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È IL CORTISONE CHE MI RENDE EMOTIVO

Il sole è basso sull’ orizzonte mentre cammino per la città tornando a casa dopo una giornata che potrebbe non essere finita. Forse è e per via della quiete della sera, caldamente colorata dal placido tepore dei primi tramonti estivi che brillano di riflesso sulle pareti dei palazzi del centro, ma sento che quest’estate sia bellissima. Non credo si tratti di qualcosa di metereologico, l’estate non è mai una questione di clima, l’estate è un atteggiamento: non è solo più caldo, non c’è solo più luce, non c’è solo più colore.. sono le scuole che finiscono, le vacanze che arrivano, le sere fuori con gli amici, le ragazze che diventano più belle, le stupidaggini che diventano più importanti e la voglia di stare al mondo che viene a tutti. Mi piacerebbe tanto una vita solo di estate.

C’è qualcos’altro che accompagna quest’estate in particolare, è qualcosa di grosso lo sento nell’aria, lo sento attorno e dentro di me. Il medico ha detto che è allergia ai pollini ( e io come ogni individuo portatore di scroto ero convinto si essere in punto di morte, dispensando le ultime volontà ai miei cari* !!), ma non credo sia quello!  So che quanto segue potrebbe offendere la maggior parte dei lettori, so che non sarei in grado di rispondere alle domande “ che cazzo dici?” , “perchè?”, “non ti pare di esagerare?” e “ se Andrea ha 2 mele e il fruttivendolo vende i cocomeri a 10 € euro l’uno, a che ora arriverà a torino il traghetto partito da Lisbona?”, ma… temo di essere cresciuto.

Lo so che sembra improbabile, io ho fatto di tutto per impedire che accadesse, ma ce l’ho fatta e temo anche di essermela cavata benino. Naturalmente di merito mio c’è ben poco in questa storiaccia, il più l’hanno fatto gli altri, gli eroi della mia lunga adolescenza! soprattutto in questi anni, ho avuto a che fare con persone straordinarie che hanno illuminato il mio tunnel a giorno fino a trovare la mia luce, che per altro non solo non è in fondo, ma l’avrei accesa prima se solo avessi preso più sul serio il mio cammino, me stesso e i miei compagni di viaggio. Certo, col senno di poi tutto sembra più chiaro, ma NON PRENDIAMOCI IN GIRO: se chiudo la mia adolescenza a 26 anni un motivo ci sarà ( è invece quello che ti ha portato a leggere fino a questo punto che mi sfugge)! Magari per la maggior parte di voi potevo svegliarmi fuori prima e probabilmente ha ragione; ma per me la vita è un casino e soprattutto non c’è un libretto di istruzioni uguale per tutti, so che ognuno dovrebbe scriversi il suo, ma io son disgrafico e svogliato, in più lascio sempre in giro fogli volanti perchè son pure disordinato… faccio quello che posso con quello che ho, secondo me son stato bravo a non essermi fatto arrestare sino ad ora!

Crescere non è facile, ma proprio per questo è l’avventura più straordinaria di cui abbia mai sentito parlare, la mia è stata bellissima, un trionfo di emozioni dentro istanti irripetibili che non cambierei per nessuno dei vostri talenti! Cazzo! quante prime volte con gli amici di una vita, quante volte sono state ridicole, trionfanti, vergognose, degne di leggenda! Le superiori e l’ignara fanciullezza, le versioni rubate, le interrogazioni improvvisate, le bruciate senza senso, il mio primo amore, le prime sigarette e le prime bevute! L’università e i guerrieri della corsia, le notti insonni a preparare l’ennesimo esame perennemente all’ultimo minuto disponibile, le telefonate isteriche agli orari più improbabili, le serate universitarie perse a vantarsi di quanto bello sia essere giovani! Gli archeologi e la spavalderia dei vent’anni che non finiscono mai, i colleghi e le battute beffarde delle sei del mattino, eroi metropolitani che combattono ogni giorno la mediocrità del sistema degli adulti. Gli scout e le scampagnate in montagna, con le chitarre in vista e la grappa nascosta nello zaino:  stare assieme per crescere se stessi; lo sport, quello che non ho combinato e quello che continuo a imparare coi miei bambini! La gioia, la rabbia, le vittorie, le sconfitte , il trionfo, le cadute. La mia famiglia boliviana e la mia famiglia di casa, i miei fratelli e i miei maestri! E il mio Capitano, l’infante mascherato…

Ho sempre avuto il terrore che crescendo avrei perso tutto questo.. perchè sono così: la novità mi terrorizza e, non ne sono sicuro, credo che la mia allergia, il mio corpo che non tollera qualcosa che ha sempre vissuto, sia la manifestazione di aver negato ciò che sono da tempo: chiaramente non sono cresciuto tutto in un colpo nel giro di una stagione, è da anni che sto crescendo e dovevo solo ammetterlo per non averne più paura. Ho scelto un evento specifico, di cui magari parlerò in un altro momento, per chiudere la mia adolescenza: in quel momento ho anche capito che non perderò nulla, che avrò la mia storia che pian piano insegue quella degli altri e che non diventerò improvvisamente una persona seria e noiosa, non terrò banalmente in ordine la mia camera, non smetteò di andare a letto troppo tardi, o di prendermi all’ultimo nel preparare un esamen, non smetterò di studiare, non finirà l’ironia della vita e non smetterò mai di essere quel ragazzino stupito che continua a imparare un mondo che non smetterà mai terrorizzarmi e di incantarmi. Non smetterò mai di crescere, quindi sono salvo.

