GIURO CHE DOPO QUESTO, RICOMINCIO A STUDIARE: odio l’arte medievale

Non so voi, ma io sono tipo da buoni propositi per l’anno nuovo, sono un rigido osservatore dell’ipocrisia buonista del “ quest’anno mirimettoin formasmettodifumarestudiotuttiigiornieinizioadandarealettopresto!”, uno stacanovista che esordisce il 31/12 in “ stasera bevo poco e sto tranquillo” in modo da poter giurare il 1/1 “ io non berrò mai più”. Credo che i buoni propositi dell’anno nuovo siano l’inevitabile e fisiologica conseguenza della mattanza gastroenteroepatica delle feste invernali, quella tragedia che si sarebbe potuta evitare se avessimo tutti ascoltato Massimo Cirri a Radio Caterpillar,  (vabbè  che io faccio parte di un ambiente culturale per cui ogni scusa è buona per bere bicchieri in più*, e non mi riferisco alla regione veneto, mi riferisco ad un ambiente  che si distingue in questo all’interno della regione veneto; perciò fate voi i vostri conti!): è una folle ritualità che si ripete due tre volte a settimana: antipasto, primo,secondo,contorno,dolce,caffè,ammazzacaffè e bicchiere della staffa! Naturalmente non è che si possano fare brodini e minestrine, insalate e crostini leggeri… Servono carne fritta nello strutto , salse balorde, dolci fuori luogo, farciture inappropriate e condimenti deplorevoli! Questo inoltre rappresenta due facce che riguardano la stessa infausta medaglia:

1 bisogna mangiare tanto, così il tempo di parlare è poco e si evitano discorsi disagevoli: tipo quelli con persone appena conosciute, sulle quali si deve fare buona impressione dal momento che si tratta di un momento sociale ( tipo l’amico gay della morosa di nuova forgia dell’amico di sempre) o quelli con persone incomode, ce n’è sempre uno ad ogni cena! Intendo quello che non si sa se chiamarlo perchè fa discorsi stupidi, o perchè si ubriaca e disfa il divano o perchè gli puzzano le orecchie etc… ma che comunque si invita perchè c’è qualcuno che fa il buonista e con questa gente c’è poco da ragionare.

2 bisogna farlo con tutti ovviamente  non basta la cena di natale in famiglia, bisogna farlo coi parenti di mamma, coi parenti papà! E vogliamo togliere la cena di natale con gli amici? E i colleghi? Chi ci pensa ai colleghi? Il governo? Eh? Quelli del calcio? Sono gli stronzi del quartiere loro? E così via a seconda di quanto siete partecipi all’interno della vostra comunità!

E così mentre nessuno pensa alle conseguenze prime di questo scempio cardiovascolare, abbiamo la possibilità passare del tempo come persone che non vedevamo da tempo! È quello che davvero mi piace del natale ( oltre al non andare a lavorare, ovviamente), ho sentito le storie  di queste persone e ho raccontato loro le mie ( perchè in realtà il tempo di parlarsi è una convenzione, si trova sempre quel che basta a guardare qualcuno negli occhi e farsi spiegare come sta e perchè); ascoltando quanti festeggiavano con me ho dovuto fare i conti con gente che ha fatto cose pazzesche come dimostrare al governo inglese la validità della candeggina nella pulizia del gabinetto ministeriale, gente che ha vinto il dottorato di ricerca delle batterie del telecomando, o che ha guadagnato abbastanza da comprarsi la macchina del caffè della mercedes! Capite che diventa difficile presentarsi e dire “ sì, io ho imparato a colorare i dentro i margini, conto di riuscire a finire un cruciverba per dicembre dall’anno prossimo!” continuando a sentirsi uno che sta diventando grande. mi è anche capitato di incontrare persone con un vita  talvolta completamente disconnessa dalla realtà dei fatti! E comunque uscirne con la dignità di chi ha il diritto di stare al mondo nel modo e nella misura in cui costruisce la propria felicità. Mi è anche capitato di ascoltare chi sta peggio, chi deve affrontare quelle cose troppo grandi per poter ammettere “ non ce la faccio”, perchè da quelle piccole uno può tirarsi indietro e sentirsi bene, quelle di cui parlo io sono quelle umane, quelle per cui di si ama e si spera, si soffre e si piange, si combatte e si perde, si ride e si abbraccia il mondo e a volte ci si arrende e si vince lo stesso ; sono quelle cose che davvero tutti abbiamo in comune eppure sono quelle che davvero ci connotano come individui unici ed irripetibili, quelle che ti fanno sentire la persona che sei.

Oggi è il mio compleanno, per altro ho raggiunto l’età che aveva Gandhi quando è diventato vecchio come me (può sembrare una cosa normale, ma questo non vuol dire che non se ne possa trovare un motivo per pensare). Guardo questi anni passati a crescere: ho fatto cose degne di nota, qualche volta negativa ma molte di più positiva, molte cose potevo farle meglio, ma è anche vero che finchè ho margine di miglioramento ho possibilità di crescere ancora. E mi piace crescere, è un po’ come capire come è andata e perchè … quando ero un adolescente avevo una voglia folle di sentirmi autonomo e grande: non ci sono mai riuscito e proprio quando ho iniziato ad ammettere che non lo ero e perchè non ci riuscivo, è arrivato il momento di iniziare ad  arrangiarmi; adesso in questa proto-adultezza sto combattendo come un demonio per potermela cavare da solo… hahahaha non ho la più pallida idea di come andrà a finire! Mi piace pensare alla mia vita come una ragazza più grande, che mi tratta un po’ da ragazzino, che sa come affrontare le cose difficili,  ma non me lo dice, perchè secondo lei perchè devo farlo a suo modo e a suo tempo ( stronzetta arrogante); mi fa incazzare come una biscia perchè ghigna divertita, mentre io divento matto quando succede qualcosa di nuovo ( tipo imparare a fare una lavatrice o pagare in tempo le bollette). Ha i capelli rossi ed è una tipa difficile, sta schifosa mi piace un botto!

