I 5 MINUTI DELLA VERGOGNA E L’OTTAVO SACRAMENTO

ore 5.30, suona la sveglia.. strappato dal piacere ossequioso del sonno, guardo la finestra e vedo che fuori è buio, un buio umido e denso che aspetta solo di appicicartisi addosso quando uscirai di casa.  Tra un’ora inizio a lavorare… mi serve un attimo per capire dove sono le gambe e dove si trova la testa,  guardo l’orologio: sono le 5.32, sbatto gli occhi perchè le palpebre non cadano inesorabili di fronte ad una pupilla già stanca; riguardo l’ora, sono le 6.21, tra nove minuti inizio a lavorare… un suino capace di miracoli saluta la Città e un nuovo giorno.

Ancora una volta sono stato tentato e vinto dall’ edonico sprazzo dei “5 minuti della vergogna”. L’esistenza di un’altra dimensione, adiacente a quella della vita quotidiana, è stata nascosta agli occhi del mondo ancora dall’ incidente di Roswell, New Mexico 1952; sebbene a tutte le nazioni del pianeta fosse stato riferito del ritrovamento di un veivolo alieno, il governo degli stati uniti stava invece insabbiando la verità, cioè che esiste un mondo diverso da quello che abbiamo misurato e calcolato con la nostra scienza e la nostra matematica, ma temendo ad un soverchiamento dei canoni gerarchici che essi stessi si sono costruiti servedo questo segreto, decisero di celare la verità che lega uno scaricatore di merci, un echidna e un carico di chetamina partito da  roswell,  con destinazione a Santafè!

Ciò di cui parlo, si tratta di un’anomalia temporale, legata ad una non ben indentificata capacità del nostro cervello, capace di piegare il tempo, ma non i vestiti del bucato, e di far scorrere in 5 minuti anche diverse ore senza! Senza alterare il continuum spazio temporale, per giunta! Il nome fu inventato da Enrico Fermi una fresca mattina di marzo, dovendo spiegare ai ragazzi di Via Panisperma perchè si fosse presentato in laboratorio alle 10.47, anzichè alle 8.00 come tutti gli altri. Il fisico raccontò di essersi svegliato come sempre alle 7.00, ma vedendo entrare in camera un maschio di echidna adulto che ululalava in preda alla stagione degli amori, decise di concedersi 5 minuti di sonno in più, svegliandosi però alle 10.26.  Non sapendo spiegare cosa fosse successo per quelle tre ore e imbarazzandosi alle domande su cosa fosse un echidna e cosa fosse successo all’animale in calore, lo scienziato decise di ripetere l’esperimento in una camera controllata assieme ai suoi collaboratori; il celebre professore si addormentò mettendo la sveglia per le 19.00 di quella stessa sera. I risultati furono sconvolgenti:

il professor Fermi svegliatosi e vedendo questa volta un caimano preso dalla stagione degli amori, decise di concedersi altri 5 minuti di sonno; si svegliò alle 21.56, quando alla porta suonò il ragazzo delle pizze che aveva portato la cena per il team; per quasi tre ore nessuno si era accorto che il professore fosse a letto ancora addormentato! mentre tutti si chiedevano dove fosse, chi per un motivo o chi per l’altro, nessuno aveva pensato di chiamarlo al cellulare. Neanche del caimano non si seppe più nulla.

Non sapremo mai cosa sia successo a Roswell o dove sia l’echidna del professor Fermi, ma il tempo è giunto e i cavalieri dell’ottavo sacramento sono stati mandati  sulla terra per rompere ogni mistificazione: si tratta di un ordine militare antico come il mistero della vita, la Bibbia e la Chiesa ne hanno falsato la storia, per obbedire al potere dell’ordine e della normalità, in modo da renderci tutti gli obbedienti soldatini che si alzano quando qualcunpo glie lo comanda! Tutto iniziò nella Genesi, quando il Signore, stanco di veder Adamo non fare una beata minchia tutto il giorno, decise di portarlo a pesca.

  • mi raccomando adamo, domani al sorgere del sole ci troviamo qui che ti insegno come si fa una lenza, non fare tardi che devo sistemare un echidna un po’ eusberante nel pomeriggio!

Il giorno dopo, quasi un’ora prima che il sole sorgesse, adamo si sveglio vedendo accanto a sè un echidna che sbatteva le vibrisse sorridendo maliziosamente; tra sè e sè pensò di potersi concedere ancora qualche minuto prima di alzarsi dal letto… Adamo si sveglio alle 11.27 in preda al panico; corse al luogo dell’appuntamento dove trovò Dio incazzato come una jena che ascoltò la storia dell’echidna per poi montare su tutte le furie! L’Altissimo prese la sua creazione tra le mani e glie ne diede tante, ma così tante che le montagne si costruirono e le costruzioni si montarono. Poi lo depose a terra e costruì la prima donna da una costola del prima uomo. Infine dio disse ad Adamo “Adamo questa è la donna, verrà con te sulla terra per ricordarti che ti dovrai alzare presto e che avrai un’ora oltre la quale non puoi dormire più, e ogni giorno obbedirai ossequioso al tempo che passa, troppo impegnato a non perderlo da non poterlo comandare” . E così, il giorno dopo, Adamo si svegliò sulla terra rincoglionito dal sonno  e fu in ritardo. Il primo uomo salutò il primo lunedì della storia celebrando la gloria dell’ottavo sacramento con tutta la grazia di cui i suini son capaci.

E ancora oggi, milioni di persone, in tutto il mondo, rendono omaggio questo grande ribelle compiendo l’ottavo sacramento! Tutte le mattine evocano improbabili divinità ovine o bovine! Osano sbirciare nei “5 minuti della vergogna”, solo per assaporare per pochi istanti la beatitudine di un mondo di sogni dove tutto può succedere di nuovo e tutto può essere bello. Uomini che preferiscono inseguire i loro sogni fino all’ultimo istante, anzichè chinarsi servili difronte al simbolo della sottomissione quotidiana, la sveglia. Solo per desiderare di essere liberi e non dipendenti, sotto una sirena di inizio turno, dietro le porte di un negozio prima dell’apertura, di fronte ad una cattedra, in mezzo al caos di sedie che si spostano e studenti che si salutano. In noi non si manifesta uno spirito di pigrizia che come egoisti ci acceca innanzi al dovere, ma noi per alzarci dal letto e vivere la giornata, abbiamo bisogno di qualcosa di più una manciata di ore da far retribuire per poter pagare altri attimi di tempo! Siamo dei sognatori, ci serve qualcosa per sognare anche ad occhi aperti, metti che torna l’echidna!

 

RAGE BY THE RISING WINTER

Normalmente sono una persona pacata e riflessiva, generalmente tendo ad evitare la discussione scegliendo la via dell’argomentazione buonsensistica e a nervi freddi.

Ma, in quel momento dell’anno dove l’oscurità avanza sino alla soglia della quotidianità, in quel momento in cui la luce diviene flebile spiraglio di un colore oppresso ormai dal grigiore della stagione fredda che sbraita alle porte, in quel momento, cresce in me il demone del disagio di vivere… È una bestia parassita che si nutre degli scazzi della tua vita e li accumula da qualche parte tra l’appendice, la valvola ileo-cecale e i dotti biliari. Una volta raggiunto il volume sufficiente, preme sulle anse intestinali spingendo migliaia di boli saturi di rancore e mannnaggiattèeachitihamessoalmondo! E così, profuso di rabbia e indispettimento totale, purifico la mia anima nella via del nervosismo a cazzo! Un atto rituale in osservanza al volere dell’ingestione! non ci sono nè torto nè ragione, solo odio, disprezzo, rosicature e grugniti; quando la mia anima sarà  una putrida cloaca di meschina misantropia e vigliacca lagnosità, avverrà la commutazione del disagio in equilIbrio spirituale! Quello stato di beata spensieratezza che mi contraddistingue per la maggior parte del mio tempo e guai agli strafottutti coglioni che s’azzardano a dire che sono una persona tesa e litigiosa che gli spacco quella faccia di merda a lavandinate sui denti!

Penso succeda a tutti di trovarsi in quello stato esasperato in cui l’altrui presenza costituisce una severa minaccia al quieto vivere, per il solo di fatto di esistere e di avere una storia di cui non te ne frega una beata minchia!  perchè diciamocelo, che se vai in giro lamentandoti che è arrivato il freddo e tu, bravo minchione, te ne vai in giro coi pantaloni arrotolati e le caviglie all’ aria, beh sei proprio stupido  ed è giusto che tu soffra! E in più non dovresti dare il permesso alla tua faccia da culo di continuare a scoreggiare stronzate! Può sembrare un pensiero un po’ alterato, ma vi assicuro che sono proprio convinto che siamo circondati dagli imbecilli! Come quell’eterogeneo gruppo di cretini che denuncia i comportamenti bigotti del nuovo buffone alla casa bianca  sui social network, e intanto è lo stesso coglione bigotto che posta #escile su ogni video porno che si scarica sul cellulare ! che se incontra un vuccumprà nero per strada va, dall’latra parte e finge di guardare i messaggi al cellulare… infine è  anche capace di andare in chiesa con la mamma la domenica mattina, ancora ubriaco dalla sera passata a bere visto che in disco non se l’è cagato nessuna!

