SHEPUNK ATTO VII la famma azzurra parte 2

Una scelta? Di cosa stava parlando? ” prima che tu cominci a distrarti dalle mie parole” ancora una volta aveva interrotto il flusso dei suoi pensieri “ voglio ricordarti che ora è importante che tu comprenda… e dovrai farlo seguendo la giusta successione di avvenimenti… Alla la tua scelta ti sembrerà la cosa più giusta e naturale da compiere. Come ti ho detto prima tu stai percependo il mondo come lo percepisce lui. Vedi, questi che hai avuto modo di osservare sono il numero totale delle percezioni che ogni singola unità percepita è in grado di suscitare in noi. Bada bene, questa non è la totalità della realtà recepibile, ma solo la parte che hai compreso e che hai conosciuto, perchè mancano ancora molti aspetti, meno importanti per la nostra conversazione, quali sono? Beh fondamentalmente tutto il resto delle cose di cui puoi fare esperienza; cerca di immaginare che le persone siano un’antenna che recepisce il mondo come un isnieme di radiazioni, dentro di noi queste radiazioni sono in realtà informazioni che codifichiamo per relazionarci con il mondo esterno; in questa pratica noi diveniamo a nostra volta emittenti di queste informazioni, vivendole e interpretandole verso l’esterno; queste ultime verranno a loro volta recepite da altri individui antenna che proseguiranno questo processo verso gli altri individui e cosivvia… Come ti ho già detto più volte, ognuno di noi è diverso, unico ed irripetibile! Questo vuol dire che le informazioni che ognuno di noi recepisce, le reinterpreta a seconda della sua individuale singolarità. il risultato è esattamente come ogni persona vive il mondo in relazione agli altri; immagina di leggere una poesia, vedere un film o un cane, fare un gioco o qualsiasi altra cosa possa essere responsabile di esperienza, bene ora immagina di farlo con un’altra persona, quanto raramente ti è capitato di condividere con quest’tiltima esattamente la stessa valutazione quantitativa e qualitativa? pian piano, ShePunk iniziava a capire dove stesse andando a parare, quindi annuì e rimase ad ascoltare. La cosa riprese “vedi, questa singolarità è la causa della complessità della natura umana, ammesso che esista un’unica natura umana; ogni volta che di trovi di fronte ad un individuo, ti trovi di fronte a qualcuno che partecipa della stessa realtà cui partecipi tu, ma che la vive a seconda della propria natura. Non mi fraintendere, se dovessimo discutere di un quadrato, avente come misura del lato 1 m, è e sarà sempre 1 m! Ma che questo possa essere corto per l’uno, lungo per l’altro, piuttosto che una misura comoda anzichè un quantità irrilevante, rappresenta diverse verità evidenti ed indiscutibili a seconda di chi ne faccia esperienza. Ora se tutto ciò inizia a rappresentare una problematica nelle relazioni tra individui, immagina quali problemi questa promessa possa suscitare in situazioni assai più complesse, come la scelta della professione, una promessa di matrimonio, il giudizio morale, la responsabilità individuale, l’amore, la felicità, la giustizia, il senso di colpa, la gioia e più o meno tutto ciò di cui si possa parlare con qualcun altro.”

La ragazza, aveva inteso, ed ora cominciava a ritenere ridondante la discussione “ ho capito ho capito, ma queste sono cose che già so! ”

il suo interlocutore la guardò negli occhi, per un secondo lunghissimo, e lei avrebbe quasi scommesso che dentro stesse sorridendo mentre riprendeva “ tu dici di saperlo, eppure poc’anzi non hai esitato ad utilizzare il termine “pazzo”nei confronti della nostra persona. tranquilla, l’avrebbe potuto dire chiunque, l’ho ricordato solo per fare un passo successivo: definiresti pazzo il ragazzo per i suoi comportamenti, perchè non sono gli stessi che avresti condotto tu nella stessa situazione. ma se quanto abbiamo detto sinora lo condividi anche tu, sappiamo che non basta una reazione differente dalla nostra per definire pazzia un comportamento che semplicemente siamo noi a non poter comprendere”.