Il sole è basso sull’orizzonte mentre cammino per la città, tornando a casa dopo una giornata che potrebbe non essere finita. L’alba della mia vita è agli sgoccioli e, mentre mi rendo conto che ormai i passi che solcano il mio percorso sono di le orme di un uomo, guardo una nuova estate che si accende dentro e attorno a me, ricordandomi che non esiste una vita solo di bella stagione, perchè la vita funziona così ed è inutilie fare i capricci; tanto prima o poi l’estate arriva sempre e il ragazzino che sono stato è contento dell’ uomo che sto diventando.

*vorrei cogliere l’ occasione per ringraziare i miei coinquilini per aver sopportato i miei dieci giorni di ipocondrià fatalista, sopportando senza troppe prese in giro le mie nefaste lucubrazioni sui diversi mali che avrebbero condotto le mie membra verso l’ultimo esito. Grazie per non aver chiamato il centro di igiene mentale, grazie per avermi mostrato come non fossi in punto di morte e grazie per non avermi coglionato. Senza di voi avrei più volte molestato il 118 con telefonate inopportune e puerili!

GIORNATE STINFIE

a volte,  di solito il venerdì, le nuvole coprono tutto il cielo ed è abbastanza scuro perchè i corpi non proiettino ombre al suolo; poi, senza un motivo apparente, si apre un piccolo spiraglio ribelle che comincia ad allargarsi fino a lasciar vedere oltre il cupo manto grigio che ti sovrasta, per farti scoprire che, a volte,  sopra le nuovole ci sono semplicemente altre nuvole. 

Era mattina, una qualsiasi mattina… difficile, brutta e iniziata male; ci sono giorni in cui alzarsi dal letto è l’unica alternativa, di solito quella sbagliata. La sveglia suona,  mi presento di fronte allo specchio cercando un barlume di intelligenza in un volto che manifesta uno stato di coscienza deplorevole; rassegnato e quasi colpevole, mi lavo la faccia, senza beneficio… Con le capacità di coordinazione di Rafiki ubriaco al matrimonio di Mufasa*, gestisco il vestirmi , la colazione e l’ uscire di casa: in ritardo, con i baffi sporchi di dentifricio e i calzetti spaiati.

Giusto per capirci: fine febbraio, la voglia di vivere  era andata a preparare la cena per l’epifania, sicchè  alla fine eravamo rimasti io e gli esami (io più che altro ero amico delle feste, non è che siamo proprio in confidenza io e gli esami), vi lascio immaginare l’imbarazzo… beh insomma, ciondolo sonnacchioso sino alla macchinetta del caffè nell’atrio della biblioteca per raccimolare miseramente  cinquanta cenetesimi da tutte le  tasche di pantaloni, giacca e felpa ( non ho avuto il cuore di aprire il portafoglio!)!  Infine esultande, mi faccio versare una dose di bitume che ormai per affetto chiamo caffè ; mentre esco nel patio della biblio, il bicchierino fumante mi strappa un sorriso e, tutto contento e gongolante, mi accoccolo in un angolino sugli scalini, a crogiolarmi in questo tepore confortevole oltre la soglia del personale: un piccolo spazio di intimità prima di accendermi definitivamente. Sì mi sembra di potermelo permettere, tanto quanto dura? Due, tre minuti al massimo! Mi siedo, sorseggio il caffè bollente e svappo nuvole burrose dalla sigaretta elettronica mentre mi perdo nei meandri di qualche ridondante sega mentale.

intanto, spuntando dal mezzo dell’ umidità quasi fosca che permea l’aria nel primo mattino negli ultimi giorni d’inverno, arriva paseggiando una tipetta bruna, dall’aria furbetta e le intenzioni sbarazzine: alta un metro e due pompelmi, 45 kg di arroganza trattentuti da giacca in pelle e jeans. Rallenta sinoa fermarsi a poco da me, si accende un sizza e aspira la prima sigaretta della giornata calandosi i ray-bon sugli occhi. Devo dire di averla trovata molto attraente sin da subito, non mi sarei mai aspettato che di li a poco ci saremmo avvinghiati nelle effusioni dell’amplesso sessuale… infatti così non fu.  Questo infatti non è uno di quei racconti in cui un giovane protagonista affronta le impervie della sua vita, realizzando se stesso attraverso la trama della vicenda, no è stato solo uno spiacevole capitombolo della mia già umile autostima; praticamente io ero seduto impippato sul ruolo del sistema economico mondiale nelle scelte educative del ministero dell’istruzione di una nazione, quando mi accorgo che questa graziosa fanciulla mi guarda ghignando; la scena seguente è un po’ confusa, nel senso che dovete immaginare che io ero inerpicato nell’alto di ipotesi basate su dei forse, e.. tipo.. si lei mi ha colto alla sprovvista e diciamo che ho fatto un piccolo guazzabuglio: mi ero tipo convinto di averla rapita con il mio charme navigato e, fino a qui, sono sicuro di dove ho sbagliato la prima volta (i fatti si accavallano tra loro negli istanti successivi), poi sono successe altre cinque cose:

