MOMENTO

Il balconcino di un condominio, in una città come le altre, guardando il tramonto di un sole che saluta l’estate e che ormai sorride solo alle nuvole, calde del riverbero di una nuova notte, si apre di fronte ad una piccola stradina, dove passano le persone di tutti i giorni percorrendo la propria vita. Una scena qualsiasi, ripetuta milioni di volte nell’arco della vita di migliaia di persone in qualsiasi parte del mondo.. ma poi appare lei, una macchia rossa in un vestito bianco, la cosa più evidente e importante di quel dettaglio di città: bellissima, indossa un paio di pantaloncini in jeans, di quelli larghi che non sottolineano l’armonia delle sue gambe, ma suffficientemente corti per farti capire quanto belle debbano essere; indossa una maglietta in cotone azzurro, un colore elettrico che risalta all’istante, non fa esibire l’abbondanza del suo petto, ma non riesce neanche a nasconderla, i suoi capelli castani, perfettamente naturali e senza alterazioni di colore, sono rilegati con eleganza in maniera tale che possano essere raccolti comodamente in cima alla nuca e che poi refluiscano in una coda, dal finto disordine, tale da permettere di apprezzarne la precisione. In questo momento è seria, concentrata a richiamare all’ordine il cagnolino che porta a spasso ( una specie di piccolo golden retriever dal pelo più corto), ma dalla fisionomia del suo viso immagino abbia un grandissimo sorriso e che per fortuna lo esibisca spesso, forse perchè i suoi occhioni tondi e scuri ricordano una bambina piccola.. mentre la guardo mi chiedo a cosa stia pensando un po’ distratta, dev’essere qualcosa di non imminente o di poco serio, magari un esame all’università o che cosa fare questa sera.. poi mi domando perchè una ragazza così carina non si trucchi o non metta vestiti che attirino l’attenzione ( escluso l’azzurro della maglietta, che però suggerisce poco di quello che potrebbe interessare un ragazzo della sua età), e dopo questa riflessione mi sorge spontanea la domanda “ come fa ad essere così semplicemente bella?” è in coordinazione con qualsiasi cosa attorno a lei, le sue bianche scarpe da ginnastica e il grigio del marciapiede, quello che immagino essere il suono della sua voce è identico al colore rossiccio del cielo del tramonto, come un perfetto numero di alberi su un prato di montagna… forse la semplicità di ciò che è quotidiano, di cio che ci piace, di ciò che ci è amico, è bello.. forse in un altro luogo non penserei a tutto ciò, magari neanche la vedrei… anche se ne dubito, mi sembra una forza costante, non un concetto relativo come l’essere in ritardo di cinque minuti al sabato sera, o il ritardo di due minuti ad un appuntamento con una ragazza. Mi sembra più che altro qualcosa che sentirei di aver perso se non l’avessi visto; non tanto per quello che mi piacerebbe immaginare potesse succedere se le cadesse qualcosa dalla borsa dall’aria disordinata che porta, ed io fossi li pronto per restituirgliela con il miglior sorriso di matt damon… certo, ammetto che quello delle supposizioni è probabilmente l’istante più succulento, il più lungo.. ma di fatto è l’istante della sua presenza che è straordinario, per quello che è in quel momento, come trovare una bottiglia di acqua fresca in frigo, con la superficie appannata per la sua temperatura, alle 3 del mattino dopo essersi svegliati con la bocca amara dalla sete.. riesci a sentirne la dolcezza al primo sguardo, prima ancora di aver sentito lo stridere dell’aria che soffia non appena ne sviti il tappo. È proprio il momento in cui oltre alla vista, al suono e a qualsiasi altra percezione, ricevi (perchè è troppo bello che per essere un azione intenzionale, deve necessariamente essere una subordinata dell’istante che raggiunge prima la tua passività e poi ti obbliga farne un’azione tua) l’idea di quanto sia perfetta la sua presenza in quel determinato momento.  

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