questa volta l’avrebbe messo nel sacco, pensava trionfante mentre aveva la risposta pronta, la risposta che da tempo avrebbe voluto dare al KidPunk per tutte le stupidaggini che aveva combinato anche davanti a lei! ” Aspetta, un comportamento diverso vorrebbe dire che io trovo carino un cagnolino e che lui lo manda via con una pedata! ma qui parliamo di lui che assalta un nido di vespe, vestito da palombaro con un lanciafiamme fatto in casa riscchiando di essere messo in galera perchè poi ha dato fuoco al soffitto dell’appartamento! di lui che si veste come il peggior accattone, della città dicendo di non avere soldi per i vestiti… e poi si sputtana 80 euro alla settimana in droga e alcool! cioè qui non si parla di cose diverse, qui si parla di cose disconnesse dalla realtà! l’altro giorno ha quasi aggredito una persona che usciva dai negozi qua dietro minacciando di impiccarla sulla sua cravatta se l’avessse visto di nuovo portarla addosso! ieri sera ha pensato che fosse divertente chiamare sua madre all’una di notte per raccontarle di aver avuto uno shock anafilattico… solo per il gusto di vederla arrivare terrorizzata alla porta, per poi raccontarle di averle fatto uno shcerzetto! questa non è diversità! questo è delirio!”pensava che qui almeno il colosso le avrebbe dato ragione, quindi con uno sguardo esasperato da questi ricordi cercò conferma nella sua risposta, conferma che però non venne : ” le cose non sono così semplici come sembrano, tu vedi questi comportamenti e non potendo interpretarli, non puoi che giudicarli come irrazionali, ma la verità è che ogni cosa può essere irrazionale se non se ne conosce la causa. tra poco te lo dimostrerò, ti sei mai chiesta perchè reagiamo in quel modo, di fronte ad un vespa? e non intendo la semplice risposta “perchè ci fa paura”, intendo hai idea di cosa il Ragazzo senta di fronte a quella situazione? quale terrore gli dilani il petto e lo stomaco, mentre la spina dorsale diviene una una lunga frusta di spine in mezzo alla schiena? ti sei mai chiesta cosa spinga una persona a disprezzare certe convenzioni della società al punto da odiare oggetti inermi come una cravatta piuttosto che una camicia? perchè questto è proprio il motivo per cui ti trovi qui. ora seguimi e te lo mostrerò.” ancora una volta non attese la risposta della Ragazza, si alzò e, uscendo dal parco, la guidò verso il lato opposto della strada adiacente al giardinello delle maniolie. aveva una mezza idea di cosa stesse succedendo, da quel lato della strada non ci era mai andata col ragazzo, perchè nella parete di una casa costruita affianco al marciapiede un enorme nido di vespe lo terrorizzava da quando l’aveva conosciuto. tanto che una volta si era messo ad urlare piangendo perchè lei aveva insistito nel fargli affrontare quella paura, cosa che naturalmente non fu possibile. giunti a pochi metri di distanza dalla casa intese di cosa stesse parlando il KidPunk: quello che vide, non fu il nido di tanti insetti gialli e neri… fu un’immensa apertura nella roccia che sputava fuori fiamme nere e viola, accompagnate da un rombo assordante che annunciava l’arrivo di 5 mostri grandi come pachidermi alati, che schizzavano furiosamente in piccole ronde di pattugliamento negli immediati due metri di fronte al.. chiamiamolo nido. erano velocissimi, con sei zampe irte di aculei e spinosità; possenti e lucidi, gialli e neri come fiamme dell’inferno. Il corpo era enorme, tigrato della stessa trama degli arti, la superficie era una spessissima crosta che pareva diamante indistrittutibile. nella testa due occhi neri opachi e lisci, potevano vedere in ogni direzione; una specie di bocca, che sembrava un bouquet di pinze, tenaglie e ganascie che scattavano in continuazione, emetteva uno stridore acutissimo rabbioso; dalla coda si sentiva l’odore del veleno, un odore inconfondibile, viola scuro, un odore di morte, di dolore e di tradimento; il veleno sembrava potesse uscire come una ragnatela di spiderman senza nemmeno bisogno di estrarre l’aculeo! era raccappricciante e, adesso, anche lei era terrorizzata e non aveva PIù il coraggio di proseguire, si girò per vedere cosa facesse il suo compagno, ma il colosso era un’altra cosa, forsefu più spaventoso guardare lui: respirava affannosamente, si vedeva la fiamma del cuore pulsare a velocità folle; le spalle inarcate, gli avambracci alti a schermare il corpo come una fiera braccata dai cacciatori, pronta a all’ultimo balzo, conscia di star per morire; vedeva pulsare le carotidi da dentro il collo in piccoli guizzi di luce bianca; vedeva le tempie che battevano percussioni tribali e il sudore che aveva iniziato a zampillare in tutto il corpo; la schiena rigida e tutti i muscoli contratti, si alzava ampiamente ad ogni inspirio… Per la prima volta vide un’espressione in quel viso, gli occhi! Così spalancati da far sembrare i bubli oculari sul punto di cadere a terra da un momento all’altro, le pupille schizzavano in tutte le direzioni seguendo ogni movimento di quelle bestie, frementi sugli attenti in attesa dell’ attacco; la faccia era una ragnatela di rughe, tutti i muscoli facciali erano contriti e mostravano espressioni di paura, di concentrazione. improvvisamente vide lo sguardo di uno quei mostri puntare alla faccia della cosa come un cecchino pronto a colpire a tradimento. Il KidPunk fece un paso indietro, la vespa avanzò volando in grandi spirali, un altro passo indietro, un’ altra spirale. Era una danza, come vedere due scacchisti che aprono la partita in attesa che uno dei due rompa gli indugi, era un duello e la cosa non sembrava poterlo vincere. Il colosso guardo la Ragazza, dicendo “allontanati” da come lo disse si capì che stava per cagarsi addosso. ShePunk si allontanò, abbastanza da sentirsi fuori tiro, ma pur tenendo in vista il suo compagno di viaggio. Questi si era chinato per togliersi una scarpa e usarla come strumento d’offesa, proprio mentre realizzava cosa stesse succedendo, si accorse che il colosso brandiva un’enorme scimitarra. Ma era fermo, come un serpente prima di sferrare il morso fatale la lama di fronte al corpo, le ginocchia piegate e la schiena volta in avanti immobile, come l’acqua di stagno.