. .ma andate a infilare il dito nel culo di un orso!!!! voi e quei babbei che fanno programmi di due ore a parlare di calcio come intellettuali che discutono dell’ idealismo come assoluto storicismo e per B. Croce… MA COME STRACAZZO è POSSIBILE CHE CI SIANO PERSONE CHE USANO IL TEMPO DELLA LORO VITA PER PARLARE DI undici ragazzini ignoranti e violenti che si tuffano come sirene e si menano come ubriaconi, tra una pista di cocaina in discoteca  e la zoccolina cerebrolesa di turno con cui fare un video porno da caricare su youtube! Mannaggiaallasuorachemihagrattatoviailtatoaggiodiduffyduckchemierofattoll’asiloconlospazzolinodadenti! Venisse un crampo a voi e a tutta quella banda di idioti dalla parlantina facile e la cazzata pronta che si sveglia fuori con consigli saggi del tipo: se stai male non prendere freddo, dovresti dormire di più o prenditi qualche giorno di ferie…  MANNAGGIALASIGNORECHET’HAMESSOALMONDO!  MA CREDI CHE SE  POTESSI DORMIRE SETTE ORE TUTTE LE NOTTI NON LO FAREI? MA TI PARE CHE MI DIVERTA AD ANDARE APRENDERE FREDDO ALLE 5 DEL MATTINO IN VESPA PRIMA DI INIZARE A  LAVORARE? MA CAZZO MA TU HAI IMPARATO A RISOLVERE I PROBLEMI DA SCOOBY DOO! MANNAGGIALGOVERNO SCOMETTO CHE QUANDO ERI PICCOLO LA MAESTRA TI CHIAMAVA GIOVANE AQUILA DEL POLLAME!

 Epoicomeognifottutoannonaturalmentemidevopureprendereunabronchiteduegiorniprimadell’esamecosicchèognivoltachemisaleilsignoresterminatorediesercitisputoancheilmucochealtrimentimicoladalnasoinquellostatoditornervosoeviolentotipicodeiraffreddoridafebbrecheprendoquandoarrrival’inverno! Perchè lavoro in uno stracazzo di capannone aperto e siccome devo correre portando pesi dai trenta kg ai 4-5 quintali, naturalmente fa caldo abbastanza da bagnarmi di sudore ed è sufficientemente freddo da ritrovarmi spesso piegato a tre quarti con l’intestino che grida “SQUARAUSE AKBAR!”,  CHE SE ESPLODO, MANNAGGIAALLETRILOGIECONILSECONDOFILMCHEèSEMPREUNATRAMADIMERDALASCIATAINSOSPESO, FACCIO UN VOLUME DI CONCIME CHE RISOLVO LA FOTUTTA FAME IN AFRICA!!!!!!

Devo solo superare qualche giorno di prurito per ritrovare lo zen e l’equilibrio con il mio CHI. Nel frattempo mi purifico ricordando ogni giorno di maledire nostra signore l’ingestione,  e qualcuno dei suoi amici celestiali. Ed ora barricato nella solitudine convoglio le forze oscure in uno unico grande sfogo questa notte per riuscire a non infrangere il codice penale domani, quando rientrerò nella società cosiddetta “ civile”; non mi resta altro che coccolare il demone del nervoso lontano dagli innocenti che ne potrebbero risentire. Sono il pirata, cavaliere dell’ingestione e vessillifero dell’ironia della vita, combattendo il male ho imparato riconoscere quando il nemico possa essere la mia persona. La battaglia più dura è quella contro se stessi, non riesco a vincere e non ci sto alla patta.

All’arrembaggio!

LE TRE DOMANDE DEL Sì: perchè quando si tratta di sesso la gente suol dare buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio

A chiunque di noi è capitato almeno una volta di chiedersi se valga la pena porsi in relazione ad una determinata persona con l’intenzione di ottenere quel paradigma fisico-emotivo che sembra motivare la maggior parte degli appartenenti alla nostra specie.  Sì, insomma … provarghe co’ qualchduni, sercar de ‘ndare in mona, pocciar il biscotto e molte altre espressioni della mia terra che ci torneranno utili più avanti..

Innanzitutto, è bene precisare che non importa quale siano i vostri gusti sessuali: tutti dobbiamo porci le tre domande del sì, naturalmente queste considerazioni partono da alcuni presupposti che forse è meglio non dare per scontati:

  • Chiaramente dobbiamo parlare di due persone, va detto che il sesso umano notoriamente non è l’unica tradizione erotica in italia.
  • Chiaramente le due persone devono trovarsi in un contesto ambientale e legale, tale per cui non vi sia nulla di strano nel voler farse na bea pinciada; perciò, se siete incolonnati sulla Treviso mare e, per ingannare l’attesa snervante del traffico, vorreste improvvisare una camporea ( anca soleo in amicissia), sappiate di non rientrare nella casistica sopracitata.
  • Chiaramente questo discorso è affidabile su due persone, se puntate a tre non garantisco al 100%, fino a 5  ammetto di non saper che cazzo dire, dal 6 in sù magari dovreste parlarne con qualcun altro, qualcuno di bravo.
  • Chiaramente non parliamo di prestazioni a pagamento, perchè questa è una di quelle cose che per costituzione dovrebbe essere sempre gratis.

Una volta chiarito quali siano le aree di pertinenza di questa mia,  passiamo al cuore del discorso.

Citavo prima le tre domande del sì , permettetemi di spendere due parole su questo argomento, in primo luogo perchè le parole sono gratis e perciò da bravo italiano spendo e spando facendo lo spaccone finchè non mi chiedono del denaro, in secondo luogo perchè sono un ottimo strumento per stiamare la possibilità di un lieto fine, per quella disperata ricerca che nelll’uomo nasce più congenita del daltonismo, che nell’uomo inteso come maschio nasce più congenita che nella donna. Come funzionano le tre domande del sì? Beh come tutte le domande si devono porre per ottenere la risposta. Fin qua è stato semplice, ora inizia la parte un po’ più sofisticata, cercherò di essere semplice: abbiamo detto che stiamo parlando di due individui, ovvero il primo,  che è quello che vorrebbe ingropparsi il secondo, e il secondo che  tendenzialmente è quello che crea problemi *, ma al secondo diamo il beneficio del dubbio e speriamo che per una volta le cosa siano facili e basta. Per quanto riguarda le domande invece, attenti! perchè qui inizia la parte difficile, quella che discrimina l’idiota dall’ accorto:

il primo individuo pone le tre domande del sì a in merito al secondo individuo, ma le pone a se stesso e risponde da solo! Quindi chi vuole penetrare nella questione ( e non solo) deve chiedersi dell’altro; quello che potrebbe essere penetrato dalla questione ( avete capito…), beh lui niente, fate tutto alle sue spalle (per ora solo in senso figurato, anche perchè potrebbe non piacere a tutti soprattutto bisogna chiedere il permesso quando si entra in casa d’altri).

Se per ora è tutto chiaro, proseguiamo con le tre domande del sì, se qualcosa non fosse stato chiaro, rileggete di nuovo sino a QUI. se ancora una volta le cose non fossero chiare, mi domando io: ma tu sei il secondo indivduo, quello che crea problemi o sei una donna che segue la sua natura?