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SBARBINE E PESSIME IDEE

“Sognare ad occhi aperti è il modo migliore per ricordarsi che non è mai troppo tardi, a meno che tu non lo faccia di notte.. in tal caso rischi di non dormire un cazzo.”

Mi son reso conto che è un sacco di tempo che non faccio ordine mentale sulla mia situazione sentimentale, se è per questo non faccio ordine anche nella mia camera; in entrambi i ho fatto un tentativo… è servito a qualcosa? Direi di no. Ho migliorato la mia situazione? Non credo proprio! Ma diciamocelo, è più facile riversare emozioni represse in un monitor inerte, che prendere in mano la propria vita! Quindi via così lungo la comoda strada del posso sempre dire che ci ho provato!

Dunque, da qualche annetto io ero felicemente perso in me stesso, lì che aspettavo di conoscere la tipa giusta, poi ho perso il lettore mp3 e mi son reso conto che le migliori erano già state accaparrate (in realtà questo lo sapevo già, ma almeno prima potevo ascoltare musica e restare beato nel mio mondo). Ho cominciato a sentirmi in ritardo, quindi ho deciso di darmi una mossa e non prendermi all’ultimo come tutti gli esami della mia vita, mi ci son messo d’impegno! mi son proprio fatto il culo,  con severi allenamenti dell’ inarcamento sopraccigliare, esercitandomi al limonare una lampada da camera (che si è rivelata piuttosto ostica all’inizio! ho pure avuto un sacco di problemi a toglierle l’abat jour, maledetti gancetti! ) e con battute a effetto, che vabbè.. diciamo che in casa è aumentata la spesa di carta igienica. Comunque alla fine ho spolverato il marpione che era in me e mi son lanciato nella grande ressa.

È stato difficile sin dall’inizio, io non sono il tipo da andare a locali per provarci a freddo con una ragazza e con due battute dare fuoco ad un’ intera notte di sesso… nel senso che di solito la ragazza non c’è e se son da solo basta anche un sveltina che poi mi guardo un film prima di addormentarmi. Tendenzialmente sono timido e imbranato, più il tipo che scrive così tante lettere d’amore che alla fine la ragazza si innamora del postino. Ma in amore, come al poker, puoi giocarti ogni mano ( tranne 2 e 9, quella non vince mai) e quindi mi son lanciato in una serie di tentativi che solo la campagna italiana di Grecia del ’40 poteva andare peggio: mi era capitata un’occasione succulenta con una ragazza che mi aveva scaricato ai tempi delle superiori,  dopo averla rincontrata ho attaccato subito bottone come se lo facessi da un vita: mi ha scaricato allo stesso modo, dieci anni dopo .. in realtà è stata un genio,  del male, ma pur sempre un genio, glie lo riconosco ( certo, il fatto che non si ricordasse di avermi già scaricato poteva farmi prevedere come sarebbe andata a finire)! Poi ce n’è stata una che boh non ho capito cosa sia successo, nemmeno lei credo.. una storia da imbranati:  questa ho deciso che mi piaceva ad un concerto, dove lei aveva invece deciso che si era innamorata di un altro, comunque dopo un po’ siamo usciti assieme una volta ( giuro che era lei che continuava a chiedermi di vedersi), ma si era presa a letto ed è arrivata due ore dopo.. niente da fare, salutati via sms e neanche troppo male; tra i vari vituperi della mia vita sentimentale, non posso non citare  la tipa della biblioteca: brevemente, qualcuno mi aveva lasciato un messaggio tra gli appunti di chimica invitandomi a fissarla ( una certa S.) negli occhi per più di tre secondi, per fare iniziare ( e cito testualmente) ” qualcosa di intenso e cabalistico”.. immaginate la scena: inverno, sessione di esami che non finisce più; ero in biblioteca e c’era una ragazza molto carina, con due occhioni azzurri, che avevo notato da qualche tempo: è finita con me che fisso, con aria arrogante e di sfida, la tipa sbagliata che ora non mi parla, quando mi vede cambia lato della strada o si guarda attorno in cerca di aiuto, sgranando gli occhi angosciata.

A quel punto, sorpreso di quanti 9 e 2 ci possano essere in un mazzo di carte, mi sono dato una pausa questa primavera. Un po’ perchè ho avuto la brillante idea dire a tutti che mi volevo laureare sul serio, maledetta quella volta! Un po’ perchè mi son reso conto che stavo andando completamente a caso, spinto più dai commenti degli amici, quelli raffinati ovviamente, del tipo “vecchio devi scopare”, “ma te la scopi o no?” ( questo riferito alla cassiera del supermercato, alla professoressa d’esame, alla donna delle pulizie del condominio e cosivvia), che da un reale mio interesse! Perchè a dir la verità qualche episodio a lieto fine c’è stato, dettato da un vero interesse, fisico, o di affetto o qualcosa in più, perchè no? qualcuno è durato, qualcuno meno e qualcuno non abbastanza.. ma questi non sono buffi episodi da raccontare per strappare un sorriso, sono ricordi miei, distinte bolle di felicità nelle quali tuffarmi in mezzo alla nostalgia adesso che la pioggia inizia a riempire pozzanghere, da guardare dietro un vetro bevendo un caffè solitario.