Un respiro.. due respiri.. tre.. e fu un lampo: la vespa schizzò in alto e si portò di fronte alla cosa inarcando il corpo ed estraendo l’acuelo nero. il colosso era preparato, arretrato di un passo prima, balzò poi verso il nemico fatale e brandì un solo fendente verso il mostro. proprio mentre questi schizzava verso il Ragazzo. Entrambi gli attacchi andarono a vuoto, e non appena ciò fu chiaro a tutti e tre, la fanciulla sentì il colosso strillare come una ballerina in tutù rosa che scopre di aver finito il lucidalabbra e, mollata quella che era tornata ad essere una scarpa, lo vide darsela a gambe levate verso di lei, poi caricarsela di peso sulle spalle e continuare a correre urlando come una femminuccia sino a tornare al parchetto delle maniolie. La depose delicatemente su di una panchina, mentre riprendeva fiato ( della dignità meglio non parlarne), sbuffò vergognosamente e in tono sommesso “ puoi andare a riprendermi la scarpa? Io ho paura.. tanta..”. Lei si volse verso quelle chimere e vide che erano tornate ad essere semplici vespe, esattamente come le conosceva.

Se fosse ancora intimorita, non lo diede a vedere. Andò prese la scarpa e tornò dal colosso. Che ora aveva ripreso il consueto aspetto pacato “ che cazzo è successo?” era allibita, forse sconfortata di fronte ad una scena così ridicola, cioè COSA? PERCHè? CHE SENSO HA AVUTO? Stava per chiederlo, ma come al solito fu il suo accompagnatore a rispondere a domande non acora poste “ spero di non averti turbata, se fosse credimi per noi non è stato di certo più piacevole. Questo cui hai assistito non è altro che l’insieme delle emozioni che noi viviamo dentro di fronte a quegli insetti. Il motivo di tanta paura è dettato da esperienze precedenti che lentamente hanno costruito nella nostra coscienza un teatro drammatico di paura e odio. Tu hai adesso visto cosa sia quello che viviamo e proviamo di fronte a tutto ciò, è terrore puro, come la certezza di affrontare l’ultima sfida della vita, quella in cui la perdiamo. Per te, come la maggior parte delle persone incontrare una vespa è un motivo per cambiare lato della strada, per noi è affrontare la paura più grande, è affrontare il drago. Ogni volta, la nostra lama per la nostra vita, naturalmente sappiamo che non è così ma l’emozione è troppo forte per restare soggetta al nostro controllo. Non l’abbiamo chiesto noi, è così per cause così indietro nel tempo che non sappiamo come porvi rimedio” .

  • ok, ho afferrato il concetto, la tua è una vera fobia e adesso so che cosa spinge il KidPunk a queste reazioni. Ma perchè l’hai fatto, non potevi solo spiegarmelo?
  • perchè adesso possa spiegarti tutto e darti modo di prendere la tua decisione.

Erano seduti sotto la maniolia centrale, lei dolcemente appoggiata allo schienale della panchina, con le gambe distese lievemente incrociate e l braccia conserte a fissare il ciottolato del pavimento, lui appollaiato sullo schienale guardandole la testa mentre parlava, ci fu un istante di silenzio, lei non chiese nulla e la cosafece un respiro profondo prima di cominciare: “ adesso hai visto cosa vediamo e proviamo noi. Abbiamo detto che tutto ciò di cui siamo partecipi dal mondo esterno, fa scaturire immagini, suoni, ricordi emozioni e significati dentro di noi. Sicchè ogni esperienza di vita è fautrice di nuova