  1. Io mi sono chiesto cosa effettivamente vi fosse a in me di attraente, solo che non so se questo sia successo “ ad un certo punto… per cui” o se sia avvenuto “ infatti.. visto che” ( continuate a leggere!)
  2. Mi sono leccato compulsivamente i baffi
  3. Leccandomi i baffi ho sentito il gusto di dentifricio
  4. Lei ha detto qualcosa sui miei baffi
  5. Se ne è andata via ridendo mentre io ero impegnato a ricomporre i passaggi di questa infelice scena della mia vita.

Ho trovato questo aneddoto un buon invito a fare delle considerazioni sulla mia vita,  metto un bel “forse parteciperò” e intanto però guardo gli aggiornamenti mentre decido se farlo o no. in tutto questo c’è una morale che non sembra davvero pertinente alla parte che ho avuto in questa vicenda, ma considerando che io sono anche quello che ha suonato al conservatorio per sette anni, prima che qualcuno aprisse la porta per dirmi che ero fuori tempo, posso bella mettere affermare che : non importa quanto male tu sia preso, non conta quanto in basso sei sceso nella scala sociale,  perchè avrai sempre la possibilità di giocartela, che tu poi tu non ne sia all’altezza questo è un altro discorso!

 

 

 

* per altro la vicenda è collegata ad un diverbio che nacque tra rafiki e il piccolo Dumbo: la scimmmia già alticcia fece dei commenti poco lusinghieri verso le orecchie del piccolo pachiderma le cui difese furono prese da tarzan e tantor, insomma ne venne fuori letteralmente una bega politica che costò a Mufasa la perdita del cimitero degli elefanti dalle terre del branco.

 

SI TORNA A COMBATTERE

win_20170208_12_25_34_pro“combatti te stesso e avrai un nemico onesto”

Naturalmente si potrebbero sollevare molte domande di carattere polemico quali “ ma che cazzo stai dicendo? Perchè non sei al lavoro? Ti rendi conto che hai 26 anni? Dove cazzo è finita l’insalata di riso che ha mandato la mamma?” che peraltro non solo sarebbero tutte plausibili di ragion veduta, ma mi costringerebbbero ad affrontare argomenti che vedono la mia persona come il protagonista di diverse situazioni disdicevoli… beh, se devo dirla tutta non ho la benchè minima intenzione di rispondere a nessuna di queste domande. Quindi, con un sofisticato stratagemma letterario, ripeto il titolo a grandi caratteri e inizio il post

SI TORNA A COMBATTERE:

lungo  il mare, nella tempesta, in nave e  con meno speranze di queante certezze abbia in tasca, che si è pure bucata . Ma non importa, tanto la macchinettà del caffè sputa fuori una cosa cosìdensa da sembrare viscida in gola, non vale messuno dei miei danari conquistati con sangue e sudore… e persi da un atteggiamento vestiario deplorevole.

Si torna a combattere, in aula, al lavoro, in biblioteca.. si torna a combattere  a volte a falange serrata, spalla a spalla, affonda, spingi, avanza e ricomincia. Centimetro per centimetro, ora per ora sino a timbrare il cartellino assieme a chi hanno ancora il coraggio di ridere se stavolta  il mese finisce dieci giorni prima.  Si torna a combattere e a volte è la tua aristia, da solo scimitarra in mano e kriss tra identi, sul ponte di coperta la ciurma tuona persino sopra la tempesta ed è duello! nulla di personale a volte va così e puoi sperare che alla fine ne valga la pena.

Si torna a combattere senza nessun talento, solo rabbia e arroganza. Si combatte perchè non c’è nienete da perdere e tutto da guadagnare, anche fosse solo una bella storia da raccontare a Tortuga. Pronto a cadere e rialzarsi, anche se le ginocchia son più consumate delle tue suole, quando cadi stringi la terra tra le mani, senti i sassi che si rompono sotto i calli, forse un giorno reggerano un calice fragile o una fanciulla esile, per ora possono stringere un’ elsa e la stringerai, perchè la conquista che sancisce il diritto e il diritto conferisce il valore, il resto è facile.

Si torna a combattere perchè è la vita del pirata, tasche bucate per poterci mettere tutto quello che voglio, signore del mondo e proprietario di nulla.