Non so se sto invecchiando o se una nuova maturità mi impedisca di lanciarmi di nuovo a capofitto in qualche impresa strampalata da cui ne nascerà sicuramente almeno una storia divertente da raccontare, fatto sta che mi son preso un nuovo lettore mp3 per continuare a bearmi in qualche sogno ad occhi aperti; non si sa mai che un giorno, in biblioteca, la ragazza seduta di fronte a te, che ti sembrava un po’ svampita, non ti colga di sorpresa con un cioccolatino, facendoti capire che lo svampito invece sei sempre stato tu. Perchè se così accadesse, si sa.. chi è marpione non cambia mai, perchè non importa riuscirci, l’importante è continuare a provarci.

È IL CORTISONE CHE MI RENDE EMOTIVO

Il sole è basso sull’ orizzonte mentre cammino per la città tornando a casa dopo una giornata che potrebbe non essere finita. Forse è e per via della quiete della sera, caldamente colorata dal placido tepore dei primi tramonti estivi che brillano di riflesso sulle pareti dei palazzi del centro, ma sento che quest’estate sia bellissima. Non credo si tratti di qualcosa di metereologico, l’estate non è mai una questione di clima, l’estate è un atteggiamento: non è solo più caldo, non c’è solo più luce, non c’è solo più colore.. sono le scuole che finiscono, le vacanze che arrivano, le sere fuori con gli amici, le ragazze che diventano più belle, le stupidaggini che diventano più importanti e la voglia di stare al mondo che viene a tutti. Mi piacerebbe tanto una vita solo di estate.

C’è qualcos’altro che accompagna quest’estate in particolare, è qualcosa di grosso lo sento nell’aria, lo sento attorno e dentro di me. Il medico ha detto che è allergia ai pollini ( e io come ogni individuo portatore di scroto ero convinto si essere in punto di morte, dispensando le ultime volontà ai miei cari* !!), ma non credo sia quello!  So che quanto segue potrebbe offendere la maggior parte dei lettori, so che non sarei in grado di rispondere alle domande “ che cazzo dici?” , “perchè?”, “non ti pare di esagerare?” e “ se Andrea ha 2 mele e il fruttivendolo vende i cocomeri a 10 € euro l’uno, a che ora arriverà a torino il traghetto partito da Lisbona?”, ma… temo di essere cresciuto.

Lo so che sembra improbabile, io ho fatto di tutto per impedire che accadesse, ma ce l’ho fatta e temo anche di essermela cavata benino. Naturalmente di merito mio c’è ben poco in questa storiaccia, il più l’hanno fatto gli altri, gli eroi della mia lunga adolescenza! soprattutto in questi anni, ho avuto a che fare con persone straordinarie che hanno illuminato il mio tunnel a giorno fino a trovare la mia luce, che per altro non solo non è in fondo, ma l’avrei accesa prima se solo avessi preso più sul serio il mio cammino, me stesso e i miei compagni di viaggio. Certo, col senno di poi tutto sembra più chiaro, ma NON PRENDIAMOCI IN GIRO: se chiudo la mia adolescenza a 26 anni un motivo ci sarà ( è invece quello che ti ha portato a leggere fino a questo punto che mi sfugge)! Magari per la maggior parte di voi potevo svegliarmi fuori prima e probabilmente ha ragione; ma per me la vita è un casino e soprattutto non c’è un libretto di istruzioni uguale per tutti, so che ognuno dovrebbe scriversi il suo, ma io son disgrafico e svogliato, in più lascio sempre in giro fogli volanti perchè son pure disordinato… faccio quello che posso con quello che ho, secondo me son stato bravo a non essermi fatto arrestare sino ad ora!

Crescere non è facile, ma proprio per questo è l’avventura più straordinaria di cui abbia mai sentito parlare, la mia è stata bellissima, un trionfo di emozioni dentro istanti irripetibili che non cambierei per nessuno dei vostri talenti! Cazzo! quante prime volte con gli amici di una vita, quante volte sono state ridicole, trionfanti, vergognose, degne di leggenda! Le superiori e l’ignara fanciullezza, le versioni rubate, le interrogazioni improvvisate, le bruciate senza senso, il mio primo amore, le prime sigarette e le prime bevute! L’università e i guerrieri della corsia, le notti insonni a preparare l’ennesimo esame perennemente all’ultimo minuto disponibile, le telefonate isteriche agli orari più improbabili, le serate universitarie perse a vantarsi di quanto bello sia essere giovani! Gli archeologi e la spavalderia dei vent’anni che non finiscono mai, i colleghi e le battute beffarde delle sei del mattino, eroi metropolitani che combattono ogni giorno la mediocrità del sistema degli adulti. Gli scout e le scampagnate in montagna, con le chitarre in vista e la grappa nascosta nello zaino:  stare assieme per crescere se stessi; lo sport, quello che non ho combinato e quello che continuo a imparare coi miei bambini! La gioia, la rabbia, le vittorie, le sconfitte , il trionfo, le cadute. La mia famiglia boliviana e la mia famiglia di casa, i miei fratelli e i miei maestri! E il mio Capitano, l’infante mascherato…

