come, se, forse

 

L’ ho vista che camminava mentre ero fermo nel traffico, una piccola figura che si muove titubante in un mondo caotico, una grazia che sembra fuori posto.. come un gattino, cucciolo, che cammina sull’erba alta: dolce ed armonico, ma che zampetta incerto alla ricerca di un appoggio sicuro; così lei camminava come se dubitasse di ogni suo passo, quasi non fosse esattamente sicura di dove stesse andando; aveva la testa leggermente china, non ho visto bene l’espressione del viso, ma scommetterei la mia vespa che fosse triste; era dall’altro lato della carreggiata, ogni tanto ha alzato gli occhi per guardare più avanti.

Erano le sette e mezza e il sole ormai si vestiva di rosso, io ero in colonna al semaforo lei camminava nella mia stessa direzione, io avanzavo di dieci metri per fermarmi nuovamente in colonna mentre lei camminava, così ogni 30 secondi lei tornava dentro il mio campo visivo; questo per 5 o 6 volte: il tempo sufficiente per costruire un film mentale, per pensare a “ come sarebbe se”, per immaginarla sorridere, per architettare come farla sorridere.

E più la guardo, più vorrei che scostasse i suoi capelli dal mio lato del suo viso, avrà più o meno la mia età, forse qualche anno in più, e più ci penso più mi sembra triste, anzi, non è proprio tristezza, io la definirei più rassegnazione, ma è solo un’opinione così… a caldo, senza nient’altro che il tempo tra un cambio di marcia e l’altro… è incredibile la dolcezza dei suoi movimenti, quando tira fuori il cellulare dalla tasca , sembra lo faccia con l’intenzione di non vuole disturbare di nessuno, quando si volta per vedere chi ha suonato il clacson nella bolgia del traffico, lo fa lentamente, come non volesse sembrare indiscreta.. come se volesse essere del mondo, ma senza voler fare a tutti i costi la protagonista,ma una semplice comparsa che si accontenta di esser parte del tutto, pur sapendo che non le si addice.

Ormai sono davanti al semaforo, anche lei, quello per i pedoni, sta per attraversare, circa sette metri di spazio di fronte a me.

La fisso, voglio che si volti;la fisso voglio vedere tutti i suoi lineamenti; la fisso, voglio sorriderle;la fisso, voglio che mi sorrida; la fisso, voglio che sappia che esisto; la fisso e lei è dall’altra parte; la fisso, lei mi da ormai le spalle; la fisso ma ormai è verde.

Lei è andata, io sono uscito dalla rotonda, lei per la sua strada, io per la mia. Non ho saputo niente di lei, ma ho immaginato tutto, lei non sa che esisto e qualcuno non sa perchè non sorride. Forse se io fossi uscito dalla mia paura di fare qualcosa di imbarazzante, forse se lei avesse guardato il mondo oltre ai suoi problemi…ma coi “se” e coi “ma”non si va da nessuna parte.

Adesso che lo scrivo, penso solo all’ironia della vita: siamo tutti irrimediabilmente soli; abbiamo tutti bisogno di non sentirci così. Non possiamo uscire dalla nostra mente, non possiamo entrare in quella degli altri. Siamo confinati dentro noi stessi, per quanto desideriamo, per quanto in realtà possiamo fare, non possiamo che essere noi stessi di fronte al mondo; basterebbe semplicemente uscire da se stessi, trovare un nuovo baricentro, per soddisfare quello che cerchiamo; ma come possiamo cercare di soddisfare noi stessi abbandoniamo noi stessi? Io non lo so, non so se mai rivedrò lei, non so se lei saprà di me… però cazzo! Anche solo immaginarlo è già qualcosa in più.

 

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