E ora, LE TRE DOMANDE DEL Sì:

  1. Voglio solo un rapporto sessuale col secondo individuo? Beh la prima domanda è la più semplice, cioè chiunque di noi è in grado di capire se intenzionato semplicemente ad in caprettarsi l’atro come se domani fosse pasqua (e dovesse preparare il piatto forte del pranzo per tutti i parenti pena essere rinnegato dalla famiglia intera), o se magari è una di quelle volte in cui c’è anche quel qualcosa di romantico ed umano tipico delle straordinarie imprese che rendono superiore la nostra specie. Di solito, in quest’ultima situazione, è l’altro che non ne vuole sapere in coerenza del creare problemi.
  2. L’altro individuo ha un motivo plausibile per desiderare un rapporto sessuale con me? Questa seconda domanda secondo me è la più difficile: in se e per se la domanda è di natura semplice, di solito è difficile che la risposta sia sì. Ma soprattutto è difficile sapere la risposta, perchè questa dovrebbe darla ( e non solo la risposta) l’altro individuo; sconsiglio vivamente di andare a chiederlo direttamente al secondo individuo, soprattutto se siete in un luogo pubblico e affollato, o difronte a molte altre persone che conoscete. Perchè chiedere dal nuilla “ vuoi avere un rapporto sessuale con me?” per un certo giudice è come fare della molestia sessuale, fidatevi della mia esperienza . Naturalmente, nel caso tu sia un ricco playboy e possieda barche da trenta metri, o tu sia un povero accattone che posssieda trenta centimetri d’amore o che tu abbia due zinne tali per cui se cadi di faccia riacquisisti la posizione eretta per effetto air bag, faccio un passo indietro con tanti complimenti ai principi ed alle principesse delle vostre brame.
  3. Voglio davvero avere un rapporto sessuale con quella persona? Superficilamente questa domanda parrebbe far cascare tutto il teatrino… per cui mi scuso già con i veneti prima e coi terroni poi, ma se consideriamo questo quesito con un po’ di profondità prima e di serietà poi è una perplessità più che legittima, quando dico “voler davvero”, intendo con un interesse che sia universalmente valido: per esempio dovreste chiedervi “ se non fossi ubriaco come una scimmia, vorrei davvero perdermi nella selva oscura della persona che ho davanti?”**; o altre domande che possono riguardare ambiti del tipo “ se non fosse la sorella di quello stronzo me la sgrufolerei come un cinghiale nella stagione degli amori?” “ se non fosse così stronzo mi scioglierei così languidamente da sembrare una tossica di fronte alla prima spada da quando mi sono disintossicata?” sono domande importanti che varrebbero la fatica di doversele porre.

 

A questo punto, basta mettere in analisi tutte le situazioni che si potrebbero verificare per capire quale sia l’atteggiamento da assumere:

SITAUZIONE 1: tre risposte sì: facile! Vai e copula come come se dovessi vivere di prole

SITUAZIONE 2: due risposte sì:

  1. La risposta no è quella della prima domanda, vai tranquillo che male che vada ti sei giocato l’amore della tua vita ma hai capito di poter avere mille amori in una vita
  2. La risposta no è quella della seconda domanda: se pensi che nessuno abbia un motivo valido per desiderarti, beh… non è mai stato un problema, male che vada avrai ragione sino a prova contraria!
  3. La risposta no è quella della terza domanda: vabbè, tanto non ci perdi niente

SITUAZIONE 3: una risposta sì:

  1. È un due contro uno, la matematica parla chiaro, non è il caso di provarci
  2. L’unica risposta sì è la terza domanda, si fotta la matematica provaci sino a che hai fiato a costo di prenderlo per sfinimento, o di prenderti una denuncia, ricordati che il secondo individuo ha tanto diritto di dire no quanto tu di volerlo aprire spogliare come un bambino povero quando riceve una caramella!

SITUAZIONE 4: tre risposte no… boh francamente non capisco perchè tu sia arrivato a leggere sino a questo punto…

In conclusione, provarci è è bene, porvarci a spada tratta e a muso basso come un cazzo di terminator che non si ferma sino a misssione completata è meglio, ma se prima ti fai un paio di domande vuol dire che usi solo il cervello per ragionare, è questa è la cosa più importante!

 

 

 

 

 

*qualcuno meno elegante di me suggerirebbe che il secondo individuo dovrebbe essere indicato direttamente come “donna” ecco vorrei fugare questo equivoco, non è che la donna crei più problemi dell’uomo ed è anche vero che l’uomo spesso usa il sesso quando ha dei problemi, si potrebbe dire che la natura dell’uomo si colleghi sempre al sesso.. io credo l’equivoco nasca dal fatto che semplicemente la donna è di natura rompicoglioni e basta.

**chiedo scusa ai non veneti per questo piccolo inciso: so che la podaria sembrar strana, ma fora dae nostre bande, non xè ditto che uno gappie sempre da esser sempre imbriago; ghe xe posti ‘ndo che se considera la sobrietà e l’astinensa, no come de e malattie gravi, ma ansi le xe considerà un pregio. Portè passiensa, mi gonti da parlare anca a chi che xe fora sciappa.

DE INGESTIONIS CONVIVIO:

 

Esiste una forza che lega tutte le forme di vita in unico ed indistricabile abbraccio all’esistenza. La sua natura non è narrata tra le gesta di eroi intramontabili né è professata dalle parole di uomini sapienti, ma è bensì affermata dall’umana e intima concezione della giustizia quotidiana! Quella che manca!

Essa è l’Ingestione, madre nutrice di tutti i rapporti umani, l’unico vero peccato originale, forse l’unica prova certa del fatto che siamo vivi e capaci di prendere scelte autonome, di solito quelle sbagliate.

Se guardiamo alla storia, essa si beffeggia di noi esibendo ammiccante tutte le bizze e gli inganni che la grande forza è riuscita a sortire, nella breve e ridicola ( se contestualizzata nella dimensione dell’ esistenza dell’universo e delle forze naturali) parentesi dell’umana presenza in questo mondo che arroghiamo come nostra proprietà: l’archeologia ci insegna che la scrittura sia nata in Mesopotamia presso le prime comunità sumere, ma si è dovuto attendere l’arrivo dei fenici e il loro alfabeto perchè fosse inventata la lettura, sino ad allora tutti si erano chiesti “ ma che cazzo hanno scritto i sumeri?”; passando per i greci incontriamo Pandora, che ogni volta si imbarazzava quando le chiedevano “ ma… e la speranza scusa?” ;  la seguì il povero Abramo che, invitato a sacrificare il figlio Isacco, scalò una montagna, soffrendo il caldo, la sete, la fatica e le continue domande del suo pargolo “ quanto manca?”, per arrivare sul più bello e sentirsi dire da Dio “ no, senti bra… ho cambiato idea.. lascia stare e tornate pure a casa”.E ancora, i primi conquistadores che hanno sterminato tutti gli indiani, ma non sapevano fossero americani e tornando indietro dicevano a tutti “ oh… nessuno ci ha detto niente.. mica lo facevamo sennò”; pensate a Garibaldi! Che conquistò e consegnò l’Italia al Re, ma si era dimenticato di san Marino… E ancora a tutti quegli uomini che hanno dato la vita per lanciare l’uomo alla scoperta dello spazio… sarebbe bastato solo fare ordine…

L’Ingestione esiste e permea la nostra realtà in ogni sua singola scelta.. quale fila al casello sarà la più rapida? Quanti documenti mancheranno per presentare la dichiarazione dei redditi? Ma se il divieto di sosta è valido solo nei giorni feriali, di sabato si può parcheggiare? Essa condiziona tutte le nostre relazioni, con menzogne, sotterfugi verità celate ed affermazioni frettolose. Ce lo racconta Planck, che dopo una celebre sequela di bestemmie ed imprecazioni di fronte al problema del corpo nero, mandò in vacca la fisica per darsi alla biologia, in cui ebbe più successo individuando per la prima una volta i minuscoli organismi che chiamo col suo nome, il plancton; si dovrà attendere quasi mezzo secolo per arrivare alle leggi quantistiche, un po è colpa di Einstein, che a causa della relatività arrivava sempre tardi alle riunioni, un po’ fu colpa di Eisenberg che continuava a perdere perchè non riusciva a determinare i dadi che Dio continuava a tirare, sebbene stessero giocando a dama, (tralascerò la polemica sull’ateismo moderno che non crede a dio perchè è un baro, argomento abbastanza vasto da richiedere un discorso a sé stante e magari l’opinione dell’avvocato del diavolo), ma la verità è che son stati anche bravi a prenderla bene! Solo in questi ultimi anni la scienza sta iniziando a dover accettare che vi siano cose che non sono ascrivibili in un’equazione matematica, ma che semplicemente siano destinate ad essere dimostrate soltanto da scurrilità e madonne volanti.

Ora che cosa farne di tutte queste considerazioni in merito all’Ingestione? Quali conclusioni si possono trarre e come si tramutano nel pratico del nostro quotidiano? Sono tante domande davvero, e le risposte sembrano evasive come quelle che si danno a chi chiede chi ha mangiato l’ultimo pezzo di pizza: temo che per ora non vi siano risposte, soprattutto perchè l’Ingestione non si aspetta di dare spiegazioni, nè tanto meno pone domande che ci erudiscano ad una nuova coscienza dello stato naturale delle cose; essa sembra piuttosto limitarsi ad osservare quante più cose può capire l’uomo, imparando dagli  errori che continua ripetere, in pratica è come una fidanzata.

E’ proprio su pratica e teoria che mi sembra più opportuno terminare queste riflessioni  con un’ affermazione di Albert Einstein, la cui sconclusionatezza ma soprattutto lucidità lo qualificano come il miglior araldo delle incertezze dell’umana prole:

LA TEORIA è QUANDO SI SA TUTTO E NIENTE FUNZIONA. LA PRATICA è QUANDO FUNZIONA TUTTO E NESSUNO SA PERCHè: QUANDO LE ABBIAMO MESSE ASSIEME NON HA FUNZIONATO NIENTE E NON SAPPIAMO PERCHè”.