Ho sempre avuto il terrore che crescendo avrei perso tutto questo.. perchè sono così: la novità mi terrorizza e, non ne sono sicuro, credo che la mia allergia, il mio corpo che non tollera qualcosa che ha sempre vissuto, sia la manifestazione di aver negato ciò che sono da tempo: chiaramente non sono cresciuto tutto in un colpo nel giro di una stagione, è da anni che sto crescendo e dovevo solo ammetterlo per non averne più paura. Ho scelto un evento specifico, di cui magari parlerò in un altro momento, per chiudere la mia adolescenza: in quel momento ho anche capito che non perderò nulla, che avrò la mia storia che pian piano insegue quella degli altri e che non diventerò improvvisamente una persona seria e noiosa, non terrò banalmente in ordine la mia camera, non smetteò di andare a letto troppo tardi, o di prendermi all’ultimo nel preparare un esamen, non smetterò di studiare, non finirà l’ironia della vita e non smetterò mai di essere quel ragazzino stupito che continua a imparare un mondo che non smetterà mai terrorizzarmi e di incantarmi. Non smetterò mai di crescere, quindi sono salvo.

Il sole è basso sull’orizzonte mentre cammino per la città, tornando a casa dopo una giornata che potrebbe non essere finita. L’alba della mia vita è agli sgoccioli e, mentre mi rendo conto che ormai i passi che solcano il mio percorso sono di le orme di un uomo, guardo una nuova estate che si accende dentro e attorno a me, ricordandomi che non esiste una vita solo di bella stagione, perchè la vita funziona così ed è inutilie fare i capricci; tanto prima o poi l’estate arriva sempre e il ragazzino che sono stato è contento dell’ uomo che sto diventando.

*vorrei cogliere l’ occasione per ringraziare i miei coinquilini per aver sopportato i miei dieci giorni di ipocondrià fatalista, sopportando senza troppe prese in giro le mie nefaste lucubrazioni sui diversi mali che avrebbero condotto le mie membra verso l’ultimo esito. Grazie per non aver chiamato il centro di igiene mentale, grazie per avermi mostrato come non fossi in punto di morte e grazie per non avermi coglionato. Senza di voi avrei più volte molestato il 118 con telefonate inopportune e puerili!

BUONA FESTA DELA REPUBBLICA

“la Repubblica è la cosa del popolo, e popolo non è ogni unione di uomini raggruppata a caso come un gregge, ma l’unione di una moltitudine stretta in società dal comune sentimento della legge dell’ accordo ( ho scelto una traduzione letterale per far capire cosa intendeva l’autore) e dalla condivisione dell’utile collettivo. E la prima causa di quell’associarsi è non tanto la debolezza, quanto una sorta di naturale istinto degli uomini direi quasi all’aggregazione; perché la specie umana non è incline a vivere separata né a spostarsi da sola, ma generata in modo tale che neppure nell’abbondanza di tutti i beni vuole vivere la vita nella più assoluta solitudine, e a questo la natura non solo inviterebbe gli uomini, ma li costringerebbe ”

Marco Tullio Cicerone, 51 a.c.

Atene inventò la democrazia e Roma ne fece un capolavoro! La repubblica romana non è mai caduta del tutto, superata dal potere imperiale ha resistito fino ad oggi. Intesa come accordo comune di chi ne fa parte, si è trasformata nella forma di governa più diffusa del mondo. Dite quello che volete, ma è una cosa italiana e io son felice di farne parte.

Certo, molti potrebbero ribattere su queste parole, a ragion veduta visto il comportamento di certi adulti che se ne fanno esponenti…. Ma i cretini sono parte dell’umanità e comunque non valgono abbastanza per sminuire quanto di grande invece c’è in questa cultura italiana!

Cazzo! ma avete idea di cosa sia stata  la nostra storia storia recente? Ora noi italiani siamo notoriamente dei chiacchieroni, abili ruffiani e sagaci aggiratori degli ostacoli! Certo! siamo più fedeli al buon senso che all’orgoglio e siamo persone troppo umili da credere di aver ragione su tutti: il fascismo ci ha fatto sognare quella grandezza lontana che forse per l’ultima volta è riuscita ad unire le persone nelle piazze, in festa, per qualcosa che riguardava tutti allo stesso modo con entusiasmo giovane ma conclusioni fallaci, quando le scelte sbagliate verso conseguenze nefaste ( ed impegni politici peggiori) ci sono apparse per quello che erano, abbiamo avuto l’umiltà di chinare la testa e ammettere che dovevamo cambiare atteggiamento. L’abbiamo fatto e ora siamo una cosa nuova ancora che, senza arroganza, da 71 anni di UMILTà, IMPEGNO E PASSIONE eccelle universalmente nella cultura, nella scienza, nel gusto, nello sport, nel sociale nel lavoro, nella legalità e chissà in quanto altro che riguarda la sfera umana!

