SHEPUNK ATTO VI:

ormai il ragazzo era perso in una complessa conversazione in merito alla sua stessa coscienza di essere ( non sto assolutamente affermando che lui fose cosciente di questo atto intellettuale), e preso di tutto impegno a stabilire se dare ascolto alla sua ubriachezza o a alla sua sobrietà, non si accorse che Lei era davanti a lui e gli stava sorridendo intenerita da una situazione che entrambi avevano già visto diverse volte.

“ciao” disse lei dolcemente “è un po’che non ci si vede” continuò mentre KidPunk si voltava a guardare chi l’avesse salutato. Per un istante il Ragazzo la fissò come se non comprendesse, come un anguilla che perplessa cerca di interpretare la parola maniglia. “ ciao” ripose lui con il tono di chi non sa che altro dire. La fissò ancora per un mezzo secondo, poi si voltò a parlare con chissà chi, dicendo frettolosamente “ sì, sì, ne riparliamo dopo che ora sono impegnato”. In pratica aveva messo giù al suo io sobrio. Tornando a perdersi negli occhioni melensi della Ragazza farfugliò :“ sì.. è un po’..” non sapendo che altro dire visto che tutto il suo piano era andato a puttane, rimase in silenzio aspettando che lei dicesse qualcosa; non sapeva che aspettarsi, se delle scuse, una formale conversazione sul tempo o se un congedo a seguito di un educato saluto di circostanza (anche perchè diciamocelo, non è che il nostro pischello fosse un fenomeno delle formali buone maniere!): erano passate un paio di settimane dall’ultima volta che si erano visti, a casa sua, un pomeriggio del quale non era sicuro nemmeno lui.

Dopo la sera del primo bacio, i due avevano si vedevano quasi tutti i giorni e naturalmente non avrebbero mai ammesso di avere una qualche sorta di relazione: lei non si sapeva bene perchè, lui ancor meno! Ma vedendo che lo faceva lei non voleva sembrare quello che non ha capito niente, cosa che invece era ( come sempre del resto); sarebbe interessante raccontare che passarono dei giorni magici, una di quelle frequentazioni che rendono speciale un storia tra ragazzi, ma la verità è che la loro era una storia come tutte le altre, perchè tutte le storie sono speciali.. certo magari JFK e Marylin potrebbero ambire a qualcosa di più come commento, ma mi pare inutile sbilanciarsi in commenti di cose maggiori di quelle che conosciamo. Ma diciamocelo, lui non era un presidente e lei non era la donna più attraente del mondo occidentale. Ad ogni modo, nel film della loro vita, quelli erano stati giorni speciali. In quest’accordo palese ma non dichiarato, il Ragazzo pensava di aver trovato la persona giusta e quel fatidico pomeriggio, era un martedì per essere precisi (non che questo serva a qualcosa, ma fa figo dirlo), aveva deciso di comportarsi di conseguenza: “ vorrei farti vedere il mio mondo, cosi saprai se entrarci o meno.. se lo vuoi..” le propose mentre caricava sul computer ( opportunamente rubato ad una zia ricca, con la scusa di un’epidemia di virus informatici che però provocano diarrea dalla bocca alle persone in real life) il suo film preferito, mentre borbottava nervosamente “insomma guarda e dimmi che ne pensi”.

ShePunk era un po’ stupita nel sentirlo esprimere concetti più complessi delle barzellette idioti che di solito gli sentiva dire, ma tutto sommato questo poteva essere meno inopportuno delle sue battute! perciò sorridendo per farlo contento, ripose che le pareva un’ottima idea e iniziarono a guardare il Film, ora quale possa essere il film ln cui personaggio possa essere colui nel quale il Ragazzo possa identificarsi, temo sia un impegno da lasciare alla vostra fantasia. Cosa e se vederci e sentirci di profondo e/o seensato, ne posso ammetto la difficoltà d’interpretazione. Io racconterò cosa successe dal momento che va dall’inizio del film sino al di lei ritorno a casa.

