UNA STORIA IMPROBABILE: ( io ve l’ho detto, se poi leggete comunque son cazzi vostri)

Se dovessi partire dall’inizio, lo farei dal principio. Quando sono nato, non c’ero, ero in ritardo, ma tanto non c’era neanche mia madre, sicchè nessuno si è accorto di nulla. Non ero un bel bambino, anzi ero così brutto che al momento del parto, l’ostetrica lo schiaffo l’ha dato a mio padre. Negli anni successivi le cose non sono migliorate, fino alla quinta elementare ho studiato allo zoo, poi i crotali si sono spaventati ed ho quindi dovuto andare a scuola. Lì ho incontrato la prima donna che mi ha chiesto di uscire, era la professoressa di matematica, non mi ha più fatto rientrare in aula, infatti conosco i numeri solo fino al 12, fatta eccezione per il sette, perchè quando l’ha spiegato ero in bagno.

Quando sono cresciuto non è andata meglio, alle superiori ero così solo che quando potevo parlare solo con la mia ombra, lei era al telefono … e sparlava di me. Neanche i risultati scolastici erano buoni, l’ho capito quando mi sono presentato al compito di matematica col dizionario, lì ho capito che non contavo nulla e nemmeno la mia calcolatrice. A fine anno l’unico sei che avevo in pagella erano gli anni per superare la seconda media.

Nel frattempo avevo scoperto la mia passione per la musica, ma lei no: volevo imparare a cantare, quindi sono andato in un cantiere, ma poi scopri il mio errore.. un muratore simpatico in fatti mi disse, ridendo, che dovevo andare in un cantone, e i suoi gentili colleghi ridevano con lui. Spostarmi in svizzera solo per imparare a cantare mi sembrava eccessivo, quindi decisi di volgere i miei interessi all’attività sportiva che reclinò galantemente, era l’ennesimo due di picche della mia vita, ne ho presi così tanti che alla fine ho imparato i numeri dopo il dodici, ma solo quelli pari e ancora mi manca il sette.

Ho deciso di scrivere la storia della mia vita, però purtroppo non avendo ancora finito la scuola per ora so solo scrivere, sicchè non ho idea di quello che sto scrivendo; un giorno potrò leggerlo e capire come è andata la mia vita, ma per ora mi accontento di imparare il sette. Sicuramente questa non può chiamarsi la fine delle mie vicende ( anche perchè sennò il titolo non sarebbe quello che ho messo), però per ora ho anche finito le parole, visto che sto scrivendo il testo con la calcolatrice.

 

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