SHEPUNK ATTO VII la fiamma azzurra parte 1

Il colosso la precedette mentre scendevano le scale senza dire niente, giunti innanzi al portoncino dell’atrio del condominio si fermò e, voltatosi per guardarla nel viso, disse: ” sino ad ora hai visto quello che ti abbiamo fatto vedere, era casa nostra e quindi la conosci come la conosciamo noi, qui fuori c’è il resto del mondo: non ti turbare se non capirai sin da subito, io ti spiegherò man mano che le tue domande si faranno concrete nella tua mente”.

Solo in quel momento si rese conto che la cosa parlava senza dare tono alle parole, come se fosse una semplice legenda a margine di un’immagine da libro di scuola, ancora una volta le parve che esso sapesse cosa le passasse per la testa o cosa le potesse star per accadere. Questa fatto normalmente l’avrebbe infastidita, ma in quel momento le pareva opportuno e quasi rassicurante averlo affianco. Annuì seriamente e lo segui oltre la porta.

ShePunk non sapeva cosa aspettarsi dalla precedente affermazione della cosa, non sapeva se trovarsi in un altro mondo come quello di Fantàsia, o di trovarsi di nuovo di fronte a qualcosa che si completava dietro alle parole del suo strano accompagnatore. Ormai non sapeva più niente e quasi rassegnata si sarebbe detta pronta a tutto… si sarebbe detta.. ma quello che vide fu forse una delle immagini più forti cui avesse mai assistito:

il mondo era sempre lì, e stavolta bene illuminato, riconobbe immediatamente il cortile dove KidPunk aveva fatto cadere la vespa, mentre cercava di fare l’equilibrista circense (e ovviamente non ne era in grado.. ), ma tutto era variopinto da migliaia di colori, probabilmente tutti i colori possibili ed immaginabili… e qui… semplicemente rilucevano drappeggiando con tante di quelle sfumature che non era possibile riconoscerne anche solo una decina contemporaneamente! Quello che era successo nell’appartamento doveva essere stato solo il riscaldamento! Qui regnava solo l’istante: un nanosecondo ed era rosso gamberettodacartoneanimato, poi blu nottepiovosadiagosto e ancora giallocorallinodadocumentario e cosivvia.. e quei colori li riconsoceva come nei sogni, non sapeva come, non sapeva perchè! Semplicemente vedeva le cose e aveva un concetto nuovo dal nulla nel cervello! E il cielo??? stupendo! azzurro come il gelo antartico, illuminato da un sole in tramonto che eruttava fiammate troppo grandi perchè le vedessero solo la metà degli abitanti del mondo: dal rosso all’arancione che dominavano la sfera di fuoco antico, zampillando qua e là viola e azzurro, invertendo l’ordine delle frequenze dei colori nello spettro della luce del visibile. Eancora gli alberi, che avevano chiome di tutti i verdi possibili, che ora suonovano le foglie secche dell’ autunno ora si rienmopivano di fiori primaverili di ogni colore e forma; e poi gli uccelli volavano e ora erano condor, ora avvoltoi ora aquile naziste o americane. Era come se tutto potesse essere tutto e non aver senso alcuno. E in quell’istante diede peso alle parole che aveva scambiato col colosso quando le si era presentato: “stai vivendo la vita con gli occhi suoi, stai sentendo quello che sentono i suoi sensi, stai comprendendo il mondo come lo comprende lui.”.. la cosa le parve avere senso: aveva frequentato un demente. Un pazzo tipo schizofrenico che vive in un’altra realtà, ora ne stava pagando le conseguenze. “ cosa sto vedendo? Il mondo come lo vede KidPunk? Cioè lui vede le cose così.. è per quello che è diventato pazzo?” lo chiese sponanemaente, senza rendersi misurare i termini come se ora stesse parlando ad un terzo. “no” rispose la cosa” prima ho affermato che vedi con i suoi occhi, ma non è la risposta completa, immagino che questo ti stia creando della confusione, ma ti chiedo di portare pazienza e darmi il tempo e il modo di spiegarti in modo che tu possa comprendere correttamente tutto. Noi non siamo pazzi, non più di quanto lo possa essere qualsiasi altra persona che tu abbia incontrato nella tua vita, non più di te. Il mondo che vedi tu è lostesso che vede lui, è del mondo esterno che ti sto parlando, quello che appartiene e cui appartiene ognuno di noi. Questo modo di mondo, che vedi invece ora, è l’insieme delle percezioni, che dall’esterno arrivano dentro a qualsiasi individuo, anche a te, solo che non so come arrivino alla tua persona, ognuno è diverso e fatto a modo suo”. Ora era meno convinta di aver compreso: le domande cominciarono di nuovo a perturbare l’equilibrio delle sue certezze :