esperienza, come aggiungere del colore sulla tavolozza che può dare vita a nuovi colori per il nostro dipintoi. La quantità di informazioni che si possono descrivere è immensa, così grande che si perderebbe il controllo del nostro tempo nel poterle interpretare tutte con lo stesso valore, e dato che ogni situazione è diversa, anche ogni esperienza non si ripete mai uguale. Esiste un’univocità assoluta per gli eventi che viviamo, ogni attimo di tempo è diverso da quello precedente: a seconda di dove ci troviamo, in compagnia di chi, a seconda del nostro umore o anche solo del fatto di essere consci di trovarci in uno spazio di tempo differente dal paragone precedente. Qui entra in gioco la differenza o forse proprio il legame, tra ciò che sono io e ciò che è il Ragazzo che conosci come KidPunk. Ti ho spiegato che io e lui siamo insieme la Fiamma Azzurra, siamo due eppure siamo la stessa cosa, l’uno cosciente dell’altro. Che di per sé è impossibile proprio per il il significato di coscienza, che è testimone di sé stessa soltanto. Andando per ordine: la fiamma azzurra è la nostra unità fondamentale, ciò che esibisce agli altri cosa siamo e che costituisce la nostra individualità; è un’unità sì, ma non è atto unico. Vivere non è una condizione passiva data dal solo fatto di esistere in un frammento di tempo della sequenza totale degli eventi che determinano la successione del tempo. Ciò che consideriamo vita, sono diciamo “pratiche” complesse: il solo fatto di sapere di essere vivi ci distingue dalla stragrande maggioranza delle forme di vita di questo pianeta. Sapere chi siamo, cosa siamo stati, immaginare o agire per ciò che vogliamo divenire, questo è ciò che consideriamo vita. La fiamma colorata è esattamente l’insieme di tutto ciò. Ed è caratteristica di ognuno di noi, nasce con noi e con noi cresce, essa infatti è il cumulo di tutte le nostre esperienze, è sostanzialmente il risultato di tutta la nostra esistenza. La nostra unicità è dettata dalla somma delle nostre esperienze e di come queste si sono influenzate a vicenda, queste inoltre sono a loro volta accumulate ed interpretate nel loro durante ( non solo ma possono essere reinterpretate alla luce di nuove informazioni acquisite in momenti successivi, cioè crescendo insomma), proprio a seconda di cosa è stata la nostra vita sino all’istante immediatamente precedente. Come l’esempio delle vespe, nella tua esperienza sono insetti della specie sfecside, nella nostra sono mostri da affrontare. E ogni volta noi ne usciamo più timorosi o più spavaldi. Inoltre essere esattamente coscienti di tutto ciò è pressochè impossibile, vorrebbe dire interpretare volontariamente tutte le nostre esperienze, dal tempo atmosferico mentre parliamo al numero di respiri che devo fare tra una frase e l’altra, o l’insieme di tutti muscoli che impieghiamo nel parlare per dare tono alla voce, una mimica facciale o un’espressione degli occhi. Tutto ciò avviene grazie alla dualità della fiamma. All’esterno vi è il KidPunk, che è il protagonista diretto dell’esperienza pura e totale, io sono l’interprete. Ciò che media tra esterno ed interno della nostra persona, come se lui fosse il monitor e io il cpu del computer. Io effettuo l’accumulo delle esperienze e le ricombino tra loro perchè poi il KidPunk viva le nuove con le precedenti già ordinate”