9496.5 ORE IN TUT

secondo la mia carta d’identità sono nato 26 anni fa;

dunque, premettendo che  io non voglio passare per il solito intellettuale eclettico dal forte sprito autocritico ( anche se diciamocelo, è questo mio charme carismatico da grande pensatore che mi ha reso celebre ed amato dalla gente del mio tempo),  premettendo che il numero 26 è veramente un numero anonimo, cioè boh non ha canonicità letterarie/religiose/matematiche a me note, non è un numero primo, non è legato a date, arti o cheddiavolonessòìo di interessante per cui valga la pena parlarne… ( per cui legittimamente qualcuno potrebbe chiedere “ allora che cazzo stai scrivendo a fare?”) e premettendo infine che sto scrivendo quanto ha preceduto e quanto segue anzichè studiare ( per cui ho appena risposto alle legittime delegittimazioni dell’ “allora che cazzo stai scrivendo a fare?” mio scrivere), PROCRASTINO CATEGORICAMENTE LA MIA ENTRATà NELL’ETà ADULTA! penso che chiunque mi conosca, converrebbe con me che  non è possibile che io abbia già un età per cui legalmente potrei convogliare a nozze ( tranquilli non c’è nemmeno il preludio dell’ombra di un possibile rischio nella legge dei grandi numeri che succeda, devo altresì dire che questo è un punto vincente che va attribuito al genere femminile!) o addirittura essere responsabile per un’altro individuo in qualsiasi altro modo…(vi ricordo che io sono quello di “mamma ho perso la patente”).

eppure, tecnicamente, sono più vicino ai trenta  di quanto sia distante dai diciassette(?) ( età per altro di cui non esistono prove della mia presenza.. a parte la prova Invalsi, ma tanto avevo copiato anche il nome dal foglio di Laura!)

Io credo che la mia età anagrafica rispecchi più le ambizioni politiche della mia famiglia che un vero e proprio stato di maturazione individuale; ho iniziato a supporlo quando mi hanno raccontato come son nato: i miei genitori volevano farmi passare per femminuccia,  l’esame anatomico avrebbe lasciato  gli spazi sufficienti per dubbi coerenti, ma dopo il parto, invece del primo pianto, ho fatto il primo ruttone.. alla fine l’ostetrica la sberla l’ha data a mio padre ( Cui ha fatto seguito quella di mia madre.. mio padre tutt’ora non sa perchè, mia madre sì), porto inoltre, a suffragio dell’argomento “TENDENZIOSE ED E INFIDE  intenzioni dei miei genitori” il fatto che abbiano agito per farmi diventare dislessico, insegnandomi solo a scrivere e non a leggere;  a me non ha mai pesato molto questa scelta educativa… alla fine ogni tanto devo chiedere ad altri “ scusa, ma secondo te che cazzo ho scritto?”  o fare figuracce quando facendo la spesa, chiedo al  banco pane leggendo dalla lista “ 3 metri  di poliuretano rettificato”, ma volete  mettere con le grasse risate che mi son fatto ogni volta che l’enel mi ha mandato la bolletta?   Una volta mi hanno persino telefonato per chiedermi la lettura del contatore… hahahaha… avevo le lacrime agli occhi mentre l’operatore finiva il rosario dei suini e cominciava con quello dei canidi! In cambio i miei genitori son riusciti a superari certi inconvenienti per il nostra cartello di lama dall’america latina, motivo grazie al quale sono noto nell’emisfero australe con il nome di “el bandana”.  Inoltre ho anche la prova empirica, ultimamente questa cosa del crescere mi aveva dato un po’alla testa, ho iniziato a fare cose tipo lavorare, prendere decisioni, comprare il tappetino per la doccia e altre azioni futili che servono a riempire il vuoto di un età che rende ovvia ogni cosa e stupido ogni sogno. Non serve dire che i risultati siano stati a dir poco imbarazzanti, non voglio essere frainteso, crescere mi piace ed è un sacco mi diverte,  ogni tanto mi rende anche felice perchè statisticamente arrivano le botte di culo… però non ne do fuori! Quando parlo non so mai se sono residente o domiciliato, mi faccio la camera lunedì e mercoledì non so se ho dormito nel letto o nel mucchio della roba pulita ( il venerdì potrebbe essere quello della roba sporca), continuo a non capire quale sia la differenza tra molise e basilicata e soprattutto quando sento parlare di responsabilità penso inevitabilmente a Peter Parker!!  Non ce la faccio a prendere seriamente la vita degli adulti, boh.. non ne vale la pena…

Potrei continuare elencando molti altri indizi a prova della mia piena gioventù, dal disordine nella mia camera  e nella mia vita, attraversa la mia innata attrazione verso seni esageratamente grossi, costeggiando la mia indole pigra e secante l’accidia, svoltare dietro all’angolo della mia superficialità per intasarmi nel traffico della mia impulsività! Ancora nei tornanti del dubbio, per scollinare nella vetta dell’entusiasmo  prima di iniziare la discesa della distrazione e perdermi infine nella rotonda della fantasia.. ma  se c’è una cosa che davvero mi ricorda quanto devo crescere è il senno di poi ( altrimenti noto come  lalungalistadellesceltesbagliateechestupidehofatto): finchè continuo a sbagliare, finchè continuo a dover imparare a fare le cose, ci sarà sempre novità, ci sarà sempre un prima volta e vaffanculo meglio stupido che annoiato, potrò anche essere in ritardo rispetto alle vite di molti, ma se sono abbastanza indietro da poter mandare in vacca ogni scelta che ho preso e ricominciare daccapo vuol dire che sono ancora libero abbastanza per avere ancora tutto il tempo che voglio! Mentre gli adulti formalizzano con solennità ogni scelta per cui temono di non aver tempo cui porre un eventuale rimedio, rivestono di responsabilità quella che è un’inesorabile rassegnazione ad un tempo cui rinunciano in cambio di comodità. No meglio una vita di stenti in cui ogni cosa è possibile che fermarsi dove si sta bene col terrore che qualcosa cambi e mandi tutto a puttane e questo mi rende più fico di qualsiasi vetusto portatore di magliette della salute!  siate prudenti ed accorti nella vostra rassegnazione io ho ancora tempo.