SENSI DI COLPA

Seduto sotto la fioca luce di una lampada economica, si torcigliava il baffo sinistro intento a meditare sul bottino del suo ultimo viaggio… la musica del computer cincischiava a volume languido una serenata rock’n roll degna delle migliori nostalgie adolescenziali che un film di successo potesse raccontare. A terra era ancora aperta la sacca con le vesti dell’ultima impresa, che attendevano di essere poste nella lavatrice per sciacquare la polvere delle ultime fatiche e i sudori dei precedenti impegni. Ormai puzzavano. Qualcosa in lui si muoveva da dentro lo stomaco gorgogliando messamente, magari una pizza con salsiccia e peperoni avrebbe potuto risparmiarsela alle undici di sera. Incerto sul da farsi, convenNE con la sua persona che l’urgenza principale fosse una doccia calda di quelle lunghe, profonde; la prima doccia fatta a casa dopo un lungo viaggio, capace di resettare la mente dando tempo all’animo di metabolizzare ciò che di nuovo era stato cumulato nel forziere della propria esperienza. Aprì il rubinetto della doccia che iniziò a zampillare il liquido elemento con la forza di un caldo benvenuto, così caldo che le prime parole che il nostro protagonista emise furono un susseguirsi di bestemmie verso il creatore o verso l’idraulico, o tutti e due insieme, l’importante era sacramentare. Uscito dalla doccia si dedicò alla propria toletta, convinto di trovare finalmente la quiete in quel piccolo atto di vanesia che ogni uomo conosce nel radersi la barba che egli stesso sì è creato. L’ora era tarda e sarebbe stato opportuno coricarsi nel letto per concedersi qualche ora di riposo prima di iniziare un nuovo giorno, ma Lui non era mai stato una persona opportuna, l’aveva scoperto nel dicembre del 97 quando, alla recita scolastica, la maestra gli chiese senza mezzi termini e davanti a tutto la scuola di allontanarsi dal coro perchè “ sei stonato e dai fastidio chi ascolta, coprendo tutti gli altri che invece cantano bene” aveva solo sei anni ed era già fuori luogo… come fuori luogo fu aprirsi una bottiglia di latte e dimenticarla fuori dal frigo per una settimana, l’aveva appena scoperto alla tenera età di 25 anni. Così seguendo la sua natura si concesse qualche attimo nell’improbabile mondo dell’internet, alla ricerca di qualcosa che gli concedesse la quiete richiesta per intraprendere la via del sonno, non la trovò maledicendo l’idraulico e il suo amico. Si coricò a letto ritenendo comunque più saggio sopportare una veglia dall’esito indicibile al buio e sdraiato, anziché ciondolare nella luce come un anima irrequieta. Di nuovo si rese conto del fremito interiore, che non pareva trovare genìa in una pessima abitudine alimentare, sembrava piuttosto la manifestazione di un qualche sentimento di cui ora non riusciva a discernere i tratti; fece quello che fa ogni persona di fronte a tanta inquietudine: il lungo elenco delle cosse brutte commesse nella vita, si domandò se non si trattasse di quella volta che aveva messo una rana in una scatola, che ritrovò morta il giorno dopo, secondo sua madre fu perchè i buchi per respirare dovevano essere fatti nella scatola non nella rana ( la cosa gli pareva tuttora improbabile perchè tutti sanno che le scatole non respirano… ma del resto quanto è misteriosa la natura delle cose che compongono questo mondo!), ma non gli parve di trovare risposta, o meglio trovò un sacco di domande cui era riuscito non dover rispondere e tirò un piccolo respiro di sollievo.

Le ore passavano ed il suo giaciglio fu testimone di una veglia nervosa e agitata, le lenzuola furono scalzate dalle loro sedi, i cuscini si ritrovarono a terra commentando tra loro “ un’altra volta?” e Lui a questo punto evoco un idraulico delle fattezze suine più volte. S’arrese e s’alzo per bere un bicchiere d’acqua, terminatolo decise di rollarsi una sigaretta, ma anziché quietare questa angoscia idiopatica, essa crebbe in intensità assumendo il cadenziale ritmo frenetico di una danza tribale mossa da percussioni primitive.. e poi lo colpì un’epifania che sapeva di vecchia compagnia, che sapeva di nefasto, di sbagliato ma che si presentava come un imperativo improcrastinabile! Era il verbo che lo chiamava al suo servigio, ancora una volta chiamato all’ordine, il verbo parlò e lo chiamò Pirata. Il Pirata seppe sin da subito che non poteva sottrarsi al proprio dovere verso il verbo e il verbo non poteva non imporsi sul suo araldo. Non vi è un motivo per cui le cose accadono, non cercatelo, non qui, non adesso, non per il Pirata ( anche perchè dovrebbe fornire parecchie spiegazioni in merito a dei suricati ed uno scherzo fatto al wolrd trade center qualche anno fa, e sarebbe abbastanza imbarazzante.. ecco.. se proprio non potete farne a meno, rileggete il titolo) alzò gli occhi al cielo e e bisbiglio “ L’IRONIA DELLA VITA è TORNATA” ( accompagnato da un idraulico dalla madre di dubbia moralità).

SHEPUNK ATTO VII la famma azzurra parte 2

Una scelta? Di cosa stava parlando? ” prima che tu cominci a distrarti dalle mie parole” ancora una volta aveva interrotto il flusso dei suoi pensieri “ voglio ricordarti che ora è importante che tu comprenda… e dovrai farlo seguendo la giusta successione di avvenimenti… Alla la tua scelta ti sembrerà la cosa più giusta e naturale da compiere. Come ti ho detto prima tu stai percependo il mondo come lo percepisce lui. Vedi, questi che hai avuto modo di osservare sono il numero totale delle percezioni che ogni singola unità percepita è in grado di suscitare in noi. Bada bene, questa non è la totalità della realtà recepibile, ma solo la parte che hai compreso e che hai conosciuto, perchè mancano ancora molti aspetti, meno importanti per la nostra conversazione, quali sono? Beh fondamentalmente tutto il resto delle cose di cui puoi fare esperienza; cerca di immaginare che le persone siano un’antenna che recepisce il mondo come un isnieme di radiazioni, dentro di noi queste radiazioni sono in realtà informazioni che codifichiamo per relazionarci con il mondo esterno; in questa pratica noi diveniamo a nostra volta emittenti di queste informazioni, vivendole e interpretandole verso l’esterno; queste ultime verranno a loro volta recepite da altri individui antenna che proseguiranno questo processo verso gli altri individui e cosivvia… Come ti ho già detto più volte, ognuno di noi è diverso, unico ed irripetibile! Questo vuol dire che le informazioni che ognuno di noi recepisce, le reinterpreta a seconda della sua individuale singolarità. il risultato è esattamente come ogni persona vive il mondo in relazione agli altri; immagina di leggere una poesia, vedere un film o un cane, fare un gioco o qualsiasi altra cosa possa essere responsabile di esperienza, bene ora immagina di farlo con un’altra persona, quanto raramente ti è capitato di condividere con quest’tiltima esattamente la stessa valutazione quantitativa e qualitativa? pian piano, ShePunk iniziava a capire dove stesse andando a parare, quindi annuì e rimase ad ascoltare. La cosa riprese “vedi, questa singolarità è la causa della complessità della natura umana, ammesso che esista un’unica natura umana; ogni volta che di trovi di fronte ad un individuo, ti trovi di fronte a qualcuno che partecipa della stessa realtà cui partecipi tu, ma che la vive a seconda della propria natura. Non mi fraintendere, se dovessimo discutere di un quadrato, avente come misura del lato 1 m, è e sarà sempre 1 m! Ma che questo possa essere corto per l’uno, lungo per l’altro, piuttosto che una misura comoda anzichè un quantità irrilevante, rappresenta diverse verità evidenti ed indiscutibili a seconda di chi ne faccia esperienza. Ora se tutto ciò inizia a rappresentare una problematica nelle relazioni tra individui, immagina quali problemi questa promessa possa suscitare in situazioni assai più complesse, come la scelta della professione, una promessa di matrimonio, il giudizio morale, la responsabilità individuale, l’amore, la felicità, la giustizia, il senso di colpa, la gioia e più o meno tutto ciò di cui si possa parlare con qualcun altro.”

