ma soprattutto per la paura di non aver più il coraggio di salpare di nuovo. una volta mi sono rifugiato nella terraferma, non amo parlare di come ci sia arrivato, quindi sarò breve:  dovevo cambiare la mia canoa per il mio primo scafo a vela; ne avevo scelto uno bello per metterlo in mostra sulla riva, non adatto al mare aperto, ma perfetto per chi volesse restare sempre nella stessa baia a fare il re. Ma fuori della baia c’era l’oceano e io non sono mai stato adatto ad essere un re. Io credo che non possiamo decidere quale sia la natura che perpetra le nostre emozioni e che guida i nostri sentimenti, ma credo che possiamo e che dobbiamo domarla in corerenza con la natura degli altri*, non sapendolo o forse cercando di ignorarlo mi lasciai guidare da un’indole acerba ed arrogante, così iniziai a navigare in mari in cui non avrei dovuto e per cui non ero pronto, un giorno mi schiantai sugli scogli e tornai strisciando, arrabbiato ed esausto sulla riva. Mi accasai sul primo fazzoletto di terra che trovai e smisi di guardare il resto del mondo. Vorrei raccontare che durante questa pausa diedi atto ad una critica delle scelte che mi portarono sin li, vorrei scrivere che a seguito di frustranti ammissioni di colpevolezza ritrovai la mia persona dentro i panni di altri, o all’ombra di qualche frase di circostanza. Ma non andò così, anzi sono rimasto a rimuginare tutto quello che mi era stato ingiustamento sotratto trovando la colpa in tutti gli occhi illuminati da una luce più brillante di quella dei mie e, chiuso dalle pareti sicure, smisi di ascoltare le onde che scrosciavano e il vento che infuriava, non volevo più essere accecato dalla luce del sole  o coperto le ombre della pioggia. Non avevo il coraggio di guardare il mare e la quiete della noia mi dava conforto ogni volta che ne ebbi voglia.

Io non so perchè, io non so come e ho quasi paura di scoprirlo.. ma non finì lì così. Un giorno la noia venne interdetta da un canto di sirena, o così mi parve. Era forte, selvaggio sapeva di vero, di reale e non veniva dall’isola, lo sentivo ogni giorno che batteva prepotente e magnifico sopra ogni suono, iniziai a girare tutta l’isola ma senza successo, perlustrai più volte quella che consideravo casa mia ma da nessun luogo veniva quella voce. La mia terra era piccola e non trovare la sirena mi stava portando alla disperazione, così feci l’unica cosa che avesse senso: guardai dove non avevo cercato prima e mi ritrovai di fronte al mare! qui accadde l’incredibile, un naufrago sulla mia spiaggia, se no navessi guardato in quel momento, se la sirena non m’avesse fatto cercare fuori da quello che credevo il mio posto forse non l’avrei mai incontrato. Era un uomo che aveva perso il controllo del suo veliero e che si era ritrovato ad approdare nella terra più vicina; la casualità, intesa come l’insieme degli avvenimenti che ignoriamo e di cui non possiamo prevedere le conseguenze, mi fece incontrare il Capitano.

Il Capitano, che uomo.. non posso raccontarlo, non ne sarei capace, c’ho provato mille volte e non so ancora da dove iniziare, dirò poche cose che mi permetteranno di raccontare a grandi linee cosa sia successo, per ora lasciate lui sia un’altra storia. Naufragato sulla mia isola, incontrai un altro uomo del mare, un equilibruista della vita che aveva perso la rotta, forse l’aveva cambiata troppe volte o forse non ne aveva mai avuta una. Prima si accennava alla natura che guida gli uomini, ecco.. io la sua non l’ho mai compresa ( non che ne abbia diritto, ma dopo aver vissuto nello stesso luogo per tanto tempo la curiosità prese il sopravvento ), direi che si tratta di un’indole superba che non ammette orgini se non quelle che essa stessa afferma autorefferendosi come “Io”; l’ho sempre trovato brillante sopra la media delle persone che ho incontrato sino ad ora, era partito mercante di stoffe, si era scoperto aventuriere per diletto e gode di un’ottima fama di aedo novelliere presso le alti corti. Sin da subito ho trovato molti dei suoi aspetti puerili e disconnessi dalla realtà che lo circonda tutt’ora( come se avessi la possibilitò di comprendere la sua indole!), difficile da raccontare un Capitano senza ciurma, un marinaio che risponde a se stesso e a stesso ordina l’ammaino o il varo della propria nave. Una volta che evve rifocillato il suo corpo dalla fame e dalla sete, gli chiesi la sua storia; mi raccontò della terra da cui veniva e del motivo per cui l’aveva abbandonata, mi descrisse altri paesi che la luce dei suoi occhi aveva visto e mi disse che la mia isola era solo un punto piccolo in mezzo al mare e che li fuori c’era un mondo che ignoravo, che forse mi aspettava ma che più probabilmente mi avrebbe esiliato altrove. Con gli occhi di un uomo abituato alle certezze di una casa sicura e di una terra che non avrebbe affondato, lo chiamai spesso sognatore e gli recriminai molte illusioni, ma non tanto perchè avessi più ragione di lui su tutto il tempo e su tutto lo spazio che un individuo solo avrebbe potuto toccare, ma perchè (e credo sia la prima volta che lo ammetto al di fuori dell’interlocutore che risponde dentro la mia mente) invidiavo e volevo confutare la luce di quello sguardo, essendp più grande di quanto avrei mai potuto sognare la mia! cazzo, nonostante tutto quello che mi ero costruito attorno da quando avevo lasciato la via del mare, lui riusciva a desiderare di più, ad amare di più e, come ho scoperto poi, a vivere di più. Con il garbo spensierato di chi coglie innocentemente le occasioni che la vita lascia di qua e di là, mi disse che voleva ripartire quanto prima e chiese il permesso di tagliare gli alberi della mia isola per una nuova imbarcazione; permesso che gli diedi senza il minimo pensiero, perchè nonostante la nsotra estraneità, la mia invidia e la sua… “ingenuità”, lo ammiravo e volevo il suo coraggio. Inzialmente mi limitai a guardare cosa facesse, letteralmente lo spiavo, volevo carpire il fuoco di quell’ardore e farlo mio, così.. pian piano, ricominciai a guardare il mare e cercare con lo sguardo i luoghi che il mio ospite aveva raccontato; un po’ per volta cominciai a sentire il suono delle vento tra gli scogli e il ruggito delle onde che ostinantamente picchiano una terra che non si scomporrà mai, come due innamorati che si contendono il sentimento più grande.