QUELLI CHE SI PRENDONO A LETTO

È successo di nuovo, mi son preso letto di un’ora.. naturalmente a questo fatto hanno seguito una valanga di merda del capo squadra al telefono, lettera di richiamo dall’ ufficio ( con la quale son pure stato messo in castigo) ma soprattutto un  “ bravo, mona!” da parte di Desiree, la bambola  saccente che ogni tanto si manifesta più viva del dovuto a casa mia. Un aggiornamento dell cellulare, una sveglia del cellulare, una  sveglia alle 5.00 e una sveglia che non ci fu. Questa è la metafora della mia vita.

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È umiliante quando combini tutte queste cazzate, come perdere una banconota da 50 € durante un concerto, iniziare un film e dimenticarsi di andare a pagare la bolletta , sbagliare la data dell’esame a ll’uni perchè non apro la mail da giorni ! E ovviamente c’è sempre qualche bel saputellino che sa cosa avresti dovuto fare per evitarlo, di solito ha fottutamente ragione.. e quello è umiliante… quando ti dicono come va la vita, perchè è evidente che tu non hai capito un cazzo, che non sai ancora stare al mondo. Poi c’ è il tono di saccenza di chi sa come va la vita, quasi aspettasse il babbeo di turno  ( di solito io) per mostrargli come invece lui abbia capito tutto e sia perfettamente timoniere delle proprie venture;                                  ghigna tronfio, tu hai ragione e lo sai.. ghigna oh savio, il ragazzino non può difendersi.

 

cesare, offendi la mia carogna! hai attaccato la mia gente, mi hai inseguito sino ad Alesia dove mi hai preso per fame, mi hai esibito come un trofeo e mi hai vigliaccamente strangolato in una  squallida cella dove in catene non mi potevo difendere. E anche se io ho perso, tu avrai sempre paura di me!

Sì della vita non ho ancora capito un’emerita bega, non sono mai stato un vincente o uno che cade sempre in piedi.. anzi di solito atterro col gomito sopra lo scroto, dopo aver grattugiato lo zigomo nel cemento; sempre fuori luogo e in ritardo sul tempo, una sinusoide che oscilla tra totale disastro e disagio inopportuno.                                                         Sono ancora salvo.                                                                                                                                             Sono ancora libero di non prendere niente come irrimediabile, ho ancora tempo da gustarmi mentre imparo a giocare alle regole degli adulti, è per questo che non gli  piace come gioco. Non me ne frega un cazzo di come volete che vadano le cose per il resto della vostra vita, solo perchè l’avete già programmata e stabilita da un ordine superiore che voi stessi vi siete costruiti per non dover più affrontare le difficoltà del crescere! Voi pensate di sapere, ma siete solo delle mosche nate in una cantina convinte di controllare il mondo solo perchè non avete avuto il coraggio di volare fuori dalla finestra. Io so di non sapere un cazzo, non per falsa modestia e nemmeno perchè questa lavata di culo mi permetta di non sentire la coscienza oppressa da tutto ciò che non avrò mai la briga di voler scoprire, così da poter non ammettere di essermi accontentato del poco che mi basta per una vita facile e ordinaria.

Sono ancora salvo perchè è da una vita che continuo a sbagliare, ammetterlo e ricominciare a crescere.. e mi terrorizza l’idea di non aver più niente da sbagliare, perchè vorrebbe dire che sono fermo a quello che ho già.. e io non voglio fermarmi in nessun paesaggio, voglio vedere tutto il mondo perchè so che non ho molto tempo, quindi tanto vale usarlo tutto per qualcosa che sia  sempre nuovo. Quindi scusatemi se non so stare nella vostra cantina, io ho un mondo che mi aspetta, perchè sono solo un ragazzino che non deve rientrare nelle regole della vostra vita, ma invece può vedere quelle di tutti per magari scoprire che nessuna faccia per lui.. chi lo sa? magari il mondo non fa per me, sarebbe ironico scoprirlo l’ultimo giorno, sarebbe la battuta più grande di sempre.