Cavolo, siamo l’Italia del patrimonio UNESCO che prende migliaia di anni di storia, arte, filosofia, letteratura, musica e tutto il mondo viene a vederci e a studiarci! Siamo l’Italia del mangiare come atto sociale, dove la pastasciutta così umile e povera è un arte sofisticata da stellare Michelin! La pizza! Cazzo quanto è buona la pizza e quanto nessuno sa farla come noi e così ancora mondi di culinaria che sono buoni per la genuina capacità italiana di fare cose buone per stare bene assieme e non per robetta sofisticata fine alla propria autoesaltazione! La moda, il design, l’architettura! Non sono solo brand costosi e marchi di fabbrica di ricchi capitani d’industria, sono il sudore e l’impegno di operai e artigiani che, con calli da scartavetrare il granito e ore chiusi in capannoni e laboratori, hanno trasformato il desiderio di mostrare quanto vale quello che sappiamo realizzare in forme e qualità che una piccola nazione sa far valere in ogni angolo del pianeta! Siamo l’italia di Fermi e i ragazzi di via Panisperma, della famiglia Angela e di Cavalli-Sforza, siamo l’italia degli studenti delle nostre università improbabili che tra baldorie folkloristiche e debolezze economiche produce gli eruditi più invidiati e comprati al mondo, studenti che, con tutti i soldi delle università private americane, nessuno riesce ad eguagliare! Siamo l’italia del leggendario spagna ’82, siamo l’italia di Marco Pantani il ciclista più forte di tutti i tempi, per il quale ancora nessuno ha dato una spiegazione quantomeno plausibile! Siamo l’italia della Pellegrini elegante in acqua solo quanto sgraziata al microfono ( sei grande !!!), e ancora Tomba, Valentino e qualsiasi altro sport conosciate! Siamo l’italia del miracolo del nord est che le crisi globali faticano a smentire e l’italia di un meridione tartassato dalla mafia e da scelte politiche puerili e superficiali (iniziate dai tempi di Cavour e dei Savoia)! Siamo l’italia di don Bosco e di una chiesa che resta il maggior esportatore di rispetto e umanità nel mondo occidentale, (e se vi fate infigare da qualche mela marcia, è solo perchè non vi potete permettere tutta la cassetta, lo dico da ateo!). siamo l’Italia di Benigni che impazzisce alla consegna dell’Oscar e della bellucci francese che nega il suo provincialismo! siamo de andrè ubriaco che reinterpreta il mondo e che ancora commuove la mia mamma quando lo sente alla radio! Siamo l’italia dei gelati in piazza, dei caffè al bar e degli aperitivi la sera, siamo donne impossibili che non possono non litigare con la mamma e siamo amanti irresistibili che non possono lasciare la mamma, siamo l’italia dei pranzi di famiglia e dei rioni, delle contrade e delle belle città. siamo tante cose e sono tutte quotidiane e famigliari, come una casa di italiani piena di confusione e gente che urla, perchè siamo emotivi e bravi a farlo vedere. siamo italiani perchè in parte è la cosa migliore che sappiamo fare.

Credo che noi italiani siamo persone semplici, dotate del bagaglio culturale della nostra storia che ci permette di fare cose che altri non saprebbero nemmeno apprezzare.. non dico che siamo migliori di altri, sarebbe stupido pensare che esista una cultura che abbia tutte le soluzioni da insegnare al resto mondo ( anche perchè se così fosse avremmo una sola nazione, non ci servirebbero guerre o religioni), però dico che non possiamo fuggire dalla nostra italianità, quella che gli stranieri trovano buffa e furbetta, che sminuiscono in pubblico ma imitano nel privato. Cadiamo in errore quando vogliamo essere qualcos altro, e la storia ce lo insegna, se facciamo a modo nostro possiamo dare il meglio agli altri. Mi rivolgo soprattutto a quanti ultimamente criticano questa società così confusa, a quanti vorrebbero staccarsi da questa Italia così poco all’altezza, a quanti vorrebbero che questa repubblica cessasse di esistere; non discuto le vostre ragioni, la nostra costituzione vi dice che potete farlo, anche perchè noi italiani siamo così: amiamo discutere, polemizzare alzando i toni e pretendendo di avere ragioni che gli altri non hanno capito! Ma sempre con le gambe sotto la stessa tavola, con un bicchiere di buon vino e poi far pace fumandosi una sigaretta. Vi invito ad una riflessione, almeno oggi che festeggiamo questo nostro voler discutere per stare assieme, festeggiamola questa repubblica non lasciamo che qualche imbecille dalle precise responsabilità individuali ci faccia dimenticare tutto quello che invece di buono questi anni repubblica ha regalato. In parte perchè è grandioso, ma soprattutto perchè riguarda quella scelta civile che noi tutti mettiamo in discussione continuamente, ma sempre in memoria di quella scelta che abbiamo preso nel lontano 46 di farne una scelta collettiva. Si qualche bomba di qualche idiota che non ha capito un cazzo c’è stata, ma questo non vuol dire che avesse ragione. È una scelta che riguarda tutti ed è l’unica vera politica: farne una questione di quanti ne vogliono far parte ( e a noi italiani ci piace dire la nostra). Che è il preciso significato di repubblica. Quindi oggi non sminuiamola, non banalizziamola ma festeggiamola e complimentiamoci l’un l’altro per essere così civili che abbiamo pure inventata.

Buona festa della repubblica a tutti, e complimenti!

GIORNATE STINFIE

a volte,  di solito il venerdì, le nuvole coprono tutto il cielo ed è abbastanza scuro perchè i corpi non proiettino ombre al suolo; poi, senza un motivo apparente, si apre un piccolo spiraglio ribelle che comincia ad allargarsi fino a lasciar vedere oltre il cupo manto grigio che ti sovrasta, per farti scoprire che, a volte,  sopra le nuovole ci sono semplicemente altre nuvole. 

Era mattina, una qualsiasi mattina… difficile, brutta e iniziata male; ci sono giorni in cui alzarsi dal letto è l’unica alternativa, di solito quella sbagliata. La sveglia suona,  mi presento di fronte allo specchio cercando un barlume di intelligenza in un volto che manifesta uno stato di coscienza deplorevole; rassegnato e quasi colpevole, mi lavo la faccia, senza beneficio… Con le capacità di coordinazione di Rafiki ubriaco al matrimonio di Mufasa*, gestisco il vestirmi , la colazione e l’ uscire di casa: in ritardo, con i baffi sporchi di dentifricio e i calzetti spaiati.