Il tempo passava e la sia la sirena che il mare chiamavano il mio nome, la chiatta del Capitano era pronta, ancora qualche giorno e sarebbe salpata per l’oceano, quella mattina guardai il mio ospite, lui rispose con gli occhi e andammo a prendere tutta la legna che avevo messo via per l’inverno, ne venne fuori poco più di una vecchia canoa che possedevo una volta, semplice ma rinforzata con due galleggianti per affrontare meglio l’alto mare; lavorando in due fummo pronti a partire quasi contemporaneamente, lui per riprendere un viaggio in sospeso e io per abbandonare le certezze che appartenevano alla persona che ero diventato e, che devo ammettere, non volevo più essere. Un giorno qualsiasi prima dell’inverno, con estro abbandonai la corona dell’isola di cui mi ero eletto re, sovrano di nessuno e suddito della mia solitudine. Non avevo una rotta, come potevo scegliere una meta in un mondo che ancora non conoscevo, volevo solo prendere quello che ancora non avevo visto e volevo gettare in mare tutto quello che avevo già, sarei naufragato migliaia di altre volte, avrei patito freddo e fame, il fallimento e la gioia…  non so se questa sia la vita, sono solo un pirata in un mare troppo grande per insegnarlo a qualcuno, ma se anche mi sbagliassi, se anche affogassi con solo la compagnia degli squali mi sentirei più vivo nel rimorso di una scelta sbagliata che nel rimpianto di una vita.

Il giorno stesso in cui ho preso il mare, la sirena ha smesso di cantare; non l’ho mai vista e non so se lei abbia mai visto me, potrei persino sospettare che fosse il frutto della follia che avrebbe potuto condannarmi per sempre! Ma se non l’avessi cercata non avrei mai guardato di nuovo il mare, in qualche modo sento di dover dire che quelal sirena mi ha salvato la vita mi ha fatto diventare il Pirata.

9496.5 ORE IN TUT

secondo la mia carta d’identità sono nato 26 anni fa;

dunque, premettendo che  io non voglio passare per il solito intellettuale eclettico dal forte sprito autocritico ( anche se diciamocelo, è questo mio charme carismatico da grande pensatore che mi ha reso celebre ed amato dalla gente del mio tempo),  premettendo che il numero 26 è veramente un numero anonimo, cioè boh non ha canonicità letterarie/religiose/matematiche a me note, non è un numero primo, non è legato a date, arti o cheddiavolonessòìo di interessante per cui valga la pena parlarne… ( per cui legittimamente qualcuno potrebbe chiedere “ allora che cazzo stai scrivendo a fare?”) e premettendo infine che sto scrivendo quanto ha preceduto e quanto segue anzichè studiare ( per cui ho appena risposto alle legittime delegittimazioni dell’ “allora che cazzo stai scrivendo a fare?” mio scrivere), PROCRASTINO CATEGORICAMENTE LA MIA ENTRATà NELL’ETà ADULTA! penso che chiunque mi conosca, converrebbe con me che  non è possibile che io abbia già un età per cui legalmente potrei convogliare a nozze ( tranquilli non c’è nemmeno il preludio dell’ombra di un possibile rischio nella legge dei grandi numeri che succeda, devo altresì dire che questo è un punto vincente che va attribuito al genere femminile!) o addirittura essere responsabile per un’altro individuo in qualsiasi altro modo…(vi ricordo che io sono quello di “mamma ho perso la patente”).

eppure, tecnicamente, sono più vicino ai trenta  di quanto sia distante dai diciassette(?) ( età per altro di cui non esistono prove della mia presenza.. a parte la prova Invalsi, ma tanto avevo copiato anche il nome dal foglio di Laura!)