i colori? Le forme erano ricordi? Perchè sapeva che cosa fosse tutto? Ma erano quindi concetti che appartenevano al ragazzo? E perchè ora anche lei doveva aver a che fare con tutto ciò? E poi se si sospetta la pazzia in qualcuno, ha senso chiedere conferma al diretto interessato?” Il colosso, quella specie di alter ego del Ragazzo, aveva ricominciato a camminare e dal cortile era uscito fuori in strada. Gli trottò dietro senza chiedere dove stessero andando, e senza dare voce alle sue domande, “tanto conosceva quella zona vi era stata molte volte” pensò di non correre rischi. Vide che si dirigevano verso le panchine sulle quali aveva fumato le sigarette che KidPunk l’aveva obbligata a raccogliere dal marciapiede e gettare nel cestino una sera delle ultime che aveva passato con lui. “ogni colore, ogni sfumatura, ogni mutazione di forma di cui sei partecipe in tutte le cose che ora noti, sono la quantità di informazioni registrata nella nostra mente: puoi legare ad ogni oggetto, ricordi, emozioni, informazioni sulla materia e composizione.” parlò senza smettere di camminare e senza guardarla, ancora una volta sembrava in grado di capire cose le accadesse nella mente “Ti faccio un esempio, se vedi un macchina dello stesso modello che guidava tuo padre nella vacanza di famiglia, che hai fatto in puglia, dove hai conosciuto un ragazzo dagli occhi neri come la notte, sotto un obrellone dalle tinte dell’arcobaleno, di fronte al mare azzurro del salento, potrebbe avere tutte quelle sfumature, inoltre potresti ricordare un videodocumentario che ti ha illustrato come si produce una carrozzeria blu metallizzato a partire dall’acciao, che ricordi essere un composto di ferro, carbonio e cromo, e potresti ricordare la struttura chimica degli atomi di quella molecola” si fermò, e la fissò senza espressione, come se volesso solo darle il tempo di comprendere ciò che lui le stava raccontando “vedi, se tu dalla visione di questo veicolo potessi accedere a tutte queste informazioni che hai a disposizione, messe insieme, darebbero la realtà cui stai assisendo in questo momento” aggiunse con la sua consueta atonia espressiva; dopo questa spiegazione la Ragazza si rese conto che effettivamente le cose cominciavano a ritornare, i colori e i loro nomi, i cambiamenti di forma erano tutte immagini che le davano un preciso momento, un preciso istante e cominciava anche ad avere sensazioni. “Ma quindi tutto questo sta accadendo anche dentro di me? Ma io non me ne sono mai resa conto.. e io non ho mai visto tutti questi colori.”mentre faceva tutte queste domande, erano arrivati sotto dentro una galleria, ai cui lati c’erano negozi, uffici, e per la prima volta vide altre persone in quella realtà, in un piccolo ufficio, un ometto dalle tonalità grigio era intento a trafficare con dei fogli bianchi, su di una stampante, tutto quell’ambiente era grigio, al massimo due variazioni di colori e comuqnue irrilevanti, il viso dell’uomo era privo di connotati, due occhi, un naso e bocca perfettamente anonimi, dal lato opposto, c’era una pasticceria, il KidPunk ce l’aveva portata un paio di volte ( e avevano pure discusso perchè lui si era ostinato a prendere delle pizzette, sostenendo di non amare i dolci.. all’interno di una pastticeria.. vabbè altra storia) e qui rimase basita dalle ragazze che vi lavoravano dentro, delle piccole ninfee sprizzanti di sorrisi, che volavano letteralmente schizzando da un cliente all’altro, portando un cappuccino, una brioches con marmellata di fichi e noci, ridevano e correvano, i colori li dentro sembravano i colori accesi dei pastelli giotto, ma solo tonalità delicate ed allegre, capelli rosso fiamma, la pelle verde e ghirigori di tatuaggi tribali le rendevano bellissime, ma appartenti ad un altro mondo, i clienti all’interno erano uno spettacolo altrettanto affascinante, signori con baffoni che coprivano tutto il viso, signore anziane con pellicciotti di ermellino e lunghi vestiti da sera, colori, tute di diverso tipo di lavoratori, impiegati, operai, due vigili. Come se tutto fosse evidente su quello che erano e che sembravano, o su quello che potevano essere che colpiva. Cos’era quel mondo? Chi erano quelle persone? Perchè non le aveva mai notate prima? “naturalmente, anche le altre persone che ci circondano sono interprentabili come percezioni nostre. Vedi ognuna di loro è una vita, un lavoro, è composta dai vestiti che porta, da come si comporta in mezzo agli altri, dai loro dettagli e questo è qualcosa di cui non è necessario accorgersi, potresti persino vederli che iniziano a fare il loro lavoro se noi lo sappiamo o l’abbiamo visto farlo. Questo succede anche dentro di te, ma non sappiamo noi e non lo sai tu come. Vedi colui che chiami KidPunk, non è direttamente conscio di tutto questo. Sto per spiegartelo, ma prima voglio portarti in un posto che già conosci.” senza attendere risposta, riprese a camminare sino ad entrare in un piccolissimo, parco affianco all’altro lato della pasticceria, lei conosceva: era il parco delle MANIOLIE. Era un posto come poteva essere qualsiasi altro, ma al Ragazzo piaceva e glie lo ave detto. Al centro una fonta era circondata da panchine, e nel lato nord tre vecchi alberi di maniolia svettavano fieri ed in fiore sopra le panchine. Giuardandole capì perchè il Ragazzo amava quel posto: erano magnifiche ricche di vita che pulsavano onde colorate nell’aria, verde smeraldo! Ma i fiori bianchi erano la cosa più bella e pura che avesse mai visto, delicati brillavano decisi ma senza sfoggiare arroganza, solo bellezza e sembravano ardere dentro a delle fiamme bianche che proiettavano una musica che ora cominciava ad udire. E anche la musica era mutevole, per un attimo era l’ ave maria di schubert cantato da un soprano femminile, ora era beacause the night del duo Bruce Springsteen- Patti Smith, ora era la melodia di dolce sentire suonata un flauto dolce di una compagna di scuola molto brava. Mentre era seduta li e sentiva tutte queste, le si inumidirono gli occhi, era pace, era candore. Era il sorriso caldo di una nonna che ti guarda mentre osservi il fiore di una maniolia. Forse un po’ nostalgico, forse infantile ma naturale e semplice, era bianco. Il colosso, si erano seduti in una delle panchine al di sotto della chioma immensa di una di quelle maniolie, interruppe queste considerazioni, queste sensazioni esordendo: “stai iniziando a sentire la musica in questo momento, prima sono state la vista e la memoria, ora la musica e le emozioni: stai iniziando a percepire le nostre sensazioni. Tra poco ti spiegherò come e perchè, ma credo che dovresti iniziare a cercare l’azzurro prima. Guardati intorno e dimmi se lo vedi.”