Giusto per capirci: fine febbraio, la voglia di vivere  era andata a preparare la cena per l’epifania, sicchè  alla fine eravamo rimasti io e gli esami (io più che altro ero amico delle feste, non è che siamo proprio in confidenza io e gli esami), vi lascio immaginare l’imbarazzo… beh insomma, ciondolo sonnacchioso sino alla macchinetta del caffè nell’atrio della biblioteca per raccimolare miseramente  cinquanta cenetesimi da tutte le  tasche di pantaloni, giacca e felpa ( non ho avuto il cuore di aprire il portafoglio!)!  Infine esultande, mi faccio versare una dose di bitume che ormai per affetto chiamo caffè ; mentre esco nel patio della biblio, il bicchierino fumante mi strappa un sorriso e, tutto contento e gongolante, mi accoccolo in un angolino sugli scalini, a crogiolarmi in questo tepore confortevole oltre la soglia del personale: un piccolo spazio di intimità prima di accendermi definitivamente. Sì mi sembra di potermelo permettere, tanto quanto dura? Due, tre minuti al massimo! Mi siedo, sorseggio il caffè bollente e svappo nuvole burrose dalla sigaretta elettronica mentre mi perdo nei meandri di qualche ridondante sega mentale.

intanto, spuntando dal mezzo dell’ umidità quasi fosca che permea l’aria nel primo mattino negli ultimi giorni d’inverno, arriva paseggiando una tipetta bruna, dall’aria furbetta e le intenzioni sbarazzine: alta un metro e due pompelmi, 45 kg di arroganza trattentuti da giacca in pelle e jeans. Rallenta sinoa fermarsi a poco da me, si accende un sizza e aspira la prima sigaretta della giornata calandosi i ray-bon sugli occhi. Devo dire di averla trovata molto attraente sin da subito, non mi sarei mai aspettato che di li a poco ci saremmo avvinghiati nelle effusioni dell’amplesso sessuale… infatti così non fu.  Questo infatti non è uno di quei racconti in cui un giovane protagonista affronta le impervie della sua vita, realizzando se stesso attraverso la trama della vicenda, no è stato solo uno spiacevole capitombolo della mia già umile autostima; praticamente io ero seduto impippato sul ruolo del sistema economico mondiale nelle scelte educative del ministero dell’istruzione di una nazione, quando mi accorgo che questa graziosa fanciulla mi guarda ghignando; la scena seguente è un po’ confusa, nel senso che dovete immaginare che io ero inerpicato nell’alto di ipotesi basate su dei forse, e.. tipo.. si lei mi ha colto alla sprovvista e diciamo che ho fatto un piccolo guazzabuglio: mi ero tipo convinto di averla rapita con il mio charme navigato e, fino a qui, sono sicuro di dove ho sbagliato la prima volta (i fatti si accavallano tra loro negli istanti successivi), poi sono successe altre cinque cose:

  1. Io mi sono chiesto cosa effettivamente vi fosse a in me di attraente, solo che non so se questo sia successo “ ad un certo punto… per cui” o se sia avvenuto “ infatti.. visto che” ( continuate a leggere!)
  2. Mi sono leccato compulsivamente i baffi
  3. Leccandomi i baffi ho sentito il gusto di dentifricio
  4. Lei ha detto qualcosa sui miei baffi
  5. Se ne è andata via ridendo mentre io ero impegnato a ricomporre i passaggi di questa infelice scena della mia vita.

Ho trovato questo aneddoto un buon invito a fare delle considerazioni sulla mia vita,  metto un bel “forse parteciperò” e intanto però guardo gli aggiornamenti mentre decido se farlo o no. in tutto questo c’è una morale che non sembra davvero pertinente alla parte che ho avuto in questa vicenda, ma considerando che io sono anche quello che ha suonato al conservatorio per sette anni, prima che qualcuno aprisse la porta per dirmi che ero fuori tempo, posso bella mettere affermare che : non importa quanto male tu sia preso, non conta quanto in basso sei sceso nella scala sociale,  perchè avrai sempre la possibilità di giocartela, che tu poi tu non ne sia all’altezza questo è un altro discorso!

 

 

 

* per altro la vicenda è collegata ad un diverbio che nacque tra rafiki e il piccolo Dumbo: la scimmmia già alticcia fece dei commenti poco lusinghieri verso le orecchie del piccolo pachiderma le cui difese furono prese da tarzan e tantor, insomma ne venne fuori letteralmente una bega politica che costò a Mufasa la perdita del cimitero degli elefanti dalle terre del branco.

 

SI TORNA A COMBATTERE

win_20170208_12_25_34_pro“combatti te stesso e avrai un nemico onesto”

Naturalmente si potrebbero sollevare molte domande di carattere polemico quali “ ma che cazzo stai dicendo? Perchè non sei al lavoro? Ti rendi conto che hai 26 anni? Dove cazzo è finita l’insalata di riso che ha mandato la mamma?” che peraltro non solo sarebbero tutte plausibili di ragion veduta, ma mi costringerebbbero ad affrontare argomenti che vedono la mia persona come il protagonista di diverse situazioni disdicevoli… beh, se devo dirla tutta non ho la benchè minima intenzione di rispondere a nessuna di queste domande. Quindi, con un sofisticato stratagemma letterario, ripeto il titolo a grandi caratteri e inizio il post

SI TORNA A COMBATTERE:

lungo  il mare, nella tempesta, in nave e  con meno speranze di queante certezze abbia in tasca, che si è pure bucata . Ma non importa, tanto la macchinettà del caffè sputa fuori una cosa cosìdensa da sembrare viscida in gola, non vale messuno dei miei danari conquistati con sangue e sudore… e persi da un atteggiamento vestiario deplorevole.