la cosa smise di parlare e guardo la Ragazza dritto negli occhi, in attesa di un cenno di comprensione. Un po’ titubante ShePunk sorrise flettendo la testa.

“tu sei qui perchè ci piaci, è come se vedessimo dell’azzurro nella tua fiamma, come se qualcosa ci unisse… non saprei proprio come altro spiegarlo… è una cosa che non ci è mai capitata! Immagina che il mondo (e con lui tutto quello che ne conosco) abbia effettuato il suo percorso naturale per giungere a te di fronte a me, in questo preciso momento, in attesa di vedere cosa stia per succedere”

dicendo questo si era alzando in piedi, brillando come non aveva mai fatto prima; finalmente il suo viso cominciò a trapelare delle emozioni.. anzi NO! Era il viso del Ragazzo che guardava ora..

“vogliamo che tu veda noi, per quello che siamo, vedrai tutto.. e inevitabilmente giudicherai.. conoscerai i nostri sogni e le nostre paure, odierai il nostro lato peggiore e sarai orgogliosa del nostro lato migliore, ci conoscerai per come ci conosciamo noi” mentre il KidPunk parlava la fiamma ardeva in qualsiasi punto con nuovo vigore, proiettando immagini su migliaia di fiamme colorate, migliaia di istanti di vita. A volte una linguella, mostrava un bambino in sella alla sua prima bici, a volte un lampo rosso, mostrava l’imbarazzo di una sgridata, e ancora vapori verdi, guizzi bianchi e miriadi di altri effetti di luce sulla superficie del corpo del gigante; man mano che guardava, provava quello che aveva provato lui.. e ogni volta lei si indignava, si arrabbiava, rideva, sognava..si stupì, pianse, fu forte, e fu debole, ma ogni volta fu lei ad esserlo.. e sentiva che anche lei stava sprigionando una fiamma..

E poi come se glie lo chiedesse la fiamma, chiuse gli occhi, un respiro.. due respiri.. tre respiri.. adesso la vedeva, ma ne voleva di più, sentiva che le cose le divenivano sempre più chiare! Maledisse il Ragazzo! Ora non riusciva a smettere di cercare nuove cose nella sua fiamma, che nel frattempo mostrava il cervello di un bambino che cresce, mentre le sinapsi passano portando libri di scuola, o portando un pallone , qualcuna cercava una password del computer, qualcun’altra scriveva impacciata una lettera lettera d’amore… Vide che il cuore pulsava tante immagini: ognuna era un globulo rosso che mostrava tanti frame di amici, parenti, professori, adulti, altri ragazzi altre ragazze; tutti con un colore loro, di milioni di sfumature a seconda del colore che riflettevano nella sua fiamma, il cuore stesso era magnifico: era come se pian piano fosse stato riparato con del materiale di recupero, poi fissato alla meglio sul telaio principale! Ogni atrio e ogni ventricolo, erano cosparsi di oggetti inchiodati, avvitati, riparati con lo scotch, incollati solo da un lato oanche legati con un nodo scout.. erano calzetti viola, libri verdi smeraldo, un paio d’ occhiali neri, un bgilietto del treno e tanti altri! Ovunque la superficie era ricoperta ce n’erano di grandi, di impolverati, di consumati e anche di brutti, e tanti piccolissimi che si sarebbe dovuto cercarli per vederli.. ma sempre tutti li.. a tener su tutto. Persino le arterie che alimentavano il cuore erano un’altra cosa: delle radici, piene di fiori e foglie, tutte arancione come se fossero una forma metallica, messa li per durare.

