IRONIA DELLA VITA: il viaggio senza meta

14 gennaio, un anno senza rotta nel mare dell’esistenza,

i pirati navigano senza rotta, seguendo le stelle, il cuore e il rum di tortuga. Dicono sia più facile viaggiare stabilendo partenza e meta, una linea ordinata in mezzo al turbinio delle possibilità, mosse dalle correnti degli eventi o agitate dall vento dell’impotenza: le acque della vita sono tempestose come i cieli del week end e navigare verso lo scopo della vita in realtà è facile come ignorare il rumore delle lamapande al neon quando si deve studiare, ma ciò non vuol dire che non sia possibile o che chi non vi riesce non ne sia degno quanto gli altri! non so se ho mai seguito una rotta, da che abbia memoria non mi è mai interessato dove avrei compiuto l’ultimo sbarco, un po’ per pigrizia, un po’ per l’ostinata convinzione nel voler far a modo mio ( che continuo a reputare via migliore per me medesimo), ma soprattutto per la paura di non aver più il coraggio di salpare di nuovo. una volta mi sono rifugiato nella terraferma, non amo parlare di come ci sia arrivato, quindi sarò breve:  dovevo cambiare la mia canoa per il mio primo scafo a vela; ne avevo scelto uno bello per metterlo in mostra sulla riva, non adatto al mare aperto, ma perfetto per chi volesse restare sempre nella stessa baia a fare il re. Ma fuori della baia c’era l’oceano e io non sono mai stato adatto ad essere un re. Io credo che non possiamo decidere quale sia la natura che perpetra le nostre emozioni e che guida i nostri sentimenti, ma credo che possiamo e che dobbiamo domarla in corerenza con la natura degli altri*, non sapendolo o forse cercando di ignorarlo mi lasciai guidare da un’indole acerba ed arrogante, così iniziai a navigare in mari in cui non avrei dovuto e per cui non ero pronto, un giorno mi schiantai sugli scogli e tornai strisciando, arrabbiato ed esausto sulla riva. Mi accasai sul primo fazzoletto di terra che trovai e smisi di guardare il resto del mondo. Vorrei raccontare che durante questa pausa diedi atto ad una critica delle scelte che mi portarono sin li, vorrei scrivere che a seguito di frustranti ammissioni di colpevolezza ritrovai la mia persona dentro i panni di altri, o all’ombra di qualche frase di circostanza. Ma non andò così, anzi sono rimasto a rimuginare tutto quello che mi era stato ingiustamento sotratto trovando la colpa in tutti gli occhi illuminati da una luce più brillante di quella dei mie e, chiuso dalle pareti sicure, smisi di ascoltare le onde che scrosciavano e il vento che infuriava, non volevo più essere accecato dalla luce del sole  o coperto le ombre della pioggia. Non avevo il coraggio di guardare il mare e la quiete della noia mi dava conforto ogni volta che ne ebbi voglia.

Io non so perchè, io non so come e ho quasi paura di scoprirlo.. ma non finì lì così. Un giorno la noia venne interdetta da un canto di sirena, o così mi parve. Era forte, selvaggio sapeva di vero, di reale e non veniva dall’isola, lo sentivo ogni giorno che batteva prepotente e magnifico sopra ogni suono, iniziai a girare tutta l’isola ma senza successo, perlustrai più volte quella che consideravo casa mia ma da nessun luogo veniva quella voce. La mia terra era piccola e non trovare la sirena mi stava portando alla disperazione, così feci l’unica cosa che avesse senso: guardai dove non avevo cercato prima e mi ritrovai di fronte al mare! qui accadde l’incredibile, un naufrago sulla mia spiaggia, se no navessi guardato in quel momento, se la sirena non m’avesse fatto cercare fuori da quello che credevo il mio posto forse non l’avrei mai incontrato. Era un uomo che aveva perso il controllo del suo veliero e che si era ritrovato ad approdare nella terra più vicina; la casualità, intesa come l’insieme degli avvenimenti che ignoriamo e di cui non possiamo prevedere le conseguenze, mi fece incontrare il Capitano.