Si torna a combattere, in aula, al lavoro, in biblioteca.. si torna a combattere  a volte a falange serrata, spalla a spalla, affonda, spingi, avanza e ricomincia. Centimetro per centimetro, ora per ora sino a timbrare il cartellino assieme a chi hanno ancora il coraggio di ridere se stavolta  il mese finisce dieci giorni prima.  Si torna a combattere e a volte è la tua aristia, da solo scimitarra in mano e kriss tra identi, sul ponte di coperta la ciurma tuona persino sopra la tempesta ed è duello! nulla di personale a volte va così e puoi sperare che alla fine ne valga la pena.

Si torna a combattere senza nessun talento, solo rabbia e arroganza. Si combatte perchè non c’è nienete da perdere e tutto da guadagnare, anche fosse solo una bella storia da raccontare a Tortuga. Pronto a cadere e rialzarsi, anche se le ginocchia son più consumate delle tue suole, quando cadi stringi la terra tra le mani, senti i sassi che si rompono sotto i calli, forse un giorno reggerano un calice fragile o una fanciulla esile, per ora possono stringere un’ elsa e la stringerai, perchè la conquista che sancisce il diritto e il diritto conferisce il valore, il resto è facile.

Si torna a combattere perchè è la vita del pirata, tasche bucate per poterci mettere tutto quello che voglio, signore del mondo e proprietario di nulla.

IRONIA DELLA VITA: il viaggio senza meta

14 gennaio, un anno senza rotta nel mare dell’esistenza,

i pirati navigano senza rotta, seguendo le stelle, il cuore e il rum di tortuga. Dicono sia più facile viaggiare stabilendo partenza e meta, una linea ordinata in mezzo al turbinio delle possibilità, mosse dalle correnti degli eventi o agitate dall vento dell’impotenza: le acque della vita sono tempestose come i cieli del week end e navigare verso lo scopo della vita in realtà è facile come ignorare il rumore delle lamapande al neon quando si deve studiare, ma ciò non vuol dire che non sia possibile o che chi non vi riesce non ne sia degno quanto gli altri! non so se ho mai seguito una rotta, da che abbia memoria non mi è mai interessato dove avrei compiuto l’ultimo sbarco, un po’ per pigrizia, un po’ per l’ostinata convinzione nel voler far a modo mio ( che continuo a reputare via migliore per me medesimo), ma soprattutto per la paura di non aver più il coraggio di salpare di nuovo. una volta mi sono rifugiato nella terraferma, non amo parlare di come ci sia arrivato, quindi sarò breve:  dovevo cambiare la mia canoa per il mio primo scafo a vela; ne avevo scelto uno bello per metterlo in mostra sulla riva, non adatto al mare aperto, ma perfetto per chi volesse restare sempre nella stessa baia a fare il re. Ma fuori della baia c’era l’oceano e io non sono mai stato adatto ad essere un re. Io credo che non possiamo decidere quale sia la natura che perpetra le nostre emozioni e che guida i nostri sentimenti, ma credo che possiamo e che dobbiamo domarla in corerenza con la natura degli altri*, non sapendolo o forse cercando di ignorarlo mi lasciai guidare da un’indole acerba ed arrogante, così iniziai a navigare in mari in cui non avrei dovuto e per cui non ero pronto, un giorno mi schiantai sugli scogli e tornai strisciando, arrabbiato ed esausto sulla riva. Mi accasai sul primo fazzoletto di terra che trovai e smisi di guardare il resto del mondo. Vorrei raccontare che durante questa pausa diedi atto ad una critica delle scelte che mi portarono sin li, vorrei scrivere che a seguito di frustranti ammissioni di colpevolezza ritrovai la mia persona dentro i panni di altri, o all’ombra di qualche frase di circostanza. Ma non andò così, anzi sono rimasto a rimuginare tutto quello che mi era stato ingiustamento sotratto trovando la colpa in tutti gli occhi illuminati da una luce più brillante di quella dei mie e, chiuso dalle pareti sicure, smisi di ascoltare le onde che scrosciavano e il vento che infuriava, non volevo più essere accecato dalla luce del sole  o coperto le ombre della pioggia. Non avevo il coraggio di guardare il mare e la quiete della noia mi dava conforto ogni volta che ne ebbi voglia.

Io non so perchè, io non so come e ho quasi paura di scoprirlo.. ma non finì lì così. Un giorno la noia venne interdetta da un canto di sirena, o così mi parve. Era forte, selvaggio sapeva di vero, di reale e non veniva dall’isola, lo sentivo ogni giorno che batteva prepotente e magnifico sopra ogni suono, iniziai a girare tutta l’isola ma senza successo, perlustrai più volte quella che consideravo casa mia ma da nessun luogo veniva quella voce. La mia terra era piccola e non trovare la sirena mi stava portando alla disperazione, così feci l’unica cosa che avesse senso: guardai dove non avevo cercato prima e mi ritrovai di fronte al mare! qui accadde l’incredibile, un naufrago sulla mia spiaggia, se no navessi guardato in quel momento, se la sirena non m’avesse fatto cercare fuori da quello che credevo il mio posto forse non l’avrei mai incontrato. Era un uomo che aveva perso il controllo del suo veliero e che si era ritrovato ad approdare nella terra più vicina; la casualità, intesa come l’insieme degli avvenimenti che ignoriamo e di cui non possiamo prevedere le conseguenze, mi fece incontrare il Capitano.