La ragazza, aveva inteso, ed ora cominciava a ritenere ridondante la discussione “ ho capito ho capito, ma queste sono cose che già so! ”

il suo interlocutore la guardò negli occhi, per un secondo lunghissimo, e lei avrebbe quasi scommesso che dentro stesse sorridendo mentre riprendeva “ tu dici di saperlo, eppure poc’anzi non hai esitato ad utilizzare il termine “pazzo”nei confronti della nostra persona. tranquilla, l’avrebbe potuto dire chiunque, l’ho ricordato solo per fare un passo successivo: definiresti pazzo il ragazzo per i suoi comportamenti, perchè non sono gli stessi che avresti condotto tu nella stessa situazione. ma se quanto abbiamo detto sinora lo condividi anche tu, sappiamo che non basta una reazione differente dalla nostra per definire pazzia un comportamento che semplicemente siamo noi a non poter comprendere”.

questa volta l’avrebbe messo nel sacco, pensava trionfante mentre aveva la risposta pronta, la risposta che da tempo avrebbe voluto dare al KidPunk per tutte le stupidaggini che aveva combinato anche davanti a lei! ” Aspetta, un comportamento diverso vorrebbe dire che io trovo carino un cagnolino e che lui lo manda via con una pedata! ma qui parliamo di lui che assalta un nido di vespe, vestito da palombaro con un lanciafiamme fatto in casa riscchiando di essere messo in galera perchè poi ha dato fuoco al soffitto dell’appartamento! di lui che si veste come il peggior accattone, della città dicendo di non avere soldi per i vestiti… e poi si sputtana 80 euro alla settimana in droga e alcool! cioè qui non si parla di cose diverse, qui si parla di cose disconnesse dalla realtà! l’altro giorno ha quasi aggredito una persona che usciva dai negozi qua dietro minacciando di impiccarla sulla sua cravatta se l’avessse visto di nuovo portarla addosso! ieri sera ha pensato che fosse divertente chiamare sua madre all’una di notte per raccontarle di aver avuto uno shock anafilattico… solo per il gusto di vederla arrivare terrorizzata alla porta, per poi raccontarle di averle fatto uno shcerzetto! questa non è diversità! questo è delirio!”pensava che qui almeno il colosso le avrebbe dato ragione, quindi con uno sguardo esasperato da questi ricordi cercò conferma nella sua risposta, conferma che però non venne : ” le cose non sono così semplici come sembrano, tu vedi questi comportamenti e non potendo interpretarli, non puoi che giudicarli come irrazionali, ma la verità è che ogni cosa può essere irrazionale se non se ne conosce la causa. tra poco te lo dimostrerò, ti sei mai chiesta perchè reagiamo in quel modo, di fronte ad un vespa? e non intendo la semplice risposta “perchè ci fa paura”, intendo hai idea di cosa il Ragazzo senta di fronte a quella situazione? quale terrore gli dilani il petto e lo stomaco, mentre la spina dorsale diviene una una lunga frusta di spine in mezzo alla schiena? ti sei mai chiesta cosa spinga una persona a disprezzare certe convenzioni della società al punto da odiare oggetti inermi come una cravatta piuttosto che una camicia? perchè questto è proprio il motivo per cui ti trovi qui. ora seguimi e te lo mostrerò.” ancora una volta non attese la risposta della Ragazza, si alzò e, uscendo dal parco, la guidò verso il lato opposto della strada adiacente al giardinello delle maniolie. aveva una mezza idea di cosa stesse succedendo, da quel lato della strada non ci era mai andata col ragazzo, perchè nella parete di una casa costruita affianco al marciapiede un enorme nido di vespe lo terrorizzava da quando l’aveva conosciuto. tanto che una volta si era messo ad urlare piangendo perchè lei aveva insistito nel fargli affrontare quella paura, cosa che naturalmente non fu possibile. giunti a pochi metri di distanza dalla casa intese di cosa stesse parlando il KidPunk: quello che vide, non fu il nido di tanti insetti gialli e neri… fu un’immensa apertura nella roccia che sputava fuori fiamme nere e viola, accompagnate da un rombo assordante che annunciava l’arrivo di 5 mostri grandi come pachidermi alati, che schizzavano furiosamente in piccole ronde di pattugliamento negli immediati due metri di fronte al.. chiamiamolo nido. erano velocissimi, con sei zampe irte di aculei e spinosità; possenti e lucidi, gialli e neri come fiamme dell’inferno. Il corpo era enorme, tigrato della stessa trama degli arti, la superficie era una spessissima crosta che pareva diamante indistrittutibile. nella testa due occhi neri opachi e lisci, potevano vedere in ogni direzione; una specie di bocca, che sembrava un bouquet di pinze, tenaglie e ganascie che scattavano in continuazione, emetteva uno stridore acutissimo rabbioso; dalla coda si sentiva l’odore del veleno, un odore inconfondibile, viola scuro, un odore di morte, di dolore e di tradimento; il veleno sembrava potesse uscire come una ragnatela di spiderman senza nemmeno bisogno di estrarre l’aculeo! era raccappricciante e, adesso, anche lei era terrorizzata e non aveva PIù il coraggio di proseguire, si girò per vedere cosa facesse il suo compagno, ma il colosso era un’altra cosa, forsefu più spaventoso guardare lui: respirava affannosamente, si vedeva la fiamma del cuore pulsare a velocità folle; le spalle inarcate, gli avambracci alti a schermare il corpo come una fiera braccata dai cacciatori, pronta a all’ultimo balzo, conscia di star per morire; vedeva pulsare le carotidi da dentro il collo in piccoli guizzi di luce bianca; vedeva le tempie che battevano percussioni tribali e il sudore che aveva iniziato a zampillare in tutto il corpo; la schiena rigida e tutti i muscoli contratti, si alzava ampiamente ad ogni inspirio… Per la prima volta vide un’espressione in quel viso, gli occhi! Così spalancati da far sembrare i bubli oculari sul punto di cadere a terra da un momento all’altro, le pupille schizzavano in tutte le direzioni seguendo ogni movimento di quelle bestie, frementi sugli attenti in attesa dell’ attacco; la faccia era una ragnatela di rughe, tutti i muscoli facciali erano contriti e mostravano espressioni di paura, di concentrazione. improvvisamente vide lo sguardo di uno quei mostri puntare alla faccia della cosa come un cecchino pronto a colpire a tradimento. Il KidPunk fece un paso indietro, la vespa avanzò volando in grandi spirali, un altro passo indietro, un’ altra spirale. Era una danza, come vedere due scacchisti che aprono la partita in attesa che uno dei due rompa gli indugi, era un duello e la cosa non sembrava poterlo vincere. Il colosso guardo la Ragazza, dicendo “allontanati” da come lo disse si capì che stava per cagarsi addosso. ShePunk si allontanò, abbastanza da sentirsi fuori tiro, ma pur tenendo in vista il suo compagno di viaggio. Questi si era chinato per togliersi una scarpa e usarla come strumento d’offesa, proprio mentre realizzava cosa stesse succedendo, si accorse che il colosso brandiva un’enorme scimitarra. Ma era fermo, come un serpente prima di sferrare il morso fatale la lama di fronte al corpo, le ginocchia piegate e la schiena volta in avanti immobile, come l’acqua di stagno.

Un respiro.. due respiri.. tre.. e fu un lampo: la vespa schizzò in alto e si portò di fronte alla cosa inarcando il corpo ed estraendo l’acuelo nero. il colosso era preparato, arretrato di un passo prima, balzò poi verso il nemico fatale e brandì un solo fendente verso il mostro. proprio mentre questi schizzava verso il Ragazzo. Entrambi gli attacchi andarono a vuoto, e non appena ciò fu chiaro a tutti e tre, la fanciulla sentì il colosso strillare come una ballerina in tutù rosa che scopre di aver finito il lucidalabbra e, mollata quella che era tornata ad essere una scarpa, lo vide darsela a gambe levate verso di lei, poi caricarsela di peso sulle spalle e continuare a correre urlando come una femminuccia sino a tornare al parchetto delle maniolie. La depose delicatemente su di una panchina, mentre riprendeva fiato ( della dignità meglio non parlarne), sbuffò vergognosamente e in tono sommesso “ puoi andare a riprendermi la scarpa? Io ho paura.. tanta..”. Lei si volse verso quelle chimere e vide che erano tornate ad essere semplici vespe, esattamente come le conosceva.

Se fosse ancora intimorita, non lo diede a vedere. Andò prese la scarpa e tornò dal colosso. Che ora aveva ripreso il consueto aspetto pacato “ che cazzo è successo?” era allibita, forse sconfortata di fronte ad una scena così ridicola, cioè COSA? PERCHè? CHE SENSO HA AVUTO? Stava per chiederlo, ma come al solito fu il suo accompagnatore a rispondere a domande non acora poste “ spero di non averti turbata, se fosse credimi per noi non è stato di certo più piacevole. Questo cui hai assistito non è altro che l’insieme delle emozioni che noi viviamo dentro di fronte a quegli insetti. Il motivo di tanta paura è dettato da esperienze precedenti che lentamente hanno costruito nella nostra coscienza un teatro drammatico di paura e odio. Tu hai adesso visto cosa sia quello che viviamo e proviamo di fronte a tutto ciò, è terrore puro, come la certezza di affrontare l’ultima sfida della vita, quella in cui la perdiamo. Per te, come la maggior parte delle persone incontrare una vespa è un motivo per cambiare lato della strada, per noi è affrontare la paura più grande, è affrontare il drago. Ogni volta, la nostra lama per la nostra vita, naturalmente sappiamo che non è così ma l’emozione è troppo forte per restare soggetta al nostro controllo. Non l’abbiamo chiesto noi, è così per cause così indietro nel tempo che non sappiamo come porvi rimedio” .