” MA CHE RISPOSTA è? COSA VUOL DIRE? PERCHè CONTINUI A RIMANDARE TUTTO! IO ESIGO DI SAPERE” era sbottata di punto in bianco, forsefarsi veder piangere, o che questa.. cosa le stesse guardando cosa le succedesse dentro la testa, senza che glie ne importasse. Come se quello che succedeva dentro di lei non fosse una sua mansione! Non ha dato risposte, non ha spiegato niente e continua a dire di aspettare, che deve farmi capire, che le cose non sono come le penso io! La rabbia era esplosa così, senza il minimo preavviso come se si fosse tuffata nell acqua gelida e quell’istante fosse divenuto in finito come se… l’azzurro! Ora l’aveva visto.. era il suo compagno l’azzurro! ora lo vedeva meglio.. era Il KidPunk! Ma era sempre diverso… nel formato colosso, ma ora riconsoceva il suo volto: nei suoi dettagli e anche nei suoi occhi, questa volta non era come se la luce uscisse da li per illuminare tutto, era come se la luce fosse dentro di lui e e dagli occhi si potesse sbirciare! Ma ora si poteva vedere pulsare da dentro il corpo del colosso. Illuminava i muscoli, le vene, i peli di barbba e capelli e … lo .. lo stava avvolgendo, o meglio era come se una fiamma scaturisse dalla sorgente interna! Era un azzurro famigliare, era bello e piacevole, era gentile, saggio ma anche allegro e sponaneo, era un colore diverso dagli altri che aveva visto oggi . Improvvisamente la rabbia era sparita, ora si sentiva un po’ a disagio per quella risposta “adesso vedo l’azzurro, ma è sempre stato li? Tu eri diverso prima… e perchè questo colore è diverso dagli altri?” lo guardò, si sentì quasi supplice nel fare queste domande, ora aveva bisogno di capire. Ormai era abituata a sentirsi rispondere e non fu delusa: “ questo azzurro, siamo noi. La nostra unità fondamentale, la nostra individualità ciò che ci unisce e che rende me e il ragazzo una cosa sola, qualcuno l’ha chiamata anima, io credo che il termine più corretto simile sia coscienza, ma non credo sia appropriato, non è sufficientemente preciso e non ne siamo sicuri, la chiameremo la FIAMMA AZZURRA per evitare incomprensioni. Ti ho fatto attendere sino ad ora, ma non è stata una mia intenzione, da un certo punto di vista è colpa tua, io ho potuto spiegarti le cose man mano, che hai capito e che hai aderito a questo modo di mondo, l’hai fatto progressivamente in modo sempre più intenso ed amplificato, ora dovresti concentrarti su di me, cosicchè l’accumulo delle percezioni totali non devii la tua attenzione, dalle risposte che voglio darti. È importante che tu capisca ora, perchè poi dovrai prendere una scelta, una decisione che spetta a te e alla quale io non posso partecipare in modo alcuno, anzi noi non possiamo partecipare. Per ora resteremo ancora in due.”

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