Il Capitano, che uomo.. non posso raccontarlo, non ne sarei capace, c’ho provato mille volte e non so ancora da dove iniziare, dirò poche cose che mi permetteranno di raccontare a grandi linee cosa sia successo, per ora lasciate lui sia un’altra storia. Naufragato sulla mia isola, incontrai un altro uomo del mare, un equilibruista della vita che aveva perso la rotta, forse l’aveva cambiata troppe volte o forse non ne aveva mai avuta una. Prima si accennava alla natura che guida gli uomini, ecco.. io la sua non l’ho mai compresa ( non che ne abbia diritto, ma dopo aver vissuto nello stesso luogo per tanto tempo la curiosità prese il sopravvento ), direi che si tratta di un’indole superba che non ammette orgini se non quelle che essa stessa afferma autorefferendosi come “Io”; l’ho sempre trovato brillante sopra la media delle persone che ho incontrato sino ad ora, era partito mercante di stoffe, si era scoperto aventuriere per diletto e gode di un’ottima fama di aedo novelliere presso le alti corti. Sin da subito ho trovato molti dei suoi aspetti puerili e disconnessi dalla realtà che lo circonda tutt’ora( come se avessi la possibilitò di comprendere la sua indole!), difficile da raccontare un Capitano senza ciurma, un marinaio che risponde a se stesso e a stesso ordina l’ammaino o il varo della propria nave. Una volta che evve rifocillato il suo corpo dalla fame e dalla sete, gli chiesi la sua storia; mi raccontò della terra da cui veniva e del motivo per cui l’aveva abbandonata, mi descrisse altri paesi che la luce dei suoi occhi aveva visto e mi disse che la mia isola era solo un punto piccolo in mezzo al mare e che li fuori c’era un mondo che ignoravo, che forse mi aspettava ma che più probabilmente mi avrebbe esiliato altrove. Con gli occhi di un uomo abituato alle certezze di una casa sicura e di una terra che non avrebbe affondato, lo chiamai spesso sognatore e gli recriminai molte illusioni, ma non tanto perchè avessi più ragione di lui su tutto il tempo e su tutto lo spazio che un individuo solo avrebbe potuto toccare, ma perchè (e credo sia la prima volta che lo ammetto al di fuori dell’interlocutore che risponde dentro la mia mente) invidiavo e volevo confutare la luce di quello sguardo, essendp più grande di quanto avrei mai potuto sognare la mia! cazzo, nonostante tutto quello che mi ero costruito attorno da quando avevo lasciato la via del mare, lui riusciva a desiderare di più, ad amare di più e, come ho scoperto poi, a vivere di più. Con il garbo spensierato di chi coglie innocentemente le occasioni che la vita lascia di qua e di là, mi disse che voleva ripartire quanto prima e chiese il permesso di tagliare gli alberi della mia isola per una nuova imbarcazione; permesso che gli diedi senza il minimo pensiero, perchè nonostante la nsotra estraneità, la mia invidia e la sua… “ingenuità”, lo ammiravo e volevo il suo coraggio. Inzialmente mi limitai a guardare cosa facesse, letteralmente lo spiavo, volevo carpire il fuoco di quell’ardore e farlo mio, così.. pian piano, ricominciai a guardare il mare e cercare con lo sguardo i luoghi che il mio ospite aveva raccontato; un po’ per volta cominciai a sentire il suono delle vento tra gli scogli e il ruggito delle onde che ostinantamente picchiano una terra che non si scomporrà mai, come due innamorati che si contendono il sentimento più grande.

Il tempo passava e la sia la sirena che il mare chiamavano il mio nome, la chiatta del Capitano era pronta, ancora qualche giorno e sarebbe salpata per l’oceano, quella mattina guardai il mio ospite, lui rispose con gli occhi e andammo a prendere tutta la legna che avevo messo via per l’inverno, ne venne fuori poco più di una vecchia canoa che possedevo una volta, semplice ma rinforzata con due galleggianti per affrontare meglio l’alto mare; lavorando in due fummo pronti a partire quasi contemporaneamente, lui per riprendere un viaggio in sospeso e io per abbandonare le certezze che appartenevano alla persona che ero diventato e, che devo ammettere, non volevo più essere. Un giorno qualsiasi prima dell’inverno, con estro abbandonai la corona dell’isola di cui mi ero eletto re, sovrano di nessuno e suddito della mia solitudine. Non avevo una rotta, come potevo scegliere una meta in un mondo che ancora non conoscevo, volevo solo prendere quello che ancora non avevo visto e volevo gettare in mare tutto quello che avevo già, sarei naufragato migliaia di altre volte, avrei patito freddo e fame, il fallimento e la gioia…  non so se questa sia la vita, sono solo un pirata in un mare troppo grande per insegnarlo a qualcuno, ma se anche mi sbagliassi, se anche affogassi con solo la compagnia degli squali mi sentirei più vivo nel rimorso di una scelta sbagliata che nel rimpianto di una vita.

Il giorno stesso in cui ho preso il mare, la sirena ha smesso di cantare; non l’ho mai vista e non so se lei abbia mai visto me, potrei persino sospettare che fosse il frutto della follia che avrebbe potuto condannarmi per sempre! Ma se non l’avessi cercata non avrei mai guardato di nuovo il mare, in qualche modo sento di dover dire che quelal sirena mi ha salvato la vita mi ha fatto diventare il Pirata.