  • ok, ho afferrato il concetto, la tua è una vera fobia e adesso so che cosa spinge il KidPunk a queste reazioni. Ma perchè l’hai fatto, non potevi solo spiegarmelo?
  • perchè adesso possa spiegarti tutto e darti modo di prendere la tua decisione.

Erano seduti sotto la maniolia centrale, lei dolcemente appoggiata allo schienale della panchina, con le gambe distese lievemente incrociate e l braccia conserte a fissare il ciottolato del pavimento, lui appollaiato sullo schienale guardandole la testa mentre parlava, ci fu un istante di silenzio, lei non chiese nulla e la cosafece un respiro profondo prima di cominciare: “ adesso hai visto cosa vediamo e proviamo noi. Abbiamo detto che tutto ciò di cui siamo partecipi dal mondo esterno, fa scaturire immagini, suoni, ricordi emozioni e significati dentro di noi. Sicchè ogni esperienza di vita è fautrice di nuova esperienza, come aggiungere del colore sulla tavolozza che può dare vita a nuovi colori per il nostro dipintoi. La quantità di informazioni che si possono descrivere è immensa, così grande che si perderebbe il controllo del nostro tempo nel poterle interpretare tutte con lo stesso valore, e dato che ogni situazione è diversa, anche ogni esperienza non si ripete mai uguale. Esiste un’univocità assoluta per gli eventi che viviamo, ogni attimo di tempo è diverso da quello precedente: a seconda di dove ci troviamo, in compagnia di chi, a seconda del nostro umore o anche solo del fatto di essere consci di trovarci in uno spazio di tempo differente dal paragone precedente. Qui entra in gioco la differenza o forse proprio il legame, tra ciò che sono io e ciò che è il Ragazzo che conosci come KidPunk. Ti ho spiegato che io e lui siamo insieme la Fiamma Azzurra, siamo due eppure siamo la stessa cosa, l’uno cosciente dell’altro. Che di per sé è impossibile proprio per il il significato di coscienza, che è testimone di sé stessa soltanto. Andando per ordine: la fiamma azzurra è la nostra unità fondamentale, ciò che esibisce agli altri cosa siamo e che costituisce la nostra individualità; è un’unità sì, ma non è atto unico. Vivere non è una condizione passiva data dal solo fatto di esistere in un frammento di tempo della sequenza totale degli eventi che determinano la successione del tempo. Ciò che consideriamo vita, sono diciamo “pratiche” complesse: il solo fatto di sapere di essere vivi ci distingue dalla stragrande maggioranza delle forme di vita di questo pianeta. Sapere chi siamo, cosa siamo stati, immaginare o agire per ciò che vogliamo divenire, questo è ciò che consideriamo vita. La fiamma colorata è esattamente l’insieme di tutto ciò. Ed è caratteristica di ognuno di noi, nasce con noi e con noi cresce, essa infatti è il cumulo di tutte le nostre esperienze, è sostanzialmente il risultato di tutta la nostra esistenza. La nostra unicità è dettata dalla somma delle nostre esperienze e di come queste si sono influenzate a vicenda, queste inoltre sono a loro volta accumulate ed interpretate nel loro durante ( non solo ma possono essere reinterpretate alla luce di nuove informazioni acquisite in momenti successivi, cioè crescendo insomma), proprio a seconda di cosa è stata la nostra vita sino all’istante immediatamente precedente. Come l’esempio delle vespe, nella tua esperienza sono insetti della specie sfecside, nella nostra sono mostri da affrontare. E ogni volta noi ne usciamo più timorosi o più spavaldi. Inoltre essere esattamente coscienti di tutto ciò è pressochè impossibile, vorrebbe dire interpretare volontariamente tutte le nostre esperienze, dal tempo atmosferico mentre parliamo al numero di respiri che devo fare tra una frase e l’altra, o l’insieme di tutti muscoli che impieghiamo nel parlare per dare tono alla voce, una mimica facciale o un’espressione degli occhi. Tutto ciò avviene grazie alla dualità della fiamma. All’esterno vi è il KidPunk, che è il protagonista diretto dell’esperienza pura e totale, io sono l’interprete. Ciò che media tra esterno ed interno della nostra persona, come se lui fosse il monitor e io il cpu del computer. Io effettuo l’accumulo delle esperienze e le ricombino tra loro perchè poi il KidPunk viva le nuove con le precedenti già ordinate”

la cosa smise di parlare e guardo la Ragazza dritto negli occhi, in attesa di un cenno di comprensione. Un po’ titubante ShePunk sorrise flettendo la testa.

“tu sei qui perchè ci piaci, è come se vedessimo dell’azzurro nella tua fiamma, come se qualcosa ci unisse… non saprei proprio come altro spiegarlo… è una cosa che non ci è mai capitata! Immagina che il mondo (e con lui tutto quello che ne conosco) abbia effettuato il suo percorso naturale per giungere a te di fronte a me, in questo preciso momento, in attesa di vedere cosa stia per succedere”

dicendo questo si era alzando in piedi, brillando come non aveva mai fatto prima; finalmente il suo viso cominciò a trapelare delle emozioni.. anzi NO! Era il viso del Ragazzo che guardava ora..

“vogliamo che tu veda noi, per quello che siamo, vedrai tutto.. e inevitabilmente giudicherai.. conoscerai i nostri sogni e le nostre paure, odierai il nostro lato peggiore e sarai orgogliosa del nostro lato migliore, ci conoscerai per come ci conosciamo noi” mentre il KidPunk parlava la fiamma ardeva in qualsiasi punto con nuovo vigore, proiettando immagini su migliaia di fiamme colorate, migliaia di istanti di vita. A volte una linguella, mostrava un bambino in sella alla sua prima bici, a volte un lampo rosso, mostrava l’imbarazzo di una sgridata, e ancora vapori verdi, guizzi bianchi e miriadi di altri effetti di luce sulla superficie del corpo del gigante; man mano che guardava, provava quello che aveva provato lui.. e ogni volta lei si indignava, si arrabbiava, rideva, sognava..si stupì, pianse, fu forte, e fu debole, ma ogni volta fu lei ad esserlo.. e sentiva che anche lei stava sprigionando una fiamma..

E poi come se glie lo chiedesse la fiamma, chiuse gli occhi, un respiro.. due respiri.. tre respiri.. adesso la vedeva, ma ne voleva di più, sentiva che le cose le divenivano sempre più chiare! Maledisse il Ragazzo! Ora non riusciva a smettere di cercare nuove cose nella sua fiamma, che nel frattempo mostrava il cervello di un bambino che cresce, mentre le sinapsi passano portando libri di scuola, o portando un pallone , qualcuna cercava una password del computer, qualcun’altra scriveva impacciata una lettera lettera d’amore… Vide che il cuore pulsava tante immagini: ognuna era un globulo rosso che mostrava tanti frame di amici, parenti, professori, adulti, altri ragazzi altre ragazze; tutti con un colore loro, di milioni di sfumature a seconda del colore che riflettevano nella sua fiamma, il cuore stesso era magnifico: era come se pian piano fosse stato riparato con del materiale di recupero, poi fissato alla meglio sul telaio principale! Ogni atrio e ogni ventricolo, erano cosparsi di oggetti inchiodati, avvitati, riparati con lo scotch, incollati solo da un lato oanche legati con un nodo scout.. erano calzetti viola, libri verdi smeraldo, un paio d’ occhiali neri, un bgilietto del treno e tanti altri! Ovunque la superficie era ricoperta ce n’erano di grandi, di impolverati, di consumati e anche di brutti, e tanti piccolissimi che si sarebbe dovuto cercarli per vederli.. ma sempre tutti li.. a tener su tutto. Persino le arterie che alimentavano il cuore erano un’altra cosa: delle radici, piene di fiori e foglie, tutte arancione come se fossero una forma metallica, messa li per durare.