Poi improvvisamente arrivarono anche i momenti brutti! Non c’era stato preavviso, tra un libro di filosofia del liceo e una multa per eccesso di velocità arrivò un rimorso grigio, era un masso pieno bozze che rotolava schiacciando tutti i colori che lo toccavano. Rotolava dal centro del petto e lentamente arrancava su per la gola della gola, tanto che ShePunk, pensò di star per vomitare! Si chinò a terra mentre tossiva, ma non fece tempo a riprende fiato che una pedata sui denti lilla, le ricordò il fallimento e la vergogna. E iniziò a piangere, ma non era finita, arrivarono sconforti color terra cruda, sentì il sudore di una notte in bianco. Cominciò a piangere, sentiva emozioni che non aveva mai sentito così chiare e limpide, così vere.. erano così vere che non capiva più cosa fosse suo e cosa appartenesse a KidPunk.. erano più forti di come le avesse mai sentite, e persino sciocchezze cui non aveva mai dato peso ora sembrano tutte gli anelli di una lunghissima catena di eventi, la lunghissima catena di eventi che l’avevano condotta li.. fu tensione, fu ansia, fu senso di colpa e tante ancora ne stavano per arrivare, tante quante erano state le volte che si era sentita viva.

.. era terrorizzata, le mancava l’aria, ricordo che “ quando vorrai tornare indeitro ti basterà dirmelo e tutto finirà”, urlo subito, “BASTA! VOGLIO TORNARE INDIETRO”.

Mentre tutto bruciava dentro le loro fiamme, un rogo magico, le immagini di due vite dentro due fuochi che stanno per unirsi, ognuno impetuoso come una cascata inarrestabile e colorato, le sagome del KidPunk che presa per mano ShePunk, l’aiuta a sollevarsi in piedi, presa saldamente sotto braccio la condusse a casa sua. Sino alle scale, di fronte alle quali il ragazzo la prese in braccio e la porto sin sul divano, dove la poggiò abbastanza delicatamente da non farla svegliare.

Il giorno dopo, al risveglio vide il Ragazzo preparare la colazione, il mondo era tornato il luogo che conosceva e anche lei ora si sentiva la solita ragazza di sempre.. beh per quanto le era possibile.. poi lo vide, in pijama pacato e distratto preparare il caffè, mentre con la coda dell’occhio controllava il latte sui fornelli, si girò verso di lei e sorridendo stancamente la salutò. “ciao, hai fame?” lei non sapeva che dire, d’istinto iniziò ad indossare frettolosamente le scarpe, mentre borbottava di quanto fosse stata fuori casa troppo a lungo. KidPunk, spense il caffè e recuperò la sua giacca, l’accompagnò sino al cancello, sul punto di salutarsi esordì lei, palesemente imbarazzata “beh io non so davvero cosa dire, ci devo pensare..” se davvero non sapesse o stesse cercando di non esporsi più di quanto aveva già fatto, non stava al Ragazzo saperlo ne tantomeno giudicarlo, si limitò a sorridere, e amaramente aggiunse “ è un tuo diritto, prima o poi saprai dirmelo”.

  • si, credo di sì..
  • beh, buona giornata direi..
  • sì, però.. aspetta!
  • Dimmi pure..
  • devo chiedertelo… ma ieri.. è stato tutto reale? Cioè quello che ho visto, quello che … che MI è stato raccontato.. è vero?
  • Sai, io non lo so.. so che è vero per me, ma questo tu non l’hai capito..

Il ragazzo sorrise “ buono giornata”, si voltò e tornò a casa.

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