Ad un certo punto la Ragazza si rese conto di non essere più in compagnia del KidPunk nella sua tana, o meglio, i l posto era quello ma qualcosa non le tornava; l’ambiente in cui si trovava era lo stesso di prima, o meglio, era consapevole di dove si trovasse, ma non riusciva a riconoscerlo: le pareti non erano più mura diritte e superfici piane, pareva quasi drappeggiassero come le vele di una nave, il loro colore non era lo stesso bianco stinto che necessitava una ripassata d’intonaco, era come se fossero illuminati da continui riflessi di diverese gradazioni di grigio e bianco sporco,continuamente e contemporaneamente in diversi punti! Lo stesso fenomeno si mostrava in tutte le altre cose presenti, il divano pezzato, il tappeto in terra, i quadri appesi! sembrava che tutto fosse illuminato dalla luce di una fiamma ardente che guizza capricciosamente al centro dell’ambiente, ma non c’erano fiamme e la Ragazza non riusciva a capire da dove venisse la luce. Pensò di essere in un sogno,e per quanto ne sapeva lei, scoprirlo nel mentre l’avrebbe svegliata! Ma no, non sisvegliò.. Pian piano l’angoscia si fece strada dentro di lei, era sola e non capiva dove fosse. Oltretutto mancava anche la porta da cui era entrata, e non si ricordava in quale delle quattro pareti della stanza qesta si strovasse… non poteva uscire, non conosceva quel luogo e soprattutto era sola. Dove era il KidPunk? Lui forse avrebbe saputo, anzi per la prima volta sperò che lui sapesse qualcosa più di lei.. Ma nella stanza c’era solo una persona e non aveva idea di dove si trovasse. Ormai presa dal panico, cominciò da prima a trattenere le lacrime mentre il cuore bussava alla porta della sua gola sempre con maggior insistenza, sembrava che persino lo stomaco la aiutasse a cercar di saltarle fuori dal petto! Poi arrivarono i gemiti, il respiro affannato, il tremore delle mani… dov’era andato quell’idiota? l’aveva drogata di nascosto? Un’altra volta? Perchè non era li a ridere a crepapelle dello scherzo? E mentre desiderava vederlo, mentre sentiva il bisogno di averlo accanto a sé, lo riconobbe in un angolo buio della stanza che prima pensava fosse vuoto ed evanescente come tutto ciò che le stava intorno…si era sbagliata? Che stava succedendo? La confusione era ormai il vertice della sua coscienza! Nemmeno il ragazzo aveva la forma di prima, anzi non era più lui e ancora una volta lei era consapevole di cosa avesse di fronte agli occhi, ma non lo riusciva a riconoscere. La figura era immobile rivolta verso di lei, così sentiva almeno, ma non riusciva a coglierne la linea della forma, non vedeva un volto, nè delle spalle o delle braccia, non aveva un davanti un dietro, non era nè in piedi nè seduta… era presente. Eppure era lui! Ma non aveva un colore, era solo un riflesso che si mostrava esattamente come i drappeggi delle pareti, ma man mano che lo osservava, un nuovo colore appariva, soffocato nel grigio o nel biano ma c’era.. era li. E più lo osservava più lo riconosceva, “ecco sì! Capito!” Era azzurro. Non appena questa certezza entrò in circolo nella sua mente, anche la forma di quella cosa cominciava a prendere un aspetto coerente. La testa divenne poggiata su un collo, che si piantava in mezzo a due spalle poderose quanto le braccia che le terminavano, poi riconobbe il busto possente e ansimante, il bacino, le gambe ed infine lo vide. Vide il KidPunk come non lo aveva mai visto: in fronte a lei si stagliava un colosso impossibile da definire se o quanto alto, indossava la stessa t-shirt e gli stessi pantaloni cort, che indossava come al solito, ma era un fisico statuario, possente, retto, fiero. E questo di per sé era già sufficientemente strano, ma quello che era disarmante erano i suoi occhi: la testa china non li mostrava, ma ShePunk se li sentiva addosso e dalle orbite un bagliore di straordinaria belleza emanava una luce azzurra, anzi, era la luce azzurra che illuminava la stanza in cui si trovavano.

Sei tu? Chiese la Ragazza.

Dipende da chi sia questo “tu” che intendi. Rispose lasciando un paio di secondi di silenzio prima di riprendere io non sono il KidPunk, lui non è me, noi siamo ciò che conosci.

La sua voce era profonda e quasi ansimante, come se gli costasse energia parlare. Sembrava quasi un’evo poderoso, uno di quelli di cui non è possibile capire l’origine o la distanza, eppure aveva qualcosa di famigliare, di caldo e rassicurante. E così si sentì lei, pazzesco.. non l’avrebbe mai detto! Si sentiva al sicuro.

“ cosa mi è successo? Dove sono? Chi sei tu? Dove è lui? Perchè non sono dove ero prima?” queste domande voleva porle tute insieme contemporaneamente, ma mentre fissava la cosa ebbe la netta impressione che capisse esattamente ogni cosa le si costruisse nella mente, quindi semplicemnte disse: spiegami per favore e dimmi come chiamarti. Era strano, come trovarsi in un sogno di cui si ha coscienza, ma che non si poteva controllare, doveva per forza essere realtà, o meglio per quanto ne sapesse non esisteva dorga al mondo che quello squinternato di un babbeo potesse avere per farla trovare in quella situazione! Eppure, si sentiva al sicuro ora che quella cosa era affianco a e lei.

Ti trovi esattamente dove sei sempre stata, nella casa del ragazzo che chiami KidPunk, quello che ti è successo pian piano porterà alle altre risposte, per ora chiamami come chiamerestu il Ragazzo. Quello che stai vivendo è un’avventura, forse la più grande che l’uomo possa vivere e non durerà a lungo, stai vivendo la vita con gli occhi suoi, stai sentendo quello che sentono i suoi sensi, stai comprendendo il mondo come lo comprende lui. Ora seguimi, dobbiamo camminare.

Senza attendere risposta il colosso si alzò, attraversò la stanza e aprì la porta che lei non aveva visto prima, ma che era sempre stata da lì da quando era entrata nella stanza. Senza attendere la Ragazza, la cosa uscì, sebbene pareva che i suoi occhi illuminassero la stanza, come una torcia che si muove dentro un edificio, l’ambiente rimase illuminato, come a voler dire “ sai cosa lasci e sai di potervi fare ritorno”. “ non devi compiere questo viaggio. È una tua scelta perchè lui te ne ha concesso la possibilità, quando vorrai tornare indeitro ti basterà dirmelo e tutto finirà, ricorda solo una cosa, in questo modo di mondo, stai sempre vicina alla FIAMMA AZZURRA. ”. La cosa ancora una volta sapeva cosa le stesse succedendo dentro la mente, pareva che entrambi sapessero che lei avrebbe seguito lui, raccolse le sue cose, infilò le scarpe e e trottò dietro al famigliare estraneo che la guardava senza espressione.

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