Poi improvvisamente arrivarono anche i momenti brutti! Non c’era stato preavviso, tra un libro di filosofia del liceo e una multa per eccesso di velocità arrivò un rimorso grigio, era un masso pieno bozze che rotolava schiacciando tutti i colori che lo toccavano. Rotolava dal centro del petto e lentamente arrancava su per la gola della gola, tanto che ShePunk, pensò di star per vomitare! Si chinò a terra mentre tossiva, ma non fece tempo a riprende fiato che una pedata sui denti lilla, le ricordò il fallimento e la vergogna. E iniziò a piangere, ma non era finita, arrivarono sconforti color terra cruda, sentì il sudore di una notte in bianco. Cominciò a piangere, sentiva emozioni che non aveva mai sentito così chiare e limpide, così vere.. erano così vere che non capiva più cosa fosse suo e cosa appartenesse a KidPunk.. erano più forti di come le avesse mai sentite, e persino sciocchezze cui non aveva mai dato peso ora sembrano tutte gli anelli di una lunghissima catena di eventi, la lunghissima catena di eventi che l’avevano condotta li.. fu tensione, fu ansia, fu senso di colpa e tante ancora ne stavano per arrivare, tante quante erano state le volte che si era sentita viva.

.. era terrorizzata, le mancava l’aria, ricordo che “ quando vorrai tornare indeitro ti basterà dirmelo e tutto finirà”, urlo subito, “BASTA! VOGLIO TORNARE INDIETRO”.

Mentre tutto bruciava dentro le loro fiamme, un rogo magico, le immagini di due vite dentro due fuochi che stanno per unirsi, ognuno impetuoso come una cascata inarrestabile e colorato, le sagome del KidPunk che presa per mano ShePunk, l’aiuta a sollevarsi in piedi, presa saldamente sotto braccio la condusse a casa sua. Sino alle scale, di fronte alle quali il ragazzo la prese in braccio e la porto sin sul divano, dove la poggiò abbastanza delicatamente da non farla svegliare.

Il giorno dopo, al risveglio vide il Ragazzo preparare la colazione, il mondo era tornato il luogo che conosceva e anche lei ora si sentiva la solita ragazza di sempre.. beh per quanto le era possibile.. poi lo vide, in pijama pacato e distratto preparare il caffè, mentre con la coda dell’occhio controllava il latte sui fornelli, si girò verso di lei e sorridendo stancamente la salutò. “ciao, hai fame?” lei non sapeva che dire, d’istinto iniziò ad indossare frettolosamente le scarpe, mentre borbottava di quanto fosse stata fuori casa troppo a lungo. KidPunk, spense il caffè e recuperò la sua giacca, l’accompagnò sino al cancello, sul punto di salutarsi esordì lei, palesemente imbarazzata “beh io non so davvero cosa dire, ci devo pensare..” se davvero non sapesse o stesse cercando di non esporsi più di quanto aveva già fatto, non stava al Ragazzo saperlo ne tantomeno giudicarlo, si limitò a sorridere, e amaramente aggiunse “ è un tuo diritto, prima o poi saprai dirmelo”.

  • si, credo di sì..
  • beh, buona giornata direi..
  • sì, però.. aspetta!
  • Dimmi pure..
  • devo chiedertelo… ma ieri.. è stato tutto reale? Cioè quello che ho visto, quello che … che MI è stato raccontato.. è vero?
  • Sai, io non lo so.. so che è vero per me, ma questo tu non l’hai capito..

Il ragazzo sorrise “ buono giornata”, si voltò e tornò a casa.

SHEPUNK ATTO VII la fiamma azzurra parte 1

Il colosso la precedette mentre scendevano le scale senza dire niente, giunti innanzi al portoncino dell’atrio del condominio si fermò e, voltatosi per guardarla nel viso, disse: ” sino ad ora hai visto quello che ti abbiamo fatto vedere, era casa nostra e quindi la conosci come la conosciamo noi, qui fuori c’è il resto del mondo: non ti turbare se non capirai sin da subito, io ti spiegherò man mano che le tue domande si faranno concrete nella tua mente”.

Solo in quel momento si rese conto che la cosa parlava senza dare tono alle parole, come se fosse una semplice legenda a margine di un’immagine da libro di scuola, ancora una volta le parve che esso sapesse cosa le passasse per la testa o cosa le potesse star per accadere. Questa fatto normalmente l’avrebbe infastidita, ma in quel momento le pareva opportuno e quasi rassicurante averlo affianco. Annuì seriamente e lo segui oltre la porta.

ShePunk non sapeva cosa aspettarsi dalla precedente affermazione della cosa, non sapeva se trovarsi in un altro mondo come quello di Fantàsia, o di trovarsi di nuovo di fronte a qualcosa che si completava dietro alle parole del suo strano accompagnatore. Ormai non sapeva più niente e quasi rassegnata si sarebbe detta pronta a tutto… si sarebbe detta.. ma quello che vide fu forse una delle immagini più forti cui avesse mai assistito:

il mondo era sempre lì, e stavolta bene illuminato, riconobbe immediatamente il cortile dove KidPunk aveva fatto cadere la vespa, mentre cercava di fare l’equilibrista circense (e ovviamente non ne era in grado.. ), ma tutto era variopinto da migliaia di colori, probabilmente tutti i colori possibili ed immaginabili… e qui… semplicemente rilucevano drappeggiando con tante di quelle sfumature che non era possibile riconoscerne anche solo una decina contemporaneamente! Quello che era successo nell’appartamento doveva essere stato solo il riscaldamento! Qui regnava solo l’istante: un nanosecondo ed era rosso gamberettodacartoneanimato, poi blu nottepiovosadiagosto e ancora giallocorallinodadocumentario e cosivvia.. e quei colori li riconsoceva come nei sogni, non sapeva come, non sapeva perchè! Semplicemente vedeva le cose e aveva un concetto nuovo dal nulla nel cervello! E il cielo??? stupendo! azzurro come il gelo antartico, illuminato da un sole in tramonto che eruttava fiammate troppo grandi perchè le vedessero solo la metà degli abitanti del mondo: dal rosso all’arancione che dominavano la sfera di fuoco antico, zampillando qua e là viola e azzurro, invertendo l’ordine delle frequenze dei colori nello spettro della luce del visibile. Eancora gli alberi, che avevano chiome di tutti i verdi possibili, che ora suonovano le foglie secche dell’ autunno ora si rienmopivano di fiori primaverili di ogni colore e forma; e poi gli uccelli volavano e ora erano condor, ora avvoltoi ora aquile naziste o americane. Era come se tutto potesse essere tutto e non aver senso alcuno. E in quell’istante diede peso alle parole che aveva scambiato col colosso quando le si era presentato: “stai vivendo la vita con gli occhi suoi, stai sentendo quello che sentono i suoi sensi, stai comprendendo il mondo come lo comprende lui.”.. la cosa le parve avere senso: aveva frequentato un demente. Un pazzo tipo schizofrenico che vive in un’altra realtà, ora ne stava pagando le conseguenze. “ cosa sto vedendo? Il mondo come lo vede KidPunk? Cioè lui vede le cose così.. è per quello che è diventato pazzo?” lo chiese sponanemaente, senza rendersi misurare i termini come se ora stesse parlando ad un terzo. “no” rispose la cosa” prima ho affermato che vedi con i suoi occhi, ma non è la risposta completa, immagino che questo ti stia creando della confusione, ma ti chiedo di portare pazienza e darmi il tempo e il modo di spiegarti in modo che tu possa comprendere correttamente tutto. Noi non siamo pazzi, non più di quanto lo possa essere qualsiasi altra persona che tu abbia incontrato nella tua vita, non più di te. Il mondo che vedi tu è lostesso che vede lui, è del mondo esterno che ti sto parlando, quello che appartiene e cui appartiene ognuno di noi. Questo modo di mondo, che vedi invece ora, è l’insieme delle percezioni, che dall’esterno arrivano dentro a qualsiasi individuo, anche a te, solo che non so come arrivino alla tua persona, ognuno è diverso e fatto a modo suo”. Ora era meno convinta di aver compreso: le domande cominciarono di nuovo a perturbare l’equilibrio delle sue certezze :