voi persone precise, che ordinate il mondo che conoscete in tanti schemi dettagliati, con infinite regole volte alla legittimazione di un’esistenza sicura e stabilita nei limiti della facilità, avete rinunciato allo schema universale, a quello che mette insieme tutto e che possa cambiare tutto rendendo possibile ogni cosa… perchè è difficile, probabilmente impossibile! Voi non sbagliate mai, perchè avete smesso di crescere. Vi siete arresi. È un vostro diritto, senza infamia nè lode. Ma non fa per me, preferisco passare una vita ad aver torto, illuso che sia possibile ogni cosa, sognando universi che nemmeno devono essere reali, piuttosto che arrendermi all’ idea che la vita sia solo raggiungere una situazione soddisfacente di cui è meglio prendere tutto quello che riesco, difendendola sino all’ infamia.  Come Cesare vi siete accontentati, tornando a Roma farvi belli agli occhi della plebe, avete ucciso l’anima di un ribelle e l’avete soffocato nel silenzio e nell’ ignominia, perchè sapete che Vercingetorige non si sarebbe fermato per farsi acclamare. Si siete tornati a roma e vi siete intitolati Augusti, ma sapete che il barbaro guerriero avrebbe voluto di più. Avete costituito un impero grande, ma vi siete fermati perchè vi pareva abbastanza.. ma oltre il mare del Nord c’erano nuove terre, e ce n’erano altre oltre il deserto dell’Egitto e oltre il Mar Rosso… potevate scoprire il mondo intero invece vi siete solo fatti accontentati del poco che avete arraffato. Era un piano perfetto, finche non avete trovato il gallo della rivolta, l’uomo che ha sfidato Roma solo perchè pensava che fosse possibile.. e vi ha terrorizzati,  vi ha costretti a chiudervi dentro le mura.

E questa consapevolezza ora vi fa sprezzare chi non perde tempo nell’essere perfetto, perchè invidiate questo coraggio e questa libertà, cui voi avete rinunciato in cambio del quiescente e comodo status di adulti. A voi la gloria ed il potere se vi fa felici, io voglio il mondo.

Noi che ci prendiamo a letto dal lavoro dopo le serate balorde, noi che accavalliamo migliaia di impegni riuscendo ad essere imprecisi in oguno, noi che sogniamo ad occhi aperti dimentichi delle routine quotidiane, noi che la nostra vita è un delirio disorganizzato perchè non smettiamo di cambiare e perchè comunque non saremmo organizzati a nostra volta, noi dalle mille storie inconcludenti che ci lasciano sensi di colpa e frustrazione, pronti ad innamorarsi al primo sorriso di una sconosciuta che non avevamo mai visto prima, noi che la vita è una battaglia continua fatta di scelte impossibili e dall’ esito esasperante, noi che due ore sono troppe nello stesso posto, e non sono abbastanza per veder cosa c’è in giro, noi che non abbiamo la più pallida idea di dove andremo a finire, sicuri solo di voler partire per quel viaggio, noi che non abbiamo smesso di sognare solo perchè c’era da stare dietro agli altri, noi che rendiamo il mondo un luogo improbabile, probabilmente non capiremo mai cosa sia la vita ma almeno non ne abbiamo paura e la viviamo più degli altri.

 

 

I 5 MINUTI DELLA VERGOGNA E L’OTTAVO SACRAMENTO

ore 5.30, suona la sveglia.. strappato dal piacere ossequioso del sonno, guardo la finestra e vedo che fuori è buio, un buio umido e denso che aspetta solo di appicicartisi addosso quando uscirai di casa.  Tra un’ora inizio a lavorare… mi serve un attimo per capire dove sono le gambe e dove si trova la testa,  guardo l’orologio: sono le 5.32, sbatto gli occhi perchè le palpebre non cadano inesorabili di fronte ad una pupilla già stanca; riguardo l’ora, sono le 6.21, tra nove minuti inizio a lavorare… un suino capace di miracoli saluta la Città e un nuovo giorno.

Ancora una volta sono stato tentato e vinto dall’ edonico sprazzo dei “5 minuti della vergogna”. L’esistenza di un’altra dimensione, adiacente a quella della vita quotidiana, è stata nascosta agli occhi del mondo ancora dall’ incidente di Roswell, New Mexico 1952; sebbene a tutte le nazioni del pianeta fosse stato riferito del ritrovamento di un veivolo alieno, il governo degli stati uniti stava invece insabbiando la verità, cioè che esiste un mondo diverso da quello che abbiamo misurato e calcolato con la nostra scienza e la nostra matematica, ma temendo ad un soverchiamento dei canoni gerarchici che essi stessi si sono costruiti servedo questo segreto, decisero di celare la verità che lega uno scaricatore di merci, un echidna e un carico di chetamina partito da  roswell,  con destinazione a Santafè!

Ciò di cui parlo, si tratta di un’anomalia temporale, legata ad una non ben indentificata capacità del nostro cervello, capace di piegare il tempo, ma non i vestiti del bucato, e di far scorrere in 5 minuti anche diverse ore senza! Senza alterare il continuum spazio temporale, per giunta! Il nome fu inventato da Enrico Fermi una fresca mattina di marzo, dovendo spiegare ai ragazzi di Via Panisperma perchè si fosse presentato in laboratorio alle 10.47, anzichè alle 8.00 come tutti gli altri. Il fisico raccontò di essersi svegliato come sempre alle 7.00, ma vedendo entrare in camera un maschio di echidna adulto che ululalava in preda alla stagione degli amori, decise di concedersi 5 minuti di sonno in più, svegliandosi però alle 10.26.  Non sapendo spiegare cosa fosse successo per quelle tre ore e imbarazzandosi alle domande su cosa fosse un echidna e cosa fosse successo all’animale in calore, lo scienziato decise di ripetere l’esperimento in una camera controllata assieme ai suoi collaboratori; il celebre professore si addormentò mettendo la sveglia per le 19.00 di quella stessa sera. I risultati furono sconvolgenti:

il professor Fermi svegliatosi e vedendo questa volta un caimano preso dalla stagione degli amori, decise di concedersi altri 5 minuti di sonno; si svegliò alle 21.56, quando alla porta suonò il ragazzo delle pizze che aveva portato la cena per il team; per quasi tre ore nessuno si era accorto che il professore fosse a letto ancora addormentato! mentre tutti si chiedevano dove fosse, chi per un motivo o chi per l’altro, nessuno aveva pensato di chiamarlo al cellulare. Neanche del caimano non si seppe più nulla.