Io credo che la mia età anagrafica rispecchi più le ambizioni politiche della mia famiglia che un vero e proprio stato di maturazione individuale; ho iniziato a supporlo quando mi hanno raccontato come son nato: i miei genitori volevano farmi passare per femminuccia,  l’esame anatomico avrebbe lasciato  gli spazi sufficienti per dubbi coerenti, ma dopo il parto, invece del primo pianto, ho fatto il primo ruttone.. alla fine l’ostetrica la sberla l’ha data a mio padre ( Cui ha fatto seguito quella di mia madre.. mio padre tutt’ora non sa perchè, mia madre sì), porto inoltre, a suffragio dell’argomento “TENDENZIOSE ED E INFIDE  intenzioni dei miei genitori” il fatto che abbiano agito per farmi diventare dislessico, insegnandomi solo a scrivere e non a leggere;  a me non ha mai pesato molto questa scelta educativa… alla fine ogni tanto devo chiedere ad altri “ scusa, ma secondo te che cazzo ho scritto?”  o fare figuracce quando facendo la spesa, chiedo al  banco pane leggendo dalla lista “ 3 metri  di poliuretano rettificato”, ma volete  mettere con le grasse risate che mi son fatto ogni volta che l’enel mi ha mandato la bolletta?   Una volta mi hanno persino telefonato per chiedermi la lettura del contatore… hahahaha… avevo le lacrime agli occhi mentre l’operatore finiva il rosario dei suini e cominciava con quello dei canidi! In cambio i miei genitori son riusciti a superari certi inconvenienti per il nostra cartello di lama dall’america latina, motivo grazie al quale sono noto nell’emisfero australe con il nome di “el bandana”.  Inoltre ho anche la prova empirica, ultimamente questa cosa del crescere mi aveva dato un po’alla testa, ho iniziato a fare cose tipo lavorare, prendere decisioni, comprare il tappetino per la doccia e altre azioni futili che servono a riempire il vuoto di un età che rende ovvia ogni cosa e stupido ogni sogno. Non serve dire che i risultati siano stati a dir poco imbarazzanti, non voglio essere frainteso, crescere mi piace ed è un sacco mi diverte,  ogni tanto mi rende anche felice perchè statisticamente arrivano le botte di culo… però non ne do fuori! Quando parlo non so mai se sono residente o domiciliato, mi faccio la camera lunedì e mercoledì non so se ho dormito nel letto o nel mucchio della roba pulita ( il venerdì potrebbe essere quello della roba sporca), continuo a non capire quale sia la differenza tra molise e basilicata e soprattutto quando sento parlare di responsabilità penso inevitabilmente a Peter Parker!!  Non ce la faccio a prendere seriamente la vita degli adulti, boh.. non ne vale la pena…

Potrei continuare elencando molti altri indizi a prova della mia piena gioventù, dal disordine nella mia camera  e nella mia vita, attraversa la mia innata attrazione verso seni esageratamente grossi, costeggiando la mia indole pigra e secante l’accidia, svoltare dietro all’angolo della mia superficialità per intasarmi nel traffico della mia impulsività! Ancora nei tornanti del dubbio, per scollinare nella vetta dell’entusiasmo  prima di iniziare la discesa della distrazione e perdermi infine nella rotonda della fantasia.. ma  se c’è una cosa che davvero mi ricorda quanto devo crescere è il senno di poi ( altrimenti noto come  lalungalistadellesceltesbagliateechestupidehofatto): finchè continuo a sbagliare, finchè continuo a dover imparare a fare le cose, ci sarà sempre novità, ci sarà sempre un prima volta e vaffanculo meglio stupido che annoiato, potrò anche essere in ritardo rispetto alle vite di molti, ma se sono abbastanza indietro da poter mandare in vacca ogni scelta che ho preso e ricominciare daccapo vuol dire che sono ancora libero abbastanza per avere ancora tutto il tempo che voglio! Mentre gli adulti formalizzano con solennità ogni scelta per cui temono di non aver tempo cui porre un eventuale rimedio, rivestono di responsabilità quella che è un’inesorabile rassegnazione ad un tempo cui rinunciano in cambio di comodità. No meglio una vita di stenti in cui ogni cosa è possibile che fermarsi dove si sta bene col terrore che qualcosa cambi e mandi tutto a puttane e questo mi rende più fico di qualsiasi vetusto portatore di magliette della salute!  siate prudenti ed accorti nella vostra rassegnazione io ho ancora tempo.