i colori? Le forme erano ricordi? Perchè sapeva che cosa fosse tutto? Ma erano quindi concetti che appartenevano al ragazzo? E perchè ora anche lei doveva aver a che fare con tutto ciò? E poi se si sospetta la pazzia in qualcuno, ha senso chiedere conferma al diretto interessato?” Il colosso, quella specie di alter ego del Ragazzo, aveva ricominciato a camminare e dal cortile era uscito fuori in strada. Gli trottò dietro senza chiedere dove stessero andando, e senza dare voce alle sue domande, “tanto conosceva quella zona vi era stata molte volte” pensò di non correre rischi. Vide che si dirigevano verso le panchine sulle quali aveva fumato le sigarette che KidPunk l’aveva obbligata a raccogliere dal marciapiede e gettare nel cestino una sera delle ultime che aveva passato con lui. “ogni colore, ogni sfumatura, ogni mutazione di forma di cui sei partecipe in tutte le cose che ora noti, sono la quantità di informazioni registrata nella nostra mente: puoi legare ad ogni oggetto, ricordi, emozioni, informazioni sulla materia e composizione.” parlò senza smettere di camminare e senza guardarla, ancora una volta sembrava in grado di capire cose le accadesse nella mente “Ti faccio un esempio, se vedi un macchina dello stesso modello che guidava tuo padre nella vacanza di famiglia, che hai fatto in puglia, dove hai conosciuto un ragazzo dagli occhi neri come la notte, sotto un obrellone dalle tinte dell’arcobaleno, di fronte al mare azzurro del salento, potrebbe avere tutte quelle sfumature, inoltre potresti ricordare un videodocumentario che ti ha illustrato come si produce una carrozzeria blu metallizzato a partire dall’acciao, che ricordi essere un composto di ferro, carbonio e cromo, e potresti ricordare la struttura chimica degli atomi di quella molecola” si fermò, e la fissò senza espressione, come se volesso solo darle il tempo di comprendere ciò che lui le stava raccontando “vedi, se tu dalla visione di questo veicolo potessi accedere a tutte queste informazioni che hai a disposizione, messe insieme, darebbero la realtà cui stai assisendo in questo momento” aggiunse con la sua consueta atonia espressiva; dopo questa spiegazione la Ragazza si rese conto che effettivamente le cose cominciavano a ritornare, i colori e i loro nomi, i cambiamenti di forma erano tutte immagini che le davano un preciso momento, un preciso istante e cominciava anche ad avere sensazioni. “Ma quindi tutto questo sta accadendo anche dentro di me? Ma io non me ne sono mai resa conto.. e io non ho mai visto tutti questi colori.”mentre faceva tutte queste domande, erano arrivati sotto dentro una galleria, ai cui lati c’erano negozi, uffici, e per la prima volta vide altre persone in quella realtà, in un piccolo ufficio, un ometto dalle tonalità grigio era intento a trafficare con dei fogli bianchi, su di una stampante, tutto quell’ambiente era grigio, al massimo due variazioni di colori e comuqnue irrilevanti, il viso dell’uomo era privo di connotati, due occhi, un naso e bocca perfettamente anonimi, dal lato opposto, c’era una pasticceria, il KidPunk ce l’aveva portata un paio di volte ( e avevano pure discusso perchè lui si era ostinato a prendere delle pizzette, sostenendo di non amare i dolci.. all’interno di una pastticeria.. vabbè altra storia) e qui rimase basita dalle ragazze che vi lavoravano dentro, delle piccole ninfee sprizzanti di sorrisi, che volavano letteralmente schizzando da un cliente all’altro, portando un cappuccino, una brioches con marmellata di fichi e noci, ridevano e correvano, i colori li dentro sembravano i colori accesi dei pastelli giotto, ma solo tonalità delicate ed allegre, capelli rosso fiamma, la pelle verde e ghirigori di tatuaggi tribali le rendevano bellissime, ma appartenti ad un altro mondo, i clienti all’interno erano uno spettacolo altrettanto affascinante, signori con baffoni che coprivano tutto il viso, signore anziane con pellicciotti di ermellino e lunghi vestiti da sera, colori, tute di diverso tipo di lavoratori, impiegati, operai, due vigili. Come se tutto fosse evidente su quello che erano e che sembravano, o su quello che potevano essere che colpiva. Cos’era quel mondo? Chi erano quelle persone? Perchè non le aveva mai notate prima? “naturalmente, anche le altre persone che ci circondano sono interprentabili come percezioni nostre. Vedi ognuna di loro è una vita, un lavoro, è composta dai vestiti che porta, da come si comporta in mezzo agli altri, dai loro dettagli e questo è qualcosa di cui non è necessario accorgersi, potresti persino vederli che iniziano a fare il loro lavoro se noi lo sappiamo o l’abbiamo visto farlo. Questo succede anche dentro di te, ma non sappiamo noi e non lo sai tu come. Vedi colui che chiami KidPunk, non è direttamente conscio di tutto questo. Sto per spiegartelo, ma prima voglio portarti in un posto che già conosci.” senza attendere risposta, riprese a camminare sino ad entrare in un piccolissimo, parco affianco all’altro lato della pasticceria, lei conosceva: era il parco delle MANIOLIE. Era un posto come poteva essere qualsiasi altro, ma al Ragazzo piaceva e glie lo ave detto. Al centro una fonta era circondata da panchine, e nel lato nord tre vecchi alberi di maniolia svettavano fieri ed in fiore sopra le panchine. Giuardandole capì perchè il Ragazzo amava quel posto: erano magnifiche ricche di vita che pulsavano onde colorate nell’aria, verde smeraldo! Ma i fiori bianchi erano la cosa più bella e pura che avesse mai visto, delicati brillavano decisi ma senza sfoggiare arroganza, solo bellezza e sembravano ardere dentro a delle fiamme bianche che proiettavano una musica che ora cominciava ad udire. E anche la musica era mutevole, per un attimo era l’ ave maria di schubert cantato da un soprano femminile, ora era beacause the night del duo Bruce Springsteen- Patti Smith, ora era la melodia di dolce sentire suonata un flauto dolce di una compagna di scuola molto brava. Mentre era seduta li e sentiva tutte queste, le si inumidirono gli occhi, era pace, era candore. Era il sorriso caldo di una nonna che ti guarda mentre osservi il fiore di una maniolia. Forse un po’ nostalgico, forse infantile ma naturale e semplice, era bianco. Il colosso, si erano seduti in una delle panchine al di sotto della chioma immensa di una di quelle maniolie, interruppe queste considerazioni, queste sensazioni esordendo: “stai iniziando a sentire la musica in questo momento, prima sono state la vista e la memoria, ora la musica e le emozioni: stai iniziando a percepire le nostre sensazioni. Tra poco ti spiegherò come e perchè, ma credo che dovresti iniziare a cercare l’azzurro prima. Guardati intorno e dimmi se lo vedi.”

” MA CHE RISPOSTA è? COSA VUOL DIRE? PERCHè CONTINUI A RIMANDARE TUTTO! IO ESIGO DI SAPERE” era sbottata di punto in bianco, forsefarsi veder piangere, o che questa.. cosa le stesse guardando cosa le succedesse dentro la testa, senza che glie ne importasse. Come se quello che succedeva dentro di lei non fosse una sua mansione! Non ha dato risposte, non ha spiegato niente e continua a dire di aspettare, che deve farmi capire, che le cose non sono come le penso io! La rabbia era esplosa così, senza il minimo preavviso come se si fosse tuffata nell acqua gelida e quell’istante fosse divenuto in finito come se… l’azzurro! Ora l’aveva visto.. era il suo compagno l’azzurro! ora lo vedeva meglio.. era Il KidPunk! Ma era sempre diverso… nel formato colosso, ma ora riconsoceva il suo volto: nei suoi dettagli e anche nei suoi occhi, questa volta non era come se la luce uscisse da li per illuminare tutto, era come se la luce fosse dentro di lui e e dagli occhi si potesse sbirciare! Ma ora si poteva vedere pulsare da dentro il corpo del colosso. Illuminava i muscoli, le vene, i peli di barbba e capelli e … lo .. lo stava avvolgendo, o meglio era come se una fiamma scaturisse dalla sorgente interna! Era un azzurro famigliare, era bello e piacevole, era gentile, saggio ma anche allegro e sponaneo, era un colore diverso dagli altri che aveva visto oggi . Improvvisamente la rabbia era sparita, ora si sentiva un po’ a disagio per quella risposta “adesso vedo l’azzurro, ma è sempre stato li? Tu eri diverso prima… e perchè questo colore è diverso dagli altri?” lo guardò, si sentì quasi supplice nel fare queste domande, ora aveva bisogno di capire. Ormai era abituata a sentirsi rispondere e non fu delusa: “ questo azzurro, siamo noi. La nostra unità fondamentale, la nostra individualità ciò che ci unisce e che rende me e il ragazzo una cosa sola, qualcuno l’ha chiamata anima, io credo che il termine più corretto simile sia coscienza, ma non credo sia appropriato, non è sufficientemente preciso e non ne siamo sicuri, la chiameremo la FIAMMA AZZURRA per evitare incomprensioni. Ti ho fatto attendere sino ad ora, ma non è stata una mia intenzione, da un certo punto di vista è colpa tua, io ho potuto spiegarti le cose man mano, che hai capito e che hai aderito a questo modo di mondo, l’hai fatto progressivamente in modo sempre più intenso ed amplificato, ora dovresti concentrarti su di me, cosicchè l’accumulo delle percezioni totali non devii la tua attenzione, dalle risposte che voglio darti. È importante che tu capisca ora, perchè poi dovrai prendere una scelta, una decisione che spetta a te e alla quale io non posso partecipare in modo alcuno, anzi noi non possiamo partecipare. Per ora resteremo ancora in due.”