Non sapremo mai cosa sia successo a Roswell o dove sia l’echidna del professor Fermi, ma il tempo è giunto e i cavalieri dell’ottavo sacramento sono stati mandati  sulla terra per rompere ogni mistificazione: si tratta di un ordine militare antico come il mistero della vita, la Bibbia e la Chiesa ne hanno falsato la storia, per obbedire al potere dell’ordine e della normalità, in modo da renderci tutti gli obbedienti soldatini che si alzano quando qualcunpo glie lo comanda! Tutto iniziò nella Genesi, quando il Signore, stanco di veder Adamo non fare una beata minchia tutto il giorno, decise di portarlo a pesca.

  • mi raccomando adamo, domani al sorgere del sole ci troviamo qui che ti insegno come si fa una lenza, non fare tardi che devo sistemare un echidna un po’ eusberante nel pomeriggio!

Il giorno dopo, quasi un’ora prima che il sole sorgesse, adamo si sveglio vedendo accanto a sè un echidna che sbatteva le vibrisse sorridendo maliziosamente; tra sè e sè pensò di potersi concedere ancora qualche minuto prima di alzarsi dal letto… Adamo si sveglio alle 11.27 in preda al panico; corse al luogo dell’appuntamento dove trovò Dio incazzato come una jena che ascoltò la storia dell’echidna per poi montare su tutte le furie! L’Altissimo prese la sua creazione tra le mani e glie ne diede tante, ma così tante che le montagne si costruirono e le costruzioni si montarono. Poi lo depose a terra e costruì la prima donna da una costola del prima uomo. Infine dio disse ad Adamo “Adamo questa è la donna, verrà con te sulla terra per ricordarti che ti dovrai alzare presto e che avrai un’ora oltre la quale non puoi dormire più, e ogni giorno obbedirai ossequioso al tempo che passa, troppo impegnato a non perderlo da non poterlo comandare” . E così, il giorno dopo, Adamo si svegliò sulla terra rincoglionito dal sonno  e fu in ritardo. Il primo uomo salutò il primo lunedì della storia celebrando la gloria dell’ottavo sacramento con tutta la grazia di cui i suini son capaci.

E ancora oggi, milioni di persone, in tutto il mondo, rendono omaggio questo grande ribelle compiendo l’ottavo sacramento! Tutte le mattine evocano improbabili divinità ovine o bovine! Osano sbirciare nei “5 minuti della vergogna”, solo per assaporare per pochi istanti la beatitudine di un mondo di sogni dove tutto può succedere di nuovo e tutto può essere bello. Uomini che preferiscono inseguire i loro sogni fino all’ultimo istante, anzichè chinarsi servili difronte al simbolo della sottomissione quotidiana, la sveglia. Solo per desiderare di essere liberi e non dipendenti, sotto una sirena di inizio turno, dietro le porte di un negozio prima dell’apertura, di fronte ad una cattedra, in mezzo al caos di sedie che si spostano e studenti che si salutano. In noi non si manifesta uno spirito di pigrizia che come egoisti ci acceca innanzi al dovere, ma noi per alzarci dal letto e vivere la giornata, abbiamo bisogno di qualcosa di più una manciata di ore da far retribuire per poter pagare altri attimi di tempo! Siamo dei sognatori, ci serve qualcosa per sognare anche ad occhi aperti, metti che torna l’echidna!

 

RAGE BY THE RISING WINTER

Normalmente sono una persona pacata e riflessiva, generalmente tendo ad evitare la discussione scegliendo la via dell’argomentazione buonsensistica e a nervi freddi.

Ma, in quel momento dell’anno dove l’oscurità avanza sino alla soglia della quotidianità, in quel momento in cui la luce diviene flebile spiraglio di un colore oppresso ormai dal grigiore della stagione fredda che sbraita alle porte, in quel momento, cresce in me il demone del disagio di vivere… È una bestia parassita che si nutre degli scazzi della tua vita e li accumula da qualche parte tra l’appendice, la valvola ileo-cecale e i dotti biliari. Una volta raggiunto il volume sufficiente, preme sulle anse intestinali spingendo migliaia di boli saturi di rancore e mannnaggiattèeachitihamessoalmondo! E così, profuso di rabbia e indispettimento totale, purifico la mia anima nella via del nervosismo a cazzo! Un atto rituale in osservanza al volere dell’ingestione! non ci sono nè torto nè ragione, solo odio, disprezzo, rosicature e grugniti; quando la mia anima sarà  una putrida cloaca di meschina misantropia e vigliacca lagnosità, avverrà la commutazione del disagio in equilIbrio spirituale! Quello stato di beata spensieratezza che mi contraddistingue per la maggior parte del mio tempo e guai agli strafottutti coglioni che s’azzardano a dire che sono una persona tesa e litigiosa che gli spacco quella faccia di merda a lavandinate sui denti!