Il Capitano, che uomo.. non posso raccontarlo, non ne sarei capace, c’ho provato mille volte e non so ancora da dove iniziare, dirò poche cose che mi permetteranno di raccontare a grandi linee cosa sia successo, per ora lasciate lui sia un’altra storia. Naufragato sulla mia isola, incontrai un altro uomo del mare, un equilibruista della vita che aveva perso la rotta, forse l’aveva cambiata troppe volte o forse non ne aveva mai avuta una. Prima si accennava alla natura che guida gli uomini, ecco.. io la sua non l’ho mai compresa ( non che ne abbia diritto, ma dopo aver vissuto nello stesso luogo per tanto tempo la curiosità prese il sopravvento ), direi che si tratta di un’indole superba che non ammette orgini se non quelle che essa stessa afferma autorefferendosi come “Io”; l’ho sempre trovato brillante sopra la media delle persone che ho incontrato sino ad ora, era partito mercante di stoffe, si era scoperto aventuriere per diletto e gode di un’ottima fama di aedo novelliere presso le alti corti. Sin da subito ho trovato molti dei suoi aspetti puerili e disconnessi dalla realtà che lo circonda tutt’ora( come se avessi la possibilitò di comprendere la sua indole!), difficile da raccontare un Capitano senza ciurma, un marinaio che risponde a se stesso e a stesso ordina l’ammaino o il varo della propria nave. Una volta che evve rifocillato il suo corpo dalla fame e dalla sete, gli chiesi la sua storia; mi raccontò della terra da cui veniva e del motivo per cui l’aveva abbandonata, mi descrisse altri paesi che la luce dei suoi occhi aveva visto e mi disse che la mia isola era solo un punto piccolo in mezzo al mare e che li fuori c’era un mondo che ignoravo, che forse mi aspettava ma che più probabilmente mi avrebbe esiliato altrove. Con gli occhi di un uomo abituato alle certezze di una casa sicura e di una terra che non avrebbe affondato, lo chiamai spesso sognatore e gli recriminai molte illusioni, ma non tanto perchè avessi più ragione di lui su tutto il tempo e su tutto lo spazio che un individuo solo avrebbe potuto toccare, ma perchè (e credo sia la prima volta che lo ammetto al di fuori dell’interlocutore che risponde dentro la mia mente) invidiavo e volevo confutare la luce di quello sguardo, essendp più grande di quanto avrei mai potuto sognare la mia! cazzo, nonostante tutto quello che mi ero costruito attorno da quando avevo lasciato la via del mare, lui riusciva a desiderare di più, ad amare di più e, come ho scoperto poi, a vivere di più. Con il garbo spensierato di chi coglie innocentemente le occasioni che la vita lascia di qua e di là, mi disse che voleva ripartire quanto prima e chiese il permesso di tagliare gli alberi della mia isola per una nuova imbarcazione; permesso che gli diedi senza il minimo pensiero, perchè nonostante la nsotra estraneità, la mia invidia e la sua… “ingenuità”, lo ammiravo e volevo il suo coraggio. Inzialmente mi limitai a guardare cosa facesse, letteralmente lo spiavo, volevo carpire il fuoco di quell’ardore e farlo mio, così.. pian piano, ricominciai a guardare il mare e cercare con lo sguardo i luoghi che il mio ospite aveva raccontato; un po’ per volta cominciai a sentire il suono delle vento tra gli scogli e il ruggito delle onde che ostinantamente picchiano una terra che non si scomporrà mai, come due innamorati che si contendono il sentimento più grande.

Il tempo passava e la sia la sirena che il mare chiamavano il mio nome, la chiatta del Capitano era pronta, ancora qualche giorno e sarebbe salpata per l’oceano, quella mattina guardai il mio ospite, lui rispose con gli occhi e andammo a prendere tutta la legna che avevo messo via per l’inverno, ne venne fuori poco più di una vecchia canoa che possedevo una volta, semplice ma rinforzata con due galleggianti per affrontare meglio l’alto mare; lavorando in due fummo pronti a partire quasi contemporaneamente, lui per riprendere un viaggio in sospeso e io per abbandonare le certezze che appartenevano alla persona che ero diventato e, che devo ammettere, non volevo più essere. Un giorno qualsiasi prima dell’inverno, con estro abbandonai la corona dell’isola di cui mi ero eletto re, sovrano di nessuno e suddito della mia solitudine. Non avevo una rotta, come potevo scegliere una meta in un mondo che ancora non conoscevo, volevo solo prendere quello che ancora non avevo visto e volevo gettare in mare tutto quello che avevo già, sarei naufragato migliaia di altre volte, avrei patito freddo e fame, il fallimento e la gioia…  non so se questa sia la vita, sono solo un pirata in un mare troppo grande per insegnarlo a qualcuno, ma se anche mi sbagliassi, se anche affogassi con solo la compagnia degli squali mi sentirei più vivo nel rimorso di una scelta sbagliata che nel rimpianto di una vita.

Il giorno stesso in cui ho preso il mare, la sirena ha smesso di cantare; non l’ho mai vista e non so se lei abbia mai visto me, potrei persino sospettare che fosse il frutto della follia che avrebbe potuto condannarmi per sempre! Ma se non l’avessi cercata non avrei mai guardato di nuovo il mare, in qualche modo sento di dover dire che quelal sirena mi ha salvato la vita mi ha fatto diventare il Pirata.

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