Penso succeda a tutti di trovarsi in quello stato esasperato in cui l’altrui presenza costituisce una severa minaccia al quieto vivere, per il solo di fatto di esistere e di avere una storia di cui non te ne frega una beata minchia!  perchè diciamocelo, che se vai in giro lamentandoti che è arrivato il freddo e tu, bravo minchione, te ne vai in giro coi pantaloni arrotolati e le caviglie all’ aria, beh sei proprio stupido  ed è giusto che tu soffra! E in più non dovresti dare il permesso alla tua faccia da culo di continuare a scoreggiare stronzate! Può sembrare un pensiero un po’ alterato, ma vi assicuro che sono proprio convinto che siamo circondati dagli imbecilli! Come quell’eterogeneo gruppo di cretini che denuncia i comportamenti bigotti del nuovo buffone alla casa bianca  sui social network, e intanto è lo stesso coglione bigotto che posta #escile su ogni video porno che si scarica sul cellulare ! che se incontra un vuccumprà nero per strada va, dall’latra parte e finge di guardare i messaggi al cellulare… infine è  anche capace di andare in chiesa con la mamma la domenica mattina, ancora ubriaco dalla sera passata a bere visto che in disco non se l’è cagato nessuna!

. .ma andate a infilare il dito nel culo di un orso!!!! voi e quei babbei che fanno programmi di due ore a parlare di calcio come intellettuali che discutono dell’ idealismo come assoluto storicismo e per B. Croce… MA COME STRACAZZO è POSSIBILE CHE CI SIANO PERSONE CHE USANO IL TEMPO DELLA LORO VITA PER PARLARE DI undici ragazzini ignoranti e violenti che si tuffano come sirene e si menano come ubriaconi, tra una pista di cocaina in discoteca  e la zoccolina cerebrolesa di turno con cui fare un video porno da caricare su youtube! Mannaggiaallasuorachemihagrattatoviailtatoaggiodiduffyduckchemierofattoll’asiloconlospazzolinodadenti! Venisse un crampo a voi e a tutta quella banda di idioti dalla parlantina facile e la cazzata pronta che si sveglia fuori con consigli saggi del tipo: se stai male non prendere freddo, dovresti dormire di più o prenditi qualche giorno di ferie…  MANNAGGIALASIGNORECHET’HAMESSOALMONDO!  MA CREDI CHE SE  POTESSI DORMIRE SETTE ORE TUTTE LE NOTTI NON LO FAREI? MA TI PARE CHE MI DIVERTA AD ANDARE APRENDERE FREDDO ALLE 5 DEL MATTINO IN VESPA PRIMA DI INIZARE A  LAVORARE? MA CAZZO MA TU HAI IMPARATO A RISOLVERE I PROBLEMI DA SCOOBY DOO! MANNAGGIALGOVERNO SCOMETTO CHE QUANDO ERI PICCOLO LA MAESTRA TI CHIAMAVA GIOVANE AQUILA DEL POLLAME!

 Epoicomeognifottutoannonaturalmentemidevopureprendereunabronchiteduegiorniprimadell’esamecosicchèognivoltachemisaleilsignoresterminatorediesercitisputoancheilmucochealtrimentimicoladalnasoinquellostatoditornervosoeviolentotipicodeiraffreddoridafebbrecheprendoquandoarrrival’inverno! Perchè lavoro in uno stracazzo di capannone aperto e siccome devo correre portando pesi dai trenta kg ai 4-5 quintali, naturalmente fa caldo abbastanza da bagnarmi di sudore ed è sufficientemente freddo da ritrovarmi spesso piegato a tre quarti con l’intestino che grida “SQUARAUSE AKBAR!”,  CHE SE ESPLODO, MANNAGGIAALLETRILOGIECONILSECONDOFILMCHEèSEMPREUNATRAMADIMERDALASCIATAINSOSPESO, FACCIO UN VOLUME DI CONCIME CHE RISOLVO LA FOTUTTA FAME IN AFRICA!!!!!!

Devo solo superare qualche giorno di prurito per ritrovare lo zen e l’equilibrio con il mio CHI. Nel frattempo mi purifico ricordando ogni giorno di maledire nostra signore l’ingestione,  e qualcuno dei suoi amici celestiali. Ed ora barricato nella solitudine convoglio le forze oscure in uno unico grande sfogo questa notte per riuscire a non infrangere il codice penale domani, quando rientrerò nella società cosiddetta “ civile”; non mi resta altro che coccolare il demone del nervoso lontano dagli innocenti che ne potrebbero risentire. Sono il pirata, cavaliere dell’ingestione e vessillifero dell’ironia della vita, combattendo il male ho imparato riconoscere quando il nemico possa essere la mia persona. La battaglia più dura è quella contro se stessi, non riesco a vincere e non ci sto alla patta.